Conti in rosso nell’azienda di Berlusconi e per il leader del Pdl una nuova grana dalla componente femminile delle sue televisioni, che stavolta attacca le olgettine

Silvio Berlusconi

Anche in Mediaset è arrivata la crisi. L’azienda di Silvio Berlusconi ha dato l’out out a 72 dipendenti romani, per i quali entro marzo sarà previsto il trasferimento a Milano, pena il licenziamento per giusta causa. Davanti alla sede della Direzione Fiction di Roma campeggia per la prima volta nella storia dell’azienda un gruppo di donne in rivolta, con tanto di striscione di protesta contro le olgettine e volanti di polizia e carabinieri. Si tratta per lo più di madri di famiglia, che se non c’è un’alternativa saranno costrette per la maggior parte a rinunciare all’impiego.

Una notizia, quella del trasferimento, arrivata pochi giorni prima di Natale: “Dopo aver annunciato i trasferimenti un mese fa l’azienda non ha mai voluto spiegare i presunti motivi organizzativi e le esigenze tecniche che stanno dietro a questa scelta. Non esiste un piano editoriale, vogliono solo spingere molte di noi – per la maggior parte donne con figli a carico – ad accettare la risoluzione del contratto vista l’impossibilità materiale di trasferirci a Milano”, spiega una dipendente all’Espresso.

Mediaset quest’anno chiude in rosso, con una perdita netta e l’esigenza di ottimizzare le forze lavorative, fa sapere la sede amministrativa di Milano. Nessun piano per mettere alle strette una parte dei dipendenti, dunque, come invece sostengono da Roma: “Non esistono licenziamenti mascherati la parola licenziamento non è mai stata pronunciata e speriamo di non doverla pronunciare mai. Questa è solo un’operazione che ci permetterà di ridurre degli sprechi, è normale che i servizi di amministrazione vengano concentrati nella sede generale di un gruppo”.

Nel frattempo la trattativa con i sindacati è ad un punto morto e un’uscita d’emergenza pare non sia contemplata. Così, mentre Berlusconi imperversa sulle sue reti e sulla Rai per promuovere la sua candidatura, i lavoratori della sua azienda sono in piena contestazione. E dire che solo un anno fa negava l’esistenza della recessione in Italia.

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