Vertici su deroghe e “impresentabili” nelle liste della coalizione di Silvio Berlusconi. Resta il “nodo” Sicilia, Lombardo forse in lista. Incontri su Lazio-Campania

Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi

Fuma nervosamente, passeggia, parla al telefono, aspetta. Se c’è un’immagine simbolica in questi giorni di stretta finale per la compilazione delle liste Pdl, è quella di Alfonso Papa. Che da quasi 24 ore sosta nei dintorni di palazzo Grazioli. Rigorosamente fuori dal cancello. Mentre dentro si susseguono vertici ristrettissimi tra i pochi che hanno il potere di decidere chi è dentro e chi è fuori.

D’altra parte il caso di Papa, finito in carcere per l’inchiesta P4, è emblematico non solo dell’ansia di ciascuno dei parlamentari uscenti, ma anche di quel vaglio tra ‘presentabili e non’ che in queste ore sta impegnando i big di via dell’Umiltà, soprattutto per quanto riguarda la compilazione delle liste della Campania. A dispetto delle inchieste, il nome di Nicola Cosentino sembra intoccabile: a lui dovrebbe spettare un posto sicuro al Senato. Dalla sua non c’è solo il bacino di voti che può portare, ma anche la garanzia di uno sponsor potentissimo: Denis Verdini. Con lui dovrebbero salvarsi anche Luigi Cesaro e Amedeo Laboccetta.

Difficilmente, su questo fronte, potrebbero esserci sorprese. E questo sebbene in queste ore ad agitare i sonni di Silvio Berlusconi ci siano le indicazioni che arrivano dai soliti amati sondaggi della Ghisleri: la qualità dei nomi dei candidati – è il monito – potrebbe essere dirimente per bloccare o rilanciare il recupero. Non è poi un caso che su questo fronte si stiano sovente scontrando da una parte il toscano coordinatore del Pdl e dall’altra il segretario, Angelino Alfano, che sulla promessa del ‘partito degli onesti’ ci ha messo la faccia.

E non è l’unica ‘faida’ a complicare il quadro delle liste. Complessa è anche la situazione in Sicilia. Basta pensare alla questione Dell’Utri, per il quale oggi è stata chiesta una condanna a sette anni per concorso in associazione mafiosa: l’ex Guardasigilli lo vuole fuori e Berlusconi si è anche esposto. Ma il senatore in pubblico si mostra tutt’altro che disponibile a farsi da parte. E in un’intervista al Corriere della Sera manda un messaggio che appare quasi un avvertimento: “Mi candiderò fino alla morte”, “ricordate di chi sono amico”. E non è nemmeno l’unico nodo da sciogliere. L’Isola, infatti, è anche la ‘terra’ di Schifani e Alfano che, dopo aver dovuto ‘digerire’ l’accordo con il Grande Sud di Gianfranco Miccichè, adesso rivendicano un po’ di seggi sicuri per i loro fedelissimi. Ma ci sono da sistemare anche alcuni uscenti di ‘prima fascia’, come gli ex ministri Martino e Prestigiacomo, oltre che da rispettare i patti con il Pid di Saverio Romano che chiede almeno due seggi garantiti. Rischiano quindi di rimanere fuori due ‘nomi grossi’ come Domenico Nania e Enrico La Loggia. Senza dimenticare che nell’Mpa, di nuovo alleato del Pdl, si riparla di una candidatura dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo.  

Oggetto delle riunioni che si sono tenute oggi a palazzo Grazioli è stato anche il Lazio. Pare non sia stata data nessuna rassicurazione all’ex Governatrice, Renata Polverini, mentre al Senato – ago della bilancia dell’esito elettorale – il Cavaliere sta pensando di piazzare una delle poche new entry, ossia una delle segretarie di palazzo Grazioli: Elisabetta Lodovico. Da definire anche le liste della Lombardia che, in particolare per quanto riguarda palazzo Madama, non consente errori. Per supervisionare personalmente la chiusura di tutte le liste (sarebbero già state completate quelle di Sardegna, Marche e Friuli) il Cavaliere resterà a Roma per tutto il week end. Senza trascurare, ovviamente, il suo impegno televisivo: domenica sarà ancora ospite di Sky.

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