Migliaia di persone nelle tendopoli: il ritorno degli immigrati in Calabria e la colazione dei volontari

immigrati a Rosarno

A distanza di tre anni dai fatti di Rosarno ecco ripetersi l’emergenza immigrati, giunti circa un mese fa nella Piana di Gioia Tauro, sono migliaia coloro che vivono nelle tendopoli con una capienza di 250 persone fatte appositamente per l’accoglienza dei lavoratori stagionali.

Alcuni africani sono sparsi nelle campagne dove vivono in baraccopoli o nelle capanne di cartone ,mentre 800 di loro occupano le tende nell’area portuale della zona industriale di San Ferdinando. Chiedo da dove vengono, qualcuno mi risponde :”Vengo da Mali” gli altri sono della Costa D’Avorio, del Pakistan, del Ghana, ogni mattina alle 4 :00 i volontari portano la colazione, è ancora buio quando ci si alza per partire verso il Porto,quasi sempre ci sono 3 gradi, la brezza del mare sembra arrivare fin lì dove il freddo è pungente, si conta il pane, i biscotti, le buste di latte, il the e l’orzo.

Alle 5:00 si inizia a tagliare il pane a fette tentando di fare attenzione a contarne 800, ciascun pezzo viene avvolto bene nei tovaglioli di carta in modo da mantenere il calore, nel contempo si prepara il latte e il the versato in gigantesche pentole, i bicchieri non bastano quindi si iniziano a tagliare le buste di latte vuote togliendo solo la parte di sopra in modo da versare il latte caldo all’interno, alcuni conservano delle lattine di sugo o maionese per bere, altri bottiglie di plastica tagliate in due parti.

Si aprono poi i pacchi di biscotti, ogni busta contiene cinque biscotti che vengono messi sulla tavola insieme al pane, alle 5:30 eccoli arrivare, sono tutti in fila.

Qualcuno saluta con un buon giorno, qualche altro rimane in silenzio, altri cantano, c’è chi chiede pane e latte anche per l’amico, c’è poi chi inizia e fare la fila per la seconda volta sperando di passare inosservato, in quel caso chiudo un occhio mentre distribuisco il pane(donato da qualche forno di Cittanova e Polistena) insieme agli altri, siamo in otto, il freddo si sente sempre più.

Le nostre mani iniziano a bloccarsi mentre i piedi iniziano a far male, ma siamo lì a pensare che non dobbiamo lasciali soli perché sono “esseri umani”prima di tutto, qualche ragazzo indossa t-shirt e infradito, qualcuno più “fortunato” ha una giacca e scarpe (donate e distribuite dai negozianti della zona di Polistena), sulla destra dopo la colazione vengono consegnate scarpe, giacche e coperte,ma non bastano per tutti! Non basta il pane, a volte finisce, altre non si arrivano a contare 500 fette. Dunque può bastare vivere senza dignità e diritti? C’è qualche africano che si ritiene fortunato perché prende 50 centesimi a cassetta per la raccolta delle arance (arance utilizzate dalla Fanta) mentre qualche italiano si lamenta affermando che:“Gli immigrati rubano il lavoro agli italiani” ma quanti sono gli italiani che raccolgono le arance o i pomodori?

Alle 7:00 dall’altro lato della strada ,gli immigrati accendono il fuoco e si riscaldano prima di andare a lavorare. Il primo gennaio 2013 in occasione della marcia della “Pace” che si tiene ogni anno a Polistena (provincia di Reggio Calabria) organizzata da Don Pino Demasi, mons. Francesco Milito, Vescovo della Diocesi di Oppido Mamertina Palmi, ha duramente affermato che:”Non si può rimanere immobili di fronte a tale realtà”rivolgendosi alle autorità presenti, agli immigrati di Rosarno giunti a Polistena per marciare insieme ai calabresi.

Nell’occasione i sindaci della Piana hanno dichiarato di rinunciare alla loro indennità mensile per risolvere l’emergenza – immigrati, mentre la Caritas ha stanziato 30 mila euro con l’aggiunta di 10 mila euro da parte della Diocesi di Oppido Mamertina Palmi.

Albert Einstein prima di entrare in America, quando gli venne chiesto a che tipo di razza apparteneva, rispose: ”Alla razza umana, anche gli immigrati appartengono alla razza umana”.

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