Alla vigilia della sentenza che lo ha portato in carcere, l’ex assessore Mimmo Miceli racconta i suoi rapporti con Totò Cuffaro, Giuseppe Guttadauro e gli altri politici

Mimmo Miceli

“Cosa è successo con i processi a Cuffaro e a me? Certamente c’è stata la voglia di spazzare via una stagione politica”. Alla vigilia della sentenza che lo ha portato in carcere, l’ex assessore comunale del Comune di Palermo, Mimmo Miceli, come riporta Live Sicilia, ha rilasciato un’ultima intervista da uomo libero al mensile “S”: nella conversazione con Riccardo Lo Verso, il politico palermitano racconta i suoi rapporti con l’ex presidente della Regione e con il boss Giuseppe Guttadauro, ma anche con gli altri esponenti di partito incontrati durante la sua esperienza politica.

Miceli conserva un cruccio: quello di avere incontrato Giuseppe Guttadauro. “Resta il più grande rammarico della mia vita. Non avevo, però, consapevolezza della sua caratura criminale. Non posso certo negare di averlo incontrato, ma io sono una persona per bene. È stato uno scivolone, glielo ripeto: sono una persona per bene. Incontrare qualcuno non vuole dire niente. Vincenzo Greco, che è stato assolto, mi disse di fargli visita per convincerlo a tornare al lavoro in un momento difficile. È stato un atto di solidarietà professionale nei confronti di un collega. Anche il presidente Crocetta ha incontrato gente poi condannata per mafia, ma non per questo si potrà mai dire che è stato un concorrente esterno di Cosa nostra. Ingroia incontrava Michele Aiello. Cos’è, una leggerezza? La mia no? Non credo che lui abbia fatto nulla di male (su questo punto Ingroia ha sempre parlato di “falsità come risulta dagli atti processuali”, ndr)”.

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