Corte dei Conti: “no ad un uso disinvolto”. L’Agenzia delle entrate si difende: “lotta alle forme di evasione spudorata”. Adesso atteso vertice tra Monti e Befera

è già bufera sul redditometro

Il redditometro, prima ancora di ricevere più precise istruzioni sul suo funzionamento, si becca un autorevole altolà: la Corte dei Conti ha messo in guardia la pubblica amministrazione da “un uso disinvolto di informazioni disallineate e non verificate” che questo nuovo strumento anti furbetti dovrebbe scovare nella lotta all’evasione fiscale.

“Serve cautela”, ha detto il presidente della magistratura contabile, Luigi Giampaolino. Quasi contemporaneamente, però, Marco di Capua, vicedirettore vicario dell’Agenzia delle Entrate, ha preso le difese del nuovo sistema, qualificandolo come “uno strumento per intercettare forme di evasione spudorata, per intercettare i finti poveri” e assicurando che “non c’è una criminalizzazione della ricchezza, perché è giusto avere libertà nell’uso del proprio reddito”.

“Esistono situazioni – ha invece sottolineato dal canto suo il numero uno della della Corte dei Conti – in cui la titolarità formale di utenze e canoni non coincide con coloro che ne supportano l’onere finanziario. In questi casi occorrerà che gli uffici procedano con grande attenzione per arrivare all’effettiva titolarità soggettiva.

C’è attesa intanto per l’incontro tra il presidente del Consiglio Monti, ed il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Befera. E’ quanto confermano fonti di Palazzo Chigi che però escludono con decisione che l’argomento del colloquio sarà l’introduzione del redditometro: “E’ un normale incontro per verificare l’andamento delle entrate”, spiegano le stesse fonti.

“Apprendiamo che questa sera Monti incontrerà il direttore dell’Agenzia delle Entrate, presumiamo per una tardiva marcia indietro – ha detto Maurizio Gasparri, capogruppo dei senatori Pdl – Ora si assuma le sue responsabilità, perché una cosa è la sacrosanta lotta all’evasione, altra cosa è minacciare i diritti di libertà dei cittadini”.

Per il segretario federale della Lega Nord, Roberto Maroni, il nuovo redditometro “così com’è è un’imposta patrimoniale aggiuntiva, un aggravio della pressione fiscale di 1 miliardi e 300 milioni di euro”, le cui conseguenze sarebbero molto più pesanti per le famiglie del Nord rispetto a quelle del Sud. “È una inutile e assurda penalizzazione del Nord ad opera di Monti, va cancellato come l’Imu e altre vessazioni fiscali che impediscono lo sviluppo”, ha detto al termine dell’iniziativa elettorale del Carroccio “Dillo a Maroni”.

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