Simboli clonati, il “ladro” del logo M5s offre la pax sul simbolo e un patto elettorale a Grillo: “disposto ad andare insieme alle urne. Parliamone, ci accorderemo”

i simboli identici che potrebbero costare l’esclusione al M5S

«Non voglio che Grillo si ritiri dalle elezioni. Possiamo accordarci. Il nostro obiettivo non è prendere i rimborsi elettorali, abbiamo la sua stessa linea politica . Mi piacerebbe si creasse una coalizione che vedesse insieme tutti i piccoli partiti: da quello dei Pirati a CasaPound e le varie leghe. Compreso Ingroia». A parlare è Andrea Massimiliano Danilo Foti, l’uomo che ha fatto infuriare (e non poco) Beppe Grillo, depositando al Viminale un simbolo molto simile a quello del Movimento 5Stelle. «Ma anche lui ha fatto arrabbiare me. Mi ha detto di tutto: ladro, mafioso. Solo perché sono di Catania. Se mi ha definito mafioso il suo è stato un commento razzista»

Foti, 36 anni, per lavoro si occupa di «contratti di fornitura», anche se fino allo scorso anno faceva il vigilantes in un ospedale. Oggi, con assoluta convinzione, non riconosce alcun diritto di primogenitura al comico genovese: «Le cinque stelle sono sempre esistite, basta pensare agli alberghi. Inoltre, è il suo simbolo ad essere simile al mio, solo che è più famoso. Noi lo abbiamo iniziato ad usare nel 2007, lo abbiamo presentato anche alle elezioni di alcuni piccoli comuni della Lombardia».

Dice di conoscere Beppe Grillo: «Non so se lui si ricorda di me, ho frequentato per un po’ di tempo i Meet Up vicino Bergamo. L’altra sera ci siamo fatti una foto sotto al Viminale. Ora penso che non mi dimenticherà più». Di certo Foti non si è affatto pentito, anzi: «Grillo ci deve ringraziare – afferma – secondo me gli abbiamo fatto un favore. Meglio che a fare questo scherzetto sia stato io e non i veri poteri forti. E lo dico nonostante le accuse infami che mi ha mosso. Ma lo perdono, l’importante è che le cose finiscano bene. Non c’è rancore».

A quanto pare a dare una bella mano a Massimiliano Foti è stato il “Partito Pirata”, guidato da Marco Marsili, giornalista e scrittore. Erano tra i primissimi in fila: «Lo abbiamo incontrato sotto al Viminale, conosciamo la storia del suo simbolo e gli abbiamo dato una mano». Parlando con Foti, invece, l’impressione è che il 36enne catanese non abbia fatto tutto da solo: «E’ ovvio che questa idea è nata a Roma. Diciamo che sono la punta dell’iceberg di quello che è successo. Le porte per Grillo sono aperte. Non cerco un seggio, sono interessato a cambiare il sistema. Per ora nessuno si è fatto sentire, né lui né il suo entourage».

Foti racconta di essere venuto a Roma da Catania per registrare il simbolo già da domenica sera insieme a qualche amico. «Grillo non ricordo di averlo visto dietro le transenne, era sempre fuori a fare interviste. Pare che abbia chiesto di passare davanti a tutti, ma ovviamente nessuno si è fatto da parte. Mi dicono che abbia addirittura dormito in hotel, probabilmente – dice scherzando – era un cinque stelle». Si fa serio, invece, per i messaggi ricevuti su Facabook: «Alcuni erano violenti, qualche minaccia. E poi mi hanno anche clonato il profilo». Foti sa che le carte bollate potrebbero dare ragione a Grillo: «Vero, ma anche se il nostro simbolo venisse bocciato rimarrebbe la provocazione, e ne sarebbe valsa la pena».

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