Silvio Berlusconi pronto anche ad un passo indietro pur di arrivare a un’intesa con la Lega: “potrei fare anche il ministro all’Economia”. E con Monti è “guerra aperta”

Silvio Berlusconi

Tutto si fa pur di avere il Carroccio alleato alle urne. Silvio Berlusconi vuole a tutti i costi l’accordo con la Lega, anche se ciò richiedesse poi la necessità di fare un passo indietro.

“Posso fare il ministro dell’Economia, il ministro degli Esteri, qualunque cosa giovi al mio Paese, ai moderati e a coloro che non si riconoscono nella sinistra. Il mio problema non esiste. Io sono qui ‘contro natura’, perché alla mia età bisognerebbe fare altro”, tendendo chiaramente la mano al Carroccio, anche perché la sua assenza significherebbe sottrarre “il 5-6%, rendendo più difficile la vittoria dei moderati”, e concludendo: “Sono sempre determinato a fare il bene del mio Paese”.

Intanto, dopo le dichiarazioni di oggi del premier Monti a Uno Mattina, a pranzo è arrivata a stretto giro di posta la replica del Cavaliere. Il leader del Pdl ha subito puntualizzato la ‘onnipresenza’ mediatica di Monti: “Ha parlato quattro volte al giorno per tredici mesi mettendosi in mostra. Io ero in silenzio. Adesso fa le stesse cose che faccio io, ma se lo fa lui non è scandalo. Se lo faccio io sì”, confermando allo stesso tempo la sua partecipazione a Servizio Pubblico, poi lo ha attaccato dicendo che “è come tutti i professori, lontano dalla realtà, e parla così perché ha lo stipendio sicuro e non conosce le difficoltà che ha un’impresa”.

Berlusconi ha quindi replicato al premier dimissionario sulla questione lobby dicendo che “gli ha risposto bene Brunetta”. L’ex ministro, infatti, chiamato in causa da Monti come difensore estremo dei privilegi di alcune categorie, con tanto di battuta sulla sua “statura accademica”, ha risposto al professore via Facebook, definendolo un “tecnocrate autoritario, disinformato e pasticcione” e affermando che benché tutto lo divida “sul piano dei contenuti da Stefano Fassina”, farà “ogni sforzo perché nessuno possa ridurre lui o altri al silenzio”.

E l’ex premier ha quindi ribadito l’invito agli elettori a “non disperdere il voto fra i partitini che non agiscono per il bene del Paese ma per le ambizioni personali dei loro piccoli leader” e si è definito “in Italia l’unico baluardo della democrazia e della libertà contro la sinistra”, dicendo di essere “qui ancora a combattere per questo”.

Non è mancata poi la solita invettiva contro il “disastro del governo tecnico” e quella contro la magistratura, resa ancora più veemente dalla candidatura di Antonio Ingroia per Rivoluzione Civile, chiara dimostrazione di uno schieramento a “sinistra estrema” dei giudici, “un cancro della nostra vita democratica”, che a dire di Berlusconi cercano ancora di colpirlo (tanto più oggi, alla luce del suo nuovo impegno politico), “non solo nell’immagine, come hanno fatto inventandosi il bunga bunga, ma anche sul piano patrimoniale, dai soldi da dare alla prima tessera del Pd, De Benedetti, fino alla sentenza ultima sugli alimenti da dare alla mia ex moglie”.

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