Il sindaco di Firenze: “non potevo sostenere i miei, ma sono andati bene alle primarie. Tra i bersaniani il rinnovamento ora si fa strada, credo sia anche merito mio. Non è vero che sono scappato da Bersani”

Matteo Renzi

Matteo Renzi non è fuggito, non s’è ritirato, dopo la battaglia delle primarie. Semplicemente, ha fatto una cosa non comune in Italia: ha rispettato la promessa di tenersi defilato, qualora avesse perso le primarie. «Ma non scappo affatto. In questa fase ho perso, in futuro… vedremo».

Questo riserbo è innanzitutto un atto di rispetto verso il segretario del partito democratico, Pierluigi Bersani. «Io gli sono leale, per questo motivo sono rimasto distante dalla scena pubblica dopo le primarie. Questo non significa che non abbia delle osservazioni da fare, o che la mia battaglia per il rinnovamento sia finita, o che mi tenga appartato in chiave polemica: nulla di tutto questo. E’ solo che l’avevo detto, sarei rimasto un passo indietro. Non mi ritraggo affatto, questo voglio dirlo. Lo so, per molti commentatori è una cosa difficile da capire; in Italia che qualcuno mantenga una parola data purtroppo fa notizia. Io però sto solo rispettando quello che avevo assicurato ai miei elettori».

Così, nell’ultima domenica dell’anno – una domenica passata regolarmente al lavoro da sindaco, in visita ad asili tra iniziative varie del Comune – Renzi accetta una conversazione informale con La Stampa, non un’intervista, semmai un segno – se qualcuno ne avesse bisogno che lui c’è, e qualche indizio di cosa pensi. In primo luogo sulle primarie: «Non solo sono state un’esperienza bellissima, ma ho apprezzato particolarmente che la scelta delle primarie sia stata ripetuta anche per i parlamentari».

In molti altri paesi, forse dappertutto, un uomo che ha il 40 per cento dei voti del primo partito italiano, e dunque – se si considera che alle primarie votavano anche elettori di Sel potrebbe viaggiare intorno al 45 per cento dei consensi democratici reali, sarebbe non solo ascoltatissimo, ma potentissimo. Verrebbe probabilmente blandito, ricercato, contattato. Renzi è invece qui, a Firenze. Gira su Lungarno in bici. Sta in famiglia con i figli e Agnese. Lavora da sindaco. La battaglia per il rinnovamento s’è un po’ eclissata? Alla fine la mancata candidatura di Ichino col Pd è un evento che pesa, anche simbolicamente.

Renzi però resta fiducioso: «Guardate bene: non è affatto vero che i renziani, uso una parola che non mi piace, scompaiono e non sono difesi, anzi, alla fine in queste primarie una quarantina, forse cinquanta eletti risulteranno vicini alla nostra impostazione. Ma è ancora più importante che il rinnovamento stia passando tra i bersaniani, ci sono tantissime persone giovani. Credo sia anche merito mio. Faccio un esempio: guardate il caso di Brescia, dove la prima eletta è una trentenne; poi c’è l’ex sindaco Corsini, e poi il terzo e quarto sono due vicinissimi a me. Succede così in tanti posti».

Il sindaco non fa nessuna polemica con i dinosauri, se è per quello, ne ha fatte abbastanza. Sa benissimo che non sempre il risultato della fase attuale è incoraggiante, dal punto di vista dell’innovazione, vedi collegi blindati e certe elezioni al sud. Ma oggi preferisce vedere i segni buoni. E a chi gli rimprovera un’eccessiva distanza dalla campagna elettorale per le primarie dei parlamentari, risponde così: «Non c’è nessun distacco, ma era impensabile che dopo la corsa per le primarie mi mettessi a fare campagna elettorale collegio per collegio, per i candidati». Ragiona da leader. «Ciò non vuol dire che me ne stia per i fatti miei, anzi. L’altro punto che vorrei sottolineare è che non è assolutamente nella mia cultura e nella mia mentalità mettermi a trattare posti nel partito. Queste cose non le faccio, è una parte importante della mia idea di rinnovamento».

Insomma, uno stare alla finestra relativo, se possiamo dire così. In futuro, ragiona un Renzi assai sereno, «è interesse più di Bersani che mio coinvolgermi». Certo l’assenza va bene, ma deve – come per certi grandi tipo Battisti – diventare una forma di più forte presenza: «Naturalmente, ma bisogna saper trovare le forme». Senza steccare, impostandosi su una corsa di medio termine.

E le congetture su chi lo vorrebbe in uscita? Paiono del tutto sballate. Renzi starà fuori dal Parlamento, non dal Pd. Per Mario Monti ha «il massimo rispetto», ma non si arruola con nessuno, né giudica faticose coalizioni in via di formazione

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