Pellegrinaggio all’isola del Giglio ad un anno dalla sciagura della Concordia che ha sconvolto il mondo

Costa Concordia “dorme” ancora in mare

Un anno dopo, in fondo -in fondo a quel mare- sono rimaste tre sole, grandi domande senza risposta: quando scomparirà davvero la sagoma della Concordia dal panorama del Giglio? ci sono ancora possibilità che i corpi dei due dispersi -il cameriere indiano e la professoressa siciliana- vengano recuperati? corrono dei rischi ambientali quelle splendide acque?

Ecco, all’alba del primo triste anniversario -domenica sera alle 21.42 le sirene luminose incendieranno il cielo del Giglio per ricordare il naufragio- restano questi interrogativi, mentre l’inchiesta giudiziaria della Procura di Grosseto corre veloce verso la sua conclusione perché di Schettino e dei suoi, del tragico inchino concluso sugli scogli, della ballerina moldava, di lui che scese a terra prima del tempo, ormai sappiamo praticamente tutto.

L’enorme carcassa è lì, per fortuna svuotata già a fine marzo delle sue due tonnellate abbondanti di carburante, e lì probabilmente rimarrà fino a settembre, quindi ben oltre le aspettative dei gigliesi che la stagione turistica avrebbero voluto inaugurarla senza avere davanti agli occhi quel monumento all’insipienza umana. Si sono incontrati il prefetto Gabrielli, capo della Protezione civile, e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, e hanno convenuto che davanti a quest’inedita e gigantesca opera di rimozione bisogna considerarlo un «cronoprogramma accettabile».

Nel ricordo dei dispersi, invece, Elio Vincenzi, il marito di Maria Grazia Tricarichi, e Kevin Rebello, il fratello di Russel, saranno domenica al Giglio a ricevere l’abbraccio degli isolani. Ma dopo che l’inutile attesa ha asciugato anche i loro occhi, probabilmente contano solo sul rigalleggiamento della nave per riavere i corpi dei loro cari. Hanno cercato e ricercato -Elio Vincenzi è anche un sub, si è immerso di persona- hanno visionato filmati e studiato mappe della nave, ma senza trovare fino ad ora nessuna utile traccia. Potrebbe essere la nave incastrata sul fondale a nascondere quei corpi.

Il danno ambientale per ora è scongiurato. Almeno questo sostiene l’Agenzia regionale per l’ambiente della Toscana dopo un sopralluogo in quel mare il 4 gennaio scorso. Tracce di olii ma insignificanti, e soprattutto un sollievo che dura per l’operazione di svuotamento dei serbatoi di carburante perfettamente riusciti. Ma i timori restano perché in quell’enorme paese galleggiante -4.229 persone tra passeggeri ed equipaggio, trenta morti e, appunto, due dispersi- ci sono ancora tonnellate di derrate alimentari oggi in chissà quali condizioni, scatolame, detersivi, gli stessi scarichi dei servizi igienici. Per ora tutto tiene e ci si augura che la situazione si mantenga questa almeno fino a settembre, quando la Concordia, riportata in asse, sarà probabilmente trasferita nel porto di Piombino.

Non sarà una domenica facile per i gigliesi, e non solo per il ricordo di quella notte. E’ stato deciso che andranno e verranno da Porto Santo Stefano dieci traghetti, prevedendo una specie di assalto all’isola, il pellegrinaggio al quale tante volte si è già assistito. Dà l’idea di quel che potrebbe accadere l’avventura di cinque ragazzi tedeschi alla vigilia della Befana. Per vedere da vicino la Concordia, per scattare foto, per raccontarlo agli amici a casa, hanno preso un affitto un gommone e sulla strada del ritornano sono stati sorpresi dal mare grosso. Hanno attraccato stremati, curati per lo choc termico e rispediti dai genitori.

Il mondo tornerà a guardarci. Le troupe televisive americane e tedesche hanno prenotato anche l’ultima stanza disponibile e verranno celebrate cerimonie religiose di tutte le confessioni: gli indù a Bali, i musulmani a Jakarta, i buddisti a Shangai, i cattolici a Lima e Manila. Concordia, un marchio che non ci toglieremo mai.

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