Ignobile show a Busto Arsizio contro Sulley Muntari, Niang e Kevin Prince Boateng. Il ghanese dice basta e lascia il campo. Allegri: “ritirarci è stata scelta giusta”

Kevin Prince Boateng lascia il campo per protesta

Il Milan esce dal campo e dice “no” alla vergogna becera e inaccettabile del razzismo. Nell’amichevole contro la Pro Patria a Busto Arsizio, i giocatori rossoneri presi di mira dal pubblico locale e dai cori razzisti, abbandonano lo stadio “Speroni”alla metà del primo tempo. Al 20′ i supporter casalinghi cominciano il loro triste show contro Sulley Muntari, Niang e Kevin Prince Boateng.

Quest’ultimo, innervosito per i continui epiteti a sfondo razzista ricevuti, scaglia il pallone verso il settore dello stadio dal quale sopraggiungono i cori e, dopo essersi tolto la maglia, abbandona il campo. Il numero 27 rossonero è seguito a ruota da tutta la squadra e dai giocatori avversari della Pro Patria, frastornati dall’atteggiamento vergognoso dei propri tifosi.

Il tecnico rossonero, Massimiliano Allegri, ha commentato: “Ritirarci era la scelta giusta di fronte a una cosa come questa. Bisogna smetterla con questi gesti incivili. L’Italia, il Paese deve migliorare e diventare più educato e più intelligente”.

Un coro (quasi) unanime, di condanna e indignazione. La reazione dei giocatori del Milan, dopo aver abbandonato il campo a Busto Arsizio in risposta ai boati razzisti di alcuni spettatori, ha avuto seguito sui social network. “Nel 2013 succedono ancora queste cose…Che tristezza. Dispiaciuto per le famiglie presenti e massima solidarietà ai miei compagni. Vergogna”. Uno dei primi a prendere posizione, su Twitter, è Riccardo Montolivo, seguito a ruota da Urby Emanuelson.

Più tardi, è lo stesso Boateng (così come la compagna Melissa Satta) a indignarsi pubblicamente: “Una vergogna che queste cose succedano ancora”. Seguito da El Shaarawy: “Sono veramente senza parole, un pomeriggio vergognoso. Mi dispiace per la gente intelligente presente a Busto, ma era giusto andarsene…”.

“Serve tolleranza zero per episodi come questo, le partite vanno sospese subito, anche in campionato”, il commento di Barbara Berlusconi. “È un episodio inqualificabile – ha detto all’Ansa – È stato giusto aver lasciato il campo. Non si può far sempre finta di non vedere e non sentire”.

Diversa la presa di posizione del sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli, che ha dichiarato: “È colpa soprattutto di quattro deficienti, magari anche di quattro professionisti che non hanno saputo fare il loro lavoro,intendo arbitro e alcuni giocatori”. Farioli definisce anche “impropria” la reazione di Boateng che “tira un pallone a 200 chilometri all’ora contro un tifoso”. “Sono amareggiatissimo – prosegue il primo cittadino – ma ho anche una consapevolezza: che Busto oggi, tranne una sparutissima minoranza di deficienti, ha dato una grande prova di civiltà ed esempio anche a chi non ha avuto e non ha buonsenso. Mi auguro che l’esempio di Busto di oggi sia seguito a San Siro, Torino e Bologna e forse impareremo a superare ciò che nello stadio non ha diritto di cittadinanza”.

“Un’indegna gazzarra che offende tutto il calcio”, così  ha definito i fatti accaduti il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, che esprime solidarietà ai giocatori colpiti da cori razzisti ma anche al Milan “che ha deciso di sospendere l’amichevole con la Pro Patria”.

“La reazione del Milan – ha aggiunto Abete – è comprensibile e condivisibile dato il contesto di una partita amichevole. Quando ci sono partite ufficiali, secondo le circolari del Ministero dell’Interno, le responsabilità su decisioni che sono importanti anche ai fini della sicurezza sono in capo al responsabile dell’ordine pubblico”. Resta il fatto che certe persone “si possono e si devono isolare e la crescita dei Daspo negli ultimi anni sta a testimoniare l’intervento delle forze dell’ordine che ha portato a individuare tutti quei soggetti non degni di entrare allo stadio. C’è sempre la preoccupazione che per pochi delinquenti paghino tante persone perbene ma è una situazione da risolvere alla radice, evitando le generalizzazioni e colpendo chi è veramente responsabile”.

Il presidente dell’Aic, Damiano Tommasi, infine, commenta: “È stato un bel segnale anche se un evento sportivo non dovrebbe mai essere messo in dubbio da simili eventi. Quello che succederà in futuro non lo so, ma comunque posso dire che è stato dato un bel segnale. Poi c’è l’altra faccia della medaglia che dice che c’erano tante persone, tanti tifosi che erano andati allo stadio per gustarsi e lo spettacolo e per colpa di una sparuta minoranza non ci sono riusciti. L’ideale non è sospendere le partite ma riuscire a cacciare chi si rende responsabile di certi gesti, perché la maggioranza non può essere condizionata da pochi. Spero che il segnale di oggi sia una presa di coscienza per tutti”.

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