Boateng nuova icona con il suo gesto della lotta al razzismo. Ma le norme non ammettono ipocrisia e la stessa indignazione dell’offesa ai neri deve riguardare anche napoletani, slavi e rumeni insultati ogni giorno

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Kevin Boateng, calciatore di colore del Milan, ha reagito con veemenza ai cori razzisti dei tifosi della Pro Patria durante un’amichevole disputata a Busto Arsizio.

Prima una pallonata scagliata verso la frangia dei fanatici, poi l’abbandono del campo. Reazione giusta, l’unica per accendere i riflettori su indecenze del genere. Molto vicina a quella di Zoro e Kawashima che hanno sospeso deliberatamente delle partite ufficiali.

L’allenatore Allegri, a nome del Milan, ha auspicato che tutto ciò sia d’esempio, anche se gli esempi, come detto, ci sono.

Ma la battaglia culturale non ammette ipocrisia e incoerenza perché se stavolta è un giocatore del Milan ad essere stato colpito, anche i sostenitori milanisti si sono resi protagonisti più volte di manifestazioni di intolleranza razziale. Ed è giusto sottolinearlo.

Giusto continuare ad auspicare reazioni forti da parte dei protagonisti, bersagli preferiti del malcostume che attiene agli stadi italiani: neri, slavi, rumeni… e napoletani.

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