Tra fiction e inchiesta giornalistica, viaggio in un genere imprescindibile per la rappresentazione della realtà. Un settore chiave dell’informazione che lotta contro la crisi

La Terza Via è il titolo del documentario prodotto da RAI Educational di cui feci la regia nel 2006, nell’ambito del programma “Magazzini Einstein”.

E’ un documentario sull’arte del documentario, con un’attenzione particolare sul suo stato di salute qui in Italia. Questo titolo, “La Terza Via”, perché questo genere di rappresentazione della realtà si distingue dall’inchiesta giornalistica da una parte e dalla fiction dall’altra.

E’ come se si trovasse in mezzo; è un po’ dell’uno e un po’ dell’altro.

Sebbene sia un genere molto gradito dal pubblico, il settore del documentario manca di qualsiasi interesse pubblico per una sua distribuzione televisiva e nelle sale cinematografiche. Non esistono contributi di sostegno e si regge solo sull’esclusiva iniziativa dei registi e di quei pochi appassionati che organizzano i festival di documentari.

Negli ultimi anni i festival sono sommersi da prodotti di buona qualità provenienti da tutto il mondo e anche da quasi tutta l’Italia, ma la visibilità delle opere rimane circoscritta senza disporre di altre occasioni per farsi conoscere.

Il sentimento che suscita la visione de La Terza Via è di tristezza. Un effetto voluto, ovviamente. La tristezza di una situazione che non vuole cambiare in meglio. Come in una giornata piovosa che bagna le sedie vuote di un cortiile attrezzato per una proiezione cinematografica; con lo schermo bianco e fradicio che non invita certo ad attendere che si rianimi.

Purtroppo in chiave allegorica è questa la realtà del documentario in Italia. I diversi registi, interpellati in questo lavoro, ognuno a modo proprio conferma questo momento difficile che dura da sempre e si appellano solo ad una speranza per ora non supportata da niente.

Il documentario è un prodotto scomodo nel campo dei lavori audiovisivi, perché è una rappresentazione della realtà non omologabile ad alcun punto di vista massificante. Quasi sempre c’è una visione critica, intelligente, che vuol far riflettere ed aiuta a prendere coscienza di aspetti di solito trascurati. Dietro ad un documentario c’è sempre la prospettiva di un autore-artista che elabora l’opera secondo la propria sensibilità, lontano in genere dal calcolo di una convenienza politica.

E’ chiaro che nella storia esistono anche lavori fortemente ideologizzati, voluti dal regime vigente, ma non sono quelli gli esempi di documentari di cui stiamo parlando.

I registi che hanno dato la propria testimonianza ne La Terza Via sono:

Nino Bizzarri, Francesco Cabras, Mimmo Calopresti, Antonio Cataldo, Guido Maria Compagnoni, Maura Delpero, Tina Lepri, Vittorio Nevano, Maria Giovanna Nuzzi, Edel Osser, Paolo Pisanelli, Alberto Sironi.

Nomi più o meno noti che ho incontrato durante un giro che feci per i festival di documentari nell’estate del 2006. Le immagini presenti nel lavoro  sono tratte dalle opere degli stessi registi intervenuti, più alcune citazioni di opere famose nella storia del documentario italiano.

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