Berlusconi ancora all’attacco: “ci fu una congiura contro di me. Se vinco una Commissione d’inchiesta su governo Monti”. Ma la Lega dice no al Cavaliere, addio alleanza

Silvio Berlusconi vuole una Commissione d’inchiesta su Monti

L’alleanza con la Lega «spero si possa fare ma non è obbligatoria, perché pensiamo di avere la possibilità lo stesso di vincere anche se andassimo separati». Lo ha detto Silvio Berlusconi lasciando la residenza di via Rovani, al termine di una giornata in cui il vertice tra Lega e Pdl a Milano si è concluso senza spiragli per una possibile alleanza tra i due partiti in chiave elettorale. Il pressing del Cavaliere quindi non sortisce l’effetto sperato. Durante il vertice, il segretario Pdl Alfano twitta: «Discussione con Lega ancora in corso. Alcune importanti questioni, però, non ci convincono e potrebbero indurci a separare nostro percorso».

Sul rapporto con il Carroccio in vista delle alleanze nazionali «siamo in discussione perché – ha spiegato Berlusconi – ci sono cose che non ci convincono. In questo momento è ancora tutto aperto, non possiamo accettare cose a scatola chiusa». «Non è possibile procedere in una direzione come questa», è stata la risposta del Cavaliere al segretario leghista Roberto Maroni, che aveva chiesto al Pdl di trattare un’alleanza in Lombardia ma non nazionale. E a chi gli chiedeva se in caso di mancato accordo con la Lega, con anche la chiusura da parte di Gabriele Albertini, a quel punto il Pdl possa presentare a sua volta un suo candidato alla presidenza della Regione Lombardia alternativo a Maroni, Berlusconi si è limitato a rispondere: «Non lo so ancora, lo decidono i nostri organi istituzionali». «Non abbiamo parlato di candidati premier», ha tenuto poi a sottolineare Berlusconi, «ma sui candidati non abbiamo un problema, non abbiamo posizioni inconciliabili con la Lega, è su altre cose che discutiamo».

La Lega. Ma la richiesta a cui la Lega, a quanto apprende l’Adnkronos, sarebbe proprio un passo indietro di Berlusconi dalla candidatura a premier. Al Cavaliere, Maroni e i suoi riconoscerebbero il ruolo di capo della coalizione. Ma l’indicazione per la premiership – sarebbe questa la richiesta del Carroccio – dovrebbe essere per Angelino Alfano o aperta anche ad altri nomi, eccetto Berlusconi. Il ritorno in campo del Cavaliere, si rifletteva nei giorni scorsi in via Bellerio, rischierebbe di attirare pochi voti in più dalle file dei delusi del Pdl, ma di disperdere l’elettorato leghista contrario a una nuova alleanza con Berlusconi e galvanizzato dal nuovo corso “solitario” di Maroni. A conti fatti, temono i ‘lumbard’, i rischi potrebbero superare di gran lunga i benefici.

Il Cavaliere, arrivando a Milano prima dell’inizio dell’incontro con i vertici del Carroccio, si era detto «tranquillo» e fiducioso di potere trovare un accordo con la Lega, che altrimenti resterebbe «un partito piccolo. I francesi dicono ‘quantité negligeable’». «Se finissimo in competizione – aveva aggiunto – cadrebbero in un tempo, e in un tempo non lungo, sia Piemonte che Veneto e quasi circa cento amministrazioni comunali. Quindi la Lega si troverebbe fuori da tutti i giochi, diventerebbe un partito ininfluente. Non credo che arriveremo a questo».

Il governo Monti. «In quel momento c’è stata una vera e propria congiura e noi, vincendo, instaureremo subito una commissione per esaminare quei fatti», ha risposto Berlusconi ai giornalisti che alla stazione centrale di Milano gli hanno chiesto se si sia pentito di aver appoggiato il premier Mario Monti. Un Cavaliere piuttosto irritato ha aggiunto: «Ho sentito dire da Monti stesso e da altri ministri che eravamo sull’orlo del burrone, della catastrofe. Queste cose qua sono mascalzonate». Berlusconi è nel capoluogo lombardo insieme alla neo-fidanzata Francesca Pascale (foto) per incontrare Maroni: ennesimo vertice per studiare le eventuali alleanze elettorali.

Monti: ho parlato pure troppo. Laconica la replica di Mario Monti a Berlusconi: in vacanza a Venezia, il premier si limita a dire: «Ho parlato anche troppo».

«Incoerente-sleale-stampella della sinistra»: l’annuncio della nascita della creatura montiana ha scatenato l’ira del Pdl da cui è salita una ondata di sdegno e di veleno contro il Prof, reo di intralciare il cammino elettorale del centrodestra. «Dietro qualche candidatura moderata si nasconde un disegno di alleanza con la sinistra» ha attaccato Angelino Alfano rilanciando l’atto di accusa di Berlusconi che punta l’indice contro Monti: «Con la salita in campo, ha rinunciato a quel ruolo super partes che gli era stato affidato mettendolo a capo di un governo tecnico sostenuto dalla maggioranza parlamentare e dall’opposizione parlamentare».

Monti, ha detto ancora Berlusconi, aveva garantito che non avrebbe «approfittato della pubblicità dello stare sul pulpito di questo governo tecnico per poi presentari come protagonista politico. E lo ha fatto con una caduta di credibilità rilevante. Essendo senatore a vita e senza iscriversi alle liste elettorali ma assumendo il ruolo di leader dei partitini di centro. E con un programma scritto dal giuslavorista del Pd Ichino, che ora ha lasciato i democrats: un programma in quasi totale sitonia con quello del partito democratico».

Negli ultimi 20 anni «metà del tempo abbiamo governato noi, l’altra metà la sinistra, la quale puntualmente distrutto molte delle cose buone che avevamo fatto noi: per dirne una certe riduzioni delle imposte, per dirne un’altra il ponte sullo stretto, e via di questo passo», ha detto ancora l’ex premier Berlusconi in un’intervista all’emittente marchigiana Tvrs. Ai governi da lui presieduti Berlusconi ha rivendicato anche «40 riforme fatte», l’aver affrontato emergenze come quella dei rifiuti a Napoli, e «gli interventi per il terremoto degli Abruzzi, e con quanta differenza rispetto a quello che il Governo dei tecnici ha fatto in Emilia Romagna».

«Per cucire la bocca al signor Berlusconi la par condicio è diventata di 60 giorni: evidentemente hanno un mare di paura. Ma io dico che come nel ’94 stupiremo tutti», ha detto ancora Berlusconi, riferendosi alla sua ricandidatura che «spaventa» Monti così come la sinistra. «Come nel ’94 sono rimasto l’unico baluardo contro la discesa dei comunisti in Italia».

«Sono ottimista, da quello che vedo, dai sondaggi, da quello che sento andando in giro a parlare con gli italiani, siamo sulla buona strada per poter risultare vittoriosi, e fare dell’Italia, con una modifica della Costituzione, quello che volevamo fare da sempre: un paese moderno, civile, un paese in cui i cittadini vivano godendo non soltanto del benessere ma godendo di una vera libertà», ha detto ancora il Cavaliere.

Secondo Berlusconi, la ricetta per uscire dal tunnel è la diminuzione della «imposizione fiscale: oggi le imprese pagano dal 55% al 62% di tasse sui profitti. Bisogna allentare i vincoli che la burocrazia mette intorno alle aziende». Sul tema dell’astensione l’ex premier definisce «preoccupante quel 50% che sta nell’area del non voto o del voto di protesta, vedi Grillo. Se si continua a restare lì si finisce per consegnare il Paese alla sinistra, che ha nel suo programma una serie di tasse esiziali per l’economia. Gli italiani devono capire che non possono non interessarsi di politica e non votare, perchè in questo caso sarà la politica ad occuparsi degli italiani e dei loro figli».

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