Discorso di fine anno del presidente della Repubblica: “tornata la fiducia nell’Italia. Giovani indignatevi, ma reagite. Anche gli stranieri nati in Italia sono italiani”

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Ultimo discorso di fine anno da presidente della Repubblica per Giorgio Napolitano. L’Unità nazionale è il bene primario da tutelare, ha sottolinato il capo dello Stato rivolgendosi in diretta tv agli italiani per venti minuti. Poi ha parlato dell’esistenza in Italia di una vera questione sociale e della necessiatà di distribuire meglio il peso del risamento, senza farlo pesare alle fasce più deboli. Accanto al Capo dello Stato le tre bandiere, quella della Repubblica, quella europea e quella della Presidenza della Repubblica. Sulla scrivania sgombra, solo il leggio con la Costituzione italiana.

È l’ora di reagire. Il Paese ha dato una grande prova di maturità passando attraverso sacrifici pesantissimi. Grazie a questi la fiducia sull’Italia è tornata: tocca ora alla politica non sciupare l’occasione confermando la stessa maturità e concretezza nei programmi e mostrando «senso della misura e del limite». Perché il nuovo governo che uscirà dal voto di fine febbraio ha il dovere di affrontare il disagio della gente, lo sconcerto delle famiglie e la rabbia dei giovani. Cioè una vera e propria «questione sociale» che ormai paralizza l’Italia. E ciò può essere fatto solo con misure più eque ed equilibrate, con tagli che tutelino le fasce più deboli. Napolitano ha scelto di guardare al futuro, al dopo-elezioni, con una riflessione aperta e pacata, lontana da ogni registro polemico. Il presidente della Repubblica si è rivolto al Paese reale e ha affrontato quasi tutti i temi aperti dalla crisi economica, spiegando pazientemente quanto le politiche di rigore adottate dal Governo tecnico siano state efficaci.

C’è stato spazio anche per un passaggio tutto dedicato a Mario Monti, il professore chiamato a palazzo Chigi proprio da Napolitano dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi del novembre 2011. Nessuna polemica, nessun giudizio. Né veti, ne avalli. «Il senatore Monti ha compiuto una libera scelta. Egli non poteva candidarsi al Parlamento, facendone gi… parte come senatore a vita. Poteva, e l’ha fatto – non è il primo caso nella nostra storia recente (successe a Lamberto Dini ndr) – patrocinare, dopo aver presieduto un governo tecnico, una nuova entità politico-elettorale, che prenderà parte alla competizione al pari degli altri schieramenti. D’altronde – precisa Napolitano – non c’è nel nostro ordinamento costituzionale l’elezione diretta del primo ministro, del capo del governo».

Era un intervento atteso quello del presidente, caduto in un periodo difficilissimo della scena politica italiana. Il primo e l’unico pronunciato da Napolitano in piena campagna elettorale: una corsa verso il voto che sembra non voler risparmiare nessuno. Neanche l’inquilino del Colle, anch’egli attaccato da diverse parti politiche e tirato a forza nello scontro politico Ma è stato un discorso volutamente sereno, privo di spigoli nello spirito – spiegano al Quirinale – di una riflessione aperta che un Paese maturo non può non affrontare. Con l’obiettivo di ricordare alle forze politiche le tante riforme mancate nella passata legislatura che i cittadini attendono da anni.

Gran parte del discorso di fine anno del presidente è stato infatti dedicato a parlare al cuore degli italiani, esaltando l’importanza dei diritti civili senza nascondere gli effetti della più grave crisi dal dopoguerra. Ha cercato di infondere fiducia Napolitano, invitando i giovani ad «indignarsi» ma anche a «reagire». A non cedere alle sirene del populismo ma a vivere, magari in prima persona, la «nobiltà della politica».

Non a caso Napolitano ha chiuso il suo discorso di 18 cartelle con una sottolineatura dedicata alle forze politiche con la quale sembra riferirsi sia al movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo che alla costruenda coalizione Monti: «al giudizio degli elettori si presenteranno anche nuove offerte, di liste e raggruppamenti che si vanno definendo. L’afflusso, attraverso tutti i canali, preesistenti e nuovi, di energie finora non rivoltesi all’impegno politico pu• risultare vitale per rinnovare e arricchire la nostra democrazia, dare prestigio e incisività alla rappresentanza parlamentare».

Ma c’è tanto altro nel discorso del capo dello Stato che ha spaziato dallo stato degradante delle carceri italiane al raccapricciante aumento degli omicidi di donne. Dall’«indignazione» che «suscita la corruzione in tante sfere della vita pubblica e della società», alla repulsione che provoca «una perfino spudorata evasione fiscale o il persistere di privilegi e di abusi nella gestione di ruoli politici ed incarichi pubblici». Tutti tasselli di uno sdegno morale che l’Italia vuole superare. Tocca ora alla politica – dice ancora il presidente – non mancare l’appuntamento delle elezioni e mostrare finalmente di essere al passo con i sentimenti del Paese: «questione sociale» significa, «prima ancora di indicare risposte, come tocca fare a quanti ne hanno la responsabilità», «sentire nel profondo della nostra coscienza» i disagi della gente dei quali «ci si deve mostrare umanamente partecipi».

Poi bisogna «agire per affrontare le situazioni sociali più gravi». «Lo si può e lo si deve fare distribuendo meglio, subito, i pesi dello sforzo di risanamento indispensabile, definendo in modo meno indiscriminato e automatico sia gli inasprimenti fiscali sia i tagli alla spesa pubblica, che va, in ogni settore e con rigore, liberata da sprechi e razionalizzata», ha sottolineato.

Da questi doveri e dall’ancoraggio all’Europa non si può e non si potrà prescindere, assicura il presidente lasciando gli italiani al cenone che chiude un difficile 2012.

«Alla vigilia di importanti elezioni politiche, non verranno da me giudizi e orientamenti di parte, e neppure programmi per il governo del paese, per la soluzione dei suoi problemi, che spetta alle forze politiche e ai candidati prospettare agli elettori», ha poi sottolineato il presidente della Repubblica.

«Mi attendo che ci sia senso del limite e della misura nei confronti e nelle polemiche, evitando contrapposizioni distruttive e reciproche invettive», ha poi chiesto alle forze politiche il presidente della Repubblica. In special modo, ha aggiunto, «su tematiche cruciali eluse in questa legislatura».

Monti è tenuto ad assicurare entro limiti ben definiti la gestione degli affari correnti, e ad attuare leggi e deleghe già approvate dal Parlamento, ha rilevato ancora il presdidente della Repubblica. «Il Ministro dell’Interno garantirà con assoluta imparzialità il corretto svolgimento del procedimento elettorale, ha affermato quindi Napolitano.

Napolitano ha quindi espresso di nuovo rammarico per la mancata riforma elettorale. La prova d’appello per le forze politiche è rappresentata dalla qualità delle liste che presenteranno agli elettori, ha continuato Napolitano. «Non si è, con mio grave rammarico, saputo o voluto riformare la legge elettorale; per i partiti, per tutte le formazioni politiche, la prova d’appello è ora quella della qualità delle liste. Sono certo che gli elettori ne terranno il massimo conto», ha sottolineato ancora il capo dello Stato. Al «loro giudizio si presenteranno anche nuove offerte, di liste e raggruppamenti che si vanno definendo. L’afflusso, attraverso tutti i canali, preesistenti e nuovi, di energie finora non rivoltesi all’impegno politico può risultare vitale per rinnovare e arricchire la nostra democrazia, dare prestigio e incisività alla rappresentanza parlamentare». «Il voto del 24-25 febbraio interverrà a indicare quali posizioni siano maggiormente condivise e debbano guidare il governo che si formerà e otterrà la fiducia delle Camere».

«L’insegnamento anche oggi ben chiaro: il rifiuto o il disprezzo della politica non porta da nessuna parte, è pura negatività e sterilità. La politica non deve però ridursi a conflitto cieco o mera contesa per il potere, senza rispetto per il bene comune e senza qualità morale», ha affermato Napolitano.

«Su tematiche cruciali ancora eluse in questa legislatura – riforme dell’ordinamento costituzionale, riforma della giustizia – non si può dimenticare che saranno necessari nel nuovo Parlamento sforzi convergenti, contributi responsabili alla ricerca di intese, come in tutti i paesi democratici», ha rilevato ancora Napolitano.

«Al di là delle situazioni più pesanti e dei casi estremi, dobbiamo parlare non più di disagio sociale, ma come in altri momenti storici, di una vera e propria questione sociale da porre al centro dell’attenzione e dell’azione pubblica», ha poi affermato il presidente della Repubblica.

«Scelte di governo dettate dalla necessità di ridurre il nostro massiccio debito pubblico obbligano i cittadini a sacrifici» e «contribuiscono a provocare recessione» ma «guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato», ha detto ancora Napolitano.

«Guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato», ha osservato quindi il presidente della Repubblica. «Scelte di governo dettate dalla necessità di ridurre il nostro massiccio debito pubblico – ha sostenuto – obbligano i cittadini a sacrifici, per una parte di essi certamente pesanti, e inevitabilmente contribuiscono a provocare recessione. Ma nessuno può negare quella necessità: è toccato anche a me ribadirlo molte volte. Guai se non si fosse compiuto lo sforzo che abbiamo in tempi recenti più decisamente affrontato».

«L’Italia non è un paese che possa fare, nel concerto europeo, da passivo esecutore; è tra i paesi che hanno fondato e costruito l’Europa unita, ha titoli e responsabilità per essere protagonista di un futuro di integrazione e democrazia federale, condizione per contare ancora nel mondo», ha continuato Napolitano.

Giovani, avete ragioni per «indignarvi» ma trovate ora la forza per «reagire». Questo è stato poi l’invito del presidente Napolitano. «Sono loro che hanno più motivi per essere aspramente polemici, nel prendere atto di pesanti errori e ritardi, scelte sbagliate e riforme mancate», ha spiegato. Ma «importante è che tra i Giovani si manifesti, insieme con la polemica e l’indignazione, la voglia di reagire, la volontà di partecipare a un moto di cambiamento e di aprirsi delle strade».

«Già un anno fa, avevamo 420 mila minori extracomunitari nati in Italia: è concepibile che, dopo essere cresciuti ed essersi formati qui, restino stranieri in Italia? È concepibile che profughi cui Š stato riconosciuto l’asilo vengano abbandonati nelle condizioni che un grande giornale internazionale ha giorni fa – amaramente per noi – documentato e denunciato?», sono le due domande amare che il presidente della Repubblica si è posto durante il discorso di fine anno.

«In momenti impegnativi di scelta come quello della imminente competizione elettorale è giusto guardare all’Italia che vorremmo nella pienezza dei suoi valori civili e culturali», ha affermato ancora Napolitano. «E quindi come paese solidale che sappia aver cura dei soggetti più deboli, garantendoli dal timore della malattia e dell’isolamento, che sappia accogliere chi arriva in Italia per cercare protezione da profugo o lavoro da immigrato e offrendo l’apporto di nuove risorse umane per il nostro sviluppo. Paese, quindi, l’Italia, da far crescere aperto e inclusivo», ha aggiunto il capo dello Stato.

«L’Italia non è un paese che possa fare, nel concerto europeo, da passivo esecutore; tra i paesi che hanno fondato e costruito l’Europa unita, ha titoli e responsabilità per essere protagonista di un futuro di integrazione e democrazia federale, condizione per contare ancora nel mondo», ha sottolineato ancora il capo dello Stato.

«Ho per ormai quasi sette anni assolto il mio compito, credo di poterlo dire, con scrupolo, dedizione e rigore. Ringrazio dal profondo del cuore tutte le italiane e gli italiani, di ogni generazione, di ogni regione, e di ogni tendenza politica, che mi hanno fatto sentire il loro affetto e il loro sostegno», ha concluso Napolitano.

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