A 26 anni era un guru del mondo digitale. Ha lanciato Reddit (usato anche da Obama) e Creative Commons

Aaron Swartz

Il mondo digitale, la comunità hacker e gli appassionati di tecnologia e futuro della Rete sono a lutto per un suicidio a New York. A togliersi la vita a 26 anni è stato Aaron Swartz, co-fondatore del social network Reddit e di Creative Commons, uno dei più diffusi strumenti di condivisione della proprietà intellettuale.

Nonostante la giovane età, Swartz era già da tempo una star nel mondo digitale per il suo impegno sul fronte della condivisione di dati e dello sviluppo di standard per la libertà sulla Rete. Un impegno che lo aveva portato ad entrare anche nel prestigioso “Ethics Center Lab” di Harvard.

Una delle sue creature più popolari era Redditt, che permette di condividere e socializzare informazioni e notizie: lo stesso presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha voluto provare Redditt durante l’ultima corsa per la Casa Bianca, rispondendo agli utenti del social network.

Swartz aveva avuto però di recente anche vari problemi con la legge negli Usa. Lo scorso settembre è stato incriminato per il reato di felony hacking dopo essere stato arrestato nel 2011 con l’accusa di aver infiltrato gli archivi dell’MIT, scaricando milioni di articoli e pubblicazioni scientifiche.

La causa legale gli aveva creato notevoli problemi economici, al punto da far nascere un movimento per la raccolta dei fondi a suoi favore, lanciato dall’avvocato Bettina Neuefeind, moglie di Larry Lessig che con Swartz è stato co-fondatore di Creative Commons. Difficile dire se la battaglia legale sia stata tra le cause che hanno spinto Swartz a togliersi la vita.

Di sicuro Swartz era anche un abile hacker. Accusato di tredici infrazioni informatiche e arrestato con l’accusa di aver prelevato oltre 4 milioni di articoli dall’archivio del Massachusets Institute of Technology, il Mit. Gli articoli fanno parte dell’archivio privato Jstor, da cui la causa. Swartz si è dichiarato non colpevole, ma le spese legali incombevano.

Secondo diversi osservatori della Rete, le accuse a Swartz aprivano diversi interrogativi. Di fatto Swartz non sembrava aver hackerato nulla: semplicemente aveva prelevato i documenti previa registrazione di una regolare utenza. Jstor e il Mit avevano tentato di impedirgli uno scaricamento così massiccio e come contromisura, Swartz aveva modificato gli indirizzi Ip e Mac dei computer che utilizzava. Abbastanza perché l’accusa ci vedesse un comportamento sospetto. Due giorni prima del suicidio, Jstor aveva comunicato di voler diffondere oltre 4, 5 milioni di documenti.

Il Dipartimento di Giustizia, suggerisce la rivista Wired, avrebbe tentato di rendere esemplare il caso Swartz, per rendere evidente come l’infrazione di termini di servizio su internet fossero una cosa seria. E ora il mondo della tecnologia statunitense fatica a non collegare la vicenda all’epilogo del suicidio. Anche considerando la depressione da cui Aaron Swartz sarebbe stato affetto da diversi anni, secondo le ricostruzioni di persone vicine. Forse collegata a quella che in Rete si inizia a definire come una “persecuzione giudiziaria”.

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