In manette tre uomini vicini al mondo professionale dell’imprenditore. Il 31enne adesso sta bene ed è a casa. Rapitori volevano un riscatto di otto milioni, poi il blitz

Andrea Calevo

Andrea Calevo è stato trovato “da solo, in catene, in una cantina nel sotterraneo della villetta a Sarzana: quando ha sentito i rumori della polizia ha capito che lo stavamo liberando e ha fatto rumore battendo sul pavimento per richiamare l’attenzione. Ha collaborato per segnalare la sua presenza”. Lo ha detto il capo dello Sco (Servizio Centrale Operativo della polizia) Maria Luisa Pellizzari durante la conferenza stampa sulla liberazione di Andrea Calevo alla Procura di Genova. Calevo è stato liberato con un blitz interforze e per il suo sequestro sono stati fermati tre uomini, traditi dall’ordinazione di una pizza a domicilio. Inoltre, secondo quanto emerso dalle indagini, il 21 dicembre era stato chiesto un riscatto di otto milioni di euro ma “naturalmente non è stato pagato nulla”, ha detto a Tmnews il procuratore capo di Genova Michele di Lecce.

“Alla stanza, dove c’era una brandina, si accedeva attraverso una porta mimetizzata con dei mobili davanti. Calevo – ha raccontato Pellizzari – è in ottima salute, di ottimissimo umore. È stato trattato non particolarmente male, solo all’inizio è stato un po’ maltrattato, qualche schiaffo ma non ha nemmeno un livido. Sono ottime anche le sue condizioni mentali”.

La conferma che Andrea Calevo era nell’abitazione alla periferia di Sarzana, dove poi stamattina è stato trovato da polizia e carabinieri, è arrivata dall’intercettazione di una “recentissima” conversazione telefonica nella quale il proprietario della casa (il 70enne Pierluigi Destro, ritenuto l’ideatore del sequestro e uno dei tre fermati) ordinava una pizza a domicilio, ha spiegato il comandante del ROS dei carabinieri Mario Parente.

“Sono dimagrito perchè stavo in questa stanza, potendomi muovere poco. Mi hanno portato in questo posto, non sapevo niente, non avevo giornali, tv, orologio, non sapevo se fosse giorno o notte, pensavo che oggi fosse l’1 gennaio, ma non sentendo i fuochi d’artificio pensavo di essere molto isolato”, ha raccontato Calevo tornato a casa dopo la brutta esperienza. “Sto bene, grazie a tutti. Ora voglio rivedere mia madre”, le prime parole tra le lacrime dopo essere stato liberato.

“Grande soddisfazione” per l’operazione che ha portato alla liberazione di Andrea Calevo e al fermo di tre persone, due italiani ed un albanese, mentre si sta ancora vagliando la posizione di altre persone (“quattro/sei”) che potrebbero essere state coinvolte nella rapina nella villa di Calevo a Lerici. E’ così che Gaetano Chiusolo, direttore della Direzione centrale Anticrimine (Dac), ha fornito i primi dettagli dell’operazione interforze. “Innanzitutto – ha detto Chiusolo a Tmnews – grande soddisfazione per la liberazione dopo solo 14 giorni di questo giovane imprenditore”. Sin dall’inizio, ha proseguito Chiusolo, c’è stata “una grande sinergia tra la procura e gli investigatori di polizia e carabinieri che hanno condiviso strategie ed intelligentemente diviso i compiti”. Chiusolo ha confermato che Calevo è stato trovato “in una cantina-bunker priva di finestre, nell’abitazione del principale sospettato di essere l’autore del squestro, uno dei tre fermati. Ora stiamo vagliando le loro responsabilità”.

Si tratta di “due italiani, un 25enne ed un 70enne legati da rapporti di parentela, ed un albanese”. I tre, ha spiegato Chiusolo “lavoravano nel campo dell’edilizia” ma non sono ancora chiari gli enventuali rapporti con l’impresa di Calevo. Rapporti che sono “al vaglio degli inquirenti, così come la posizione di altre quattro/sei persone che potrebbero avere partecipato alla rapina”.

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