La ricerca di una nuova armonia dell’arte e delle sue direzioni nello spirito del mondo contemporaneo. Dinamiche e possibilità di un ritorno alla vera bellezza tra la gente e nel vivere. Le scelte e la conoscenza 

Interrogativi e spunti di riflessione sui temi portanti dell’arte occidentale e non solo

L’arte contemporanea oltre quella del passato è veramente arte, perché non sfugge a una semplicissima regola, che anche le menti più semplici intendono: essa è linguaggio, e al di là del gran numero di voci non è difficile cogliere tra le tante la voce che veramente trasmette emozioni. Si tratta di una voce che riesce a scuotere tutte le anime e le accompagna all’uscita della caverna per aiutarle a cibarsi di luce e non di ombra come, paventava Platone.

E’ la ricerca ininterrotta di un miglioramento di sé e della propria esistenza. Il sogno di un mondo migliore e il sogno di sfamare l’anima. Non si è artisti, se non ci si nutre dell’amaro pane dell’onestà intellettuale, e non si è armati di una grande sensibilità interiore che, unita alla competenza tecnica, porta prepotentemente a galla le idee e le emozioni.

L’arte contemporanea è veramente arte perché tutte le opere d’arte lo sono. Esse non possono dire nulla di diverso da quello che già viaggia nel clima culturale del tempo. Tutto ciò che sembra innovativo o straordinariamente diverso, è sempre già stato nell’aria. Aleggiava nell’etere in attesa che un antenna particolarmente sensibile lo captasse portandolo alla vista dei più, provocando la scintilla emotiva. L’artista non è solo “un uomo che sa disegnare e dipingere tutto”, come diceva Tolstoy, ma un cacciatore con il fiuto adatto a captare nell’aria tutto ciò che si muove di nuovo. Proprio per questo le accademie ed i classici templi di culto dell’arte non sono i luoghi esclusivi dove si può affinare un artista, perché lì si nutrono solo delle sensazioni già captate da altri maestri, che spesso tramandano una serie di nozioni tecniche, le quali non bastano a garantire la percezione di un’opera d’arte.

Trovai una volta un cartello con su scritto “non basta essere bravi … basta essere il migliore”, e al di là dello spirito umoristico, con il quale la frase traduce la rarità con cui si presenta un grande artista, compresi che non serve essere in possesso di un impressionante bagaglio tecnico, ma è necessaria una sintesi strana di sensibilità e capacità percettiva, che, unita alla perizia tecnica per tradurlo in un linguaggio comprensibile, costituisce il fulcro di ogni opera d’arte. Anche quelle di Michelangelo e di Caravaggio erano opere contemporanee perché entrambi pescavano nel mare delle idee del loro tempo, e riuscivano ad interpretare lo spirito del tempo diversamente da tanti che “semplicemente” facevano i valenti e bravi scultori o pittori di maniera. E pescavano, come anche oggi si fa, nel mare della vita, perché la vera arte è un linguaggio che parla sempre della vita, ed in questo dialogo infinito con il senso dell’esistenza entrano a pieno diritto l’azione, la celia, l’inganno ed il sogno.

Così come la follia, il nulla, la noia, il sangue e la morte che poi non è che un aspetto della vita. Ma al loro fianco con uguale e forse più potente espressione emotiva convivono tutte quelle cose come il gioco, la gioia, il benessere, la musica, il cosmo ed il sapere che fanno poi scoppiare di bello la vita. Ed è proprio quello che oggi manca al mondo.

“La nostra anima si sta risvegliando da un lungo periodo di materialismo, e racchiude in sé i germi di quella disperazione che nasce dalla mancanza di una fede, di uno scopo, di una meta”. Sono le parole di Kandinsky, che anni fa come me pensava che la vita fosse arrivata ad un momento di svolta, e preconizzava una sorta di rinascita della spiritualità dell’arte e di una nuova cultura della bellezza. In realtà ciò che avvenne dopo le grandi guerre, nel sociale, nell’arte, nelle scienze, non era altro che il colpo di coda di quelle concezioni materialistiche che consideravano la vita come un colpo di dadi, come un gioco perverso e senza senso di un dio distratto e malvagio o addirittura un frutto del caso. Le anime si risvegliarono dopo le grandi guerre, ma si sentivano ancora prede di un incubo globale in cui la realtà finiva per essere un grande ed immenso cerchio nero senza nemmeno un puntino di luce.

Guernica di Ricasso, l’urlo di Munk, la nebbia di Rotko, la passione di Pollock e i rifugi metafisici del nostro De Chirico raccontavano della lacerante disgregazione del secolo scorso. Raccontavano prima la separazione tra est ed ovest, poi la separazione tra nord e sud. Ora è il tempo di fare una bella figura. Come uno scultore che si appresta a cesellare un corpo, sia esso astratto e figurativo. Non c’è infatti grande differenza tra figurativo e astratto, perché quando c’è forma e relazione tra le parti, e ciò ne determina l’armonia, essi rappresentano semplicemente due linguaggi che dicono lo stesso concetto: il bello è bello pure se parla di cose brutte e viceversa. L’universo mondo degli artisti e del sistema dell’arte, per fare una bella figura, deve andare alla ricerca di una bellezza e di una armonia nuova, di nuovi modi per comunicarla e portarla nelle piazze, tra la vita della gente. E i fruitori rilanciarsi alla riconquista di un’arte che appartiene a tutti, imparando a guardarla, a giudicarla e ad assaporarla, non lasciando che altri dicano cosa è il bello. La scelta e la conoscenza della bellezza è nell’aria.

Ho la netta sensazione, che a Tokio, come a New York e a Mombasa, come a Pechino o Positano si respiri la stessa aria di maggiore consapevolezza. E’ come se la globalizzazione oltre alle inevitabili storture e alle chiare problematiche legate al lato ancora scuro dell’umanità, ed alla sua ancora insondabile animalità, avesse portato ovunque più cultura e sensibilità, più senso di appartenenza all’umano, invece che una sorta di distorto legame ai confini del proprio orticello. Un cielo sempre più pulito e sempre più blu, a dispetto di buchi nell’ozono e lobby dell’inquinamento, un sole sempre più giallo e salutare per una maggiore ricerca di spiritualità, ed una scienza che comincia ad interrogarsi dal punto di vista etico per un’apertura verso altre teorie globali, contro i veri imperatori dell’ombra. Più orecchie attente alle parole degli artisti pronti ad illuminare i cuori. Più occhi pronti a leggere il libro straordinario della vita. Occhi comunque stanchi di vedere sangue e brutture, immondizia e orrori vari, ben più disposti ad accogliere colori e forme che rasserenano e fanno vivere meglio. Il che non vuol dire nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, ma proprio il contrario, tenerla fuori, proprio dritto in faccia al sole ed ai colori.

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