Il nuovo strumento principe dell’Agenzia delle entrate per stanare gli evasori è pronto a controllerci su tutto

i controlli del redditometro

Altro che occhio del Grande Fratello, prepariamoci a qualcosa di molto peggio. Case, auto, ma anche biancheria, detersivi, pentole, riparazioni di elettrodomestici. Cento le voci di spesa spalmate in undici grandi categorie. Il redditometro è ormai pronto. Con la pubblicazione venerdì sera in Gazzetta ufficiale del decreto che lo mette in moto, lo strumento principe dell’Agenzia delle entrate per stanare gli evasori, ora rafforzato e in grado di dialogare ancora più a fondo con i database finanziari, sarà operativo da marzo.

Nel mirino del Fisco entreranno dunque gli scostamenti significativi, quelli che il contribuente non sa spiegare né dimostrare, tra le uscite e le entrate dell’anno. Tra gli acquisti o gli investimenti e il reddito ufficiale, a partire da quello dichiarato nel 2010. La luce rossa, che apre la strada all’accertamento, brillerà però solo per differenze importanti, dal 20% in su.

Una delle undici categorie a cui l’Agenzia delle Entrate guarda con particolare attenzione è quella degli investimenti. Rientrano gli acquisti di case e terreni, auto e moto, così come le polizze assicurative e la previdenza integrativa. Poi c’è l’intero portafoglio finanziario e dunque azioni, obbligazioni, fondi di investimento, derivati, oro, numismatica, valuta estera, buoni postali, conti di deposito vincolati. Per finire, rientrano anche gli oggetti d’arte e l’antiquariato, le donazioni e la manutenzione straordinaria degli immobili.

Nella categoria classica dei trasporti non ricadono solo gli abbonamenti a bus e metro, le spese per il taxi, l’assicurazione e il bollo per le auto, come pure per barche e aerei. Ma anche gli esborsi per i pezzi di ricambio e l’olio, la manutenzione o la riparazione, l’ormeggio e il rimessaggio.

Così nel capitolo “casa” accanto a mutuo o affitto, acqua e condominio, si trova anche il compenso all’agente immobiliare. In quello “istruzione” pure i soggiorni studio all’estero. In “altri beni e servizi”, i centri benessere, i gioielli, i viaggi, i pasti fuori casa, gli assegni al coniuge, le parcelle dell’avvocato, i viaggi organizzati. Così nel “tempo libero” spunta l’abbonamento alla pay tv e quello al circolo sportivo, ma anche la spesa per i cavalli e agli altri animali domestici.

Ma come funziona esattamente il controllo? Si parte – spiega Repubblica – dalle spese reali fatte nell’anno, definite “elemento indicativo di capacità contributiva”. Quelle cioè che le banche dati del Fisco (l’anagrafe tributaria) sono in grado di “sputare” fuori. Il risultato viene però confrontato con il paniere Istat, ovvero con la spesa media calcolata nell’Indagine annuale sui Consumi, parametrata su 11 tipologie di famiglie (single o coppie, con o senza figli, sotto i 35 anni, over 65 o nel mezzo), a loro volta rapportate al territorio (5 “location”: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole). In totale, 55 tipologie familiari di consumo.

Se la spesa “vera” è inferiore a questa media Istat, il Fisco sceglie il valore maggiore (“induttivo”). Se il dato Istat manca (ad esempio per barche, aerei, cavalli) si ricorre ad “analisi o studi socio-economici”. Ma l’Agenzia può comunque usare, nel determinare in modo “sintetico” il reddito, voci di spesa extra rispetto alle “100″ ufficiali, sempre che ne abbia contezza. Oltre che la “quota di risparmio formatasi nell’anno”.

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