Pdl chiude accordo con Lega e Grande Sud. Miriade di liste satellite al fianco del Cavaliere, che ora chiama il segretario dei democratici per il duello televisivo

Silvio Berlusconi

Il pomeriggio l’ha trascorso a registrare apparizioni tv. Dopo lo show da Michele Santoro, autentico spartiacque della campagna elettorale per la pattuglia berlusconiana, il Cavaliere non si è mosso da Roma e ha speso una parte del week end per rafforzare il presidio dell’etere. Ufficialmente convinto che “la rimonta è possibile”, ufficiosamente speranzoso sulla possibilità di “paralizzare il Senato”, il capo della coalizione di centrodestra ha promosso oggi l’avvio di una strategia mediatica che punta a recuperare il consenso moderato, scippandolo all’unico competitor che occupa quella porzione di campo: Mario Monti.

E infatti di buon mattino, galvanizzato dai focus sull’incursione a Servizio pubblico, Berlusconi ha indicato ai simpatizzanti del centrodestra- dagli schermi di Studio Aperto – il nemico politico da combattere, e cioè Pier Luigi Bersani. Il Cav ha reclamato un pubblico confronto, un faccia a faccia con il segretario del Pd.Un modo per polarizzare il confronto, ma anche per minimizzare la portata della candidatura del premier in carica. Berlusconi deve conquistare alcune Regioni chiave e ha bisogno di rastrellare il consenso che potrebbe finire altrimenti nell’area del non voto o, più probabilmente, tra le braccia del Professore.

Ma a gelare l’entusiasmo di Silvio ci ha pensato poco dopo il Pd. I democratici hanno fatto sapere che Bersani si confronterà in televisione con gli altri candidati premier. E siccome il leader del Pdl ha già detto di non esserlo, né è riconosciuto come tale da alcuni alleati come la Lega, la sfida non potrà avere luogo. Non conta insomma, come fa notare Paolo Bonaiuti, che la legge preveda la figura del capo di coalizione e non il candidato premier. E d’altra parte una circostanza simile non risulta neanche inedita, , visto che in passato a parti invertite era stato il Cav a rifiutare il pubblico duello con i contendenti. Il dibattito è destinato a proseguire, di pari passo con quello per la selezione delle liste. Oggi il Pdl ha avviato il rush finale per siglare gli apparentamenti. Roberto Maroni e Roberto Calderoli hanno varcato il portone della sede di via dell’Umiltà per siglare l’accordo con Angelino Alfano e Denis Verdini. Lo scenario che si presenterà in alcune Regioni d’Italia, per quanto riguarda la coalizione berlusconiana, sarà quantomeno variegato, nonostante Berlusconi continui a marcare i ‘piccoli come una “iattura”. Basta ascoltare quanto annuncia Calderoli: Ci saranno “Pdl, la Lega, Fratelli d’Italia, il Mir di Samori, la Destra di Storace, Intesa popolare, Grande sud Mpa, i Pensionati di Fatuzzo”. E all’appello del leghista mancano altre listarelle. Di certo la ‘preda più ambita conquistata da Verdini è Grande Sud, che potrà contare sull’apporto dall’Mpa di Raffaele Lombardo: unica lista alla Camera, diverse ma alleate per il Senato.

Poi sarà tutta una battaglia per selezionare gli aspiranti onorevoli e aumenterà il già intenso traffico in via dell’Umiltà. I parlamentari uscenti temono i numeri ridotti a disposizione del Pdl, soprattutto se paragonati a quelli del 2008. Un eventuale diritto di tribuna per i leader delle listarelle sarà limitato a numeri ridottissimi. Per ora, comunque, i parlamentari uscenti devono fronteggiare anche il rischio di finire fuori dal Parlamento per un semplice ritardo nei pagamenti delle quote da versare al partito. Ogni deputato e ogni senatore doveva infatti versare nel corso della legislatura 42 mila euro: chi non l’ha fatto dovrà rimediare nelle prossime ore. Con una crudele postilla: pagare non significa essere ricandidati, ma solo mettersi in regola per rendere possibile il vaglio della candidatura.

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