Silvio Berlusconi: “Pato ha chiesto di tornare nella sua patria ma ci ha promesso che un giorno tornerà al Milan. Balotelli non verrà, non mi convince come uomo mentre Drogba ed Osvaldo sono fuori età. Sì a Destro”

Mattia Destro piace a Berlusconi

Non solo elezioni. Il proprietario del Milan Silvio Berlusconi torna a parlare di Milan e dei possibili sostituti di Pato e Robinho, pronti a lasciare il campionato italiano per tornare in Brasile.

“Pato? Ha chiesto di tonare in Brasile, andrà al Corinthians con la promessa che in futuro tornerà da noi. Balotelli? Non mi convince come uomo, ma prenderei Destro. Osvaldo e Drogba? Superano i nostri limiti di età. Il mercato del Milan? Dopo 26 anni abbiamo detto basta alle spese folli per costruire una squadra di giovani per i prossimi 10 anni”.

Dunque, il Cavaliere dice sì a Destro, no a Osvaldo e Drogba. “Abbiamo bisogno di 2-3 anni per una squadra competitiva in Italia e nel mondo – spiega Berlusconi -. Ma dobbiamo partire da una squadra di giovani. Ora ne abbiamo tre e ne stiamo seguendo circa 100 in tutto il mondo. Pato? Andrà al Corinthians perché ci ha chiesto di tornare in Brasile con la promessa però di tornare al Milan. Abbiamo deciso di mettere fine a spesi folli dopo 26 anni di grandi investimenti. Serviva una pausa per costruire una squadra di giovani per i prossimi 10 anni”.

“Galliani è in Brasile – ha detto il presidente della squadra rossonera – per portare a casa soldi e non per spenderli. Siccome Pato ha denunciato purtroppo la volontà di tornare in Brasile per un anno o due, promettendoci però di tornare successivamente al Milan, stiamo cercando di collocarlo nella prima squadra del Sudamerica, il Corinthians, che non mi sembra una soluzione malvagia”. Berlusconi ha escluso l’arrivo di Drogba: “Sul mercato abbiamo lasciato l’osservazione di talenti come Drogba perchè fuori età rispetto al progetto che ci siamo dati di trovare i giovani migliori. Dopo 26 anni di pranzo a base di champagne e caviale – ha osservato – abbiamo deciso di darci una pausa di tre anni per costruire una squadra di giovani che possa andare avanti per una decina di anni magari rafforzata ogni anno con l’acquisto di un grandissimo campione”.

Il numero 1 del Milan ha sottolineato le difficoltà ad operare in un mondo “dove gli ingaggi di oggi sono stratosferici e sembra di giocare al Monopoli”. “Sembra che i soldi nel mondo del calcio – ha sottolineato – non abbiano più valore, mentre ce l’hanno, e poi c’è questa regola europea che non consente di spendere più di quanto si incassi. La via dei giovani alla fine di un ciclo – ha concluso – è l’unica che si può ragionevolmente seguire e noi abbiamo circa cento giovani sotto osservazione”.

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