L’ex pm: “io l’alternativa a berlusconismo e montismo. Grasso? E’ lo stesso collega che voleva dare al governo Berlusconi una medaglia per la lotta contro la mafia”

Antonio Ingroia attacca l’ex procuratore antimafia Grasso

Resa dei conti tra gli ormai ex vertici della magistratura antimafia e non è più soltanto una suggestione mediatica lo scenario che si delinea all’orizzonte. Molti osservatori politici hanno messo in contrapposizione le candidature del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso con il Pd e di Antonio Ingroia, ex procuratore aggiunto a Palermo, che guiderà una lista civica di sinistra “Rivoluzione civile”. Detto, fatto.

Ingroia non si è sottratto al confronto, ed ha attaccato a più riprese stamattina il collega e rivale politico nel corso della presentazione della sua iniziativa politica. “Grasso? Berlusconi lo candida… Volevo dire Bersani, ora capirete il mnotivo del lapsus”, ha detto. “Piero Grasso è il collega che voleva dare, nel maggio 2012, un premio, una medaglia al Governo Berlusconi per i suoi meriti nella lotta alla mafia”.

“E’ lo stesso procuratore antimafia – ha rincarato la dose Ingroia – che è diventato tale perché scelto da Berlusconi in virtù di una legge con la quale venne escluso Gian Carlo Caselli (attuale procuratore della Repubblica di Torino, ndr), colpevole di aver fatti i processi sul rapporto fra mafia e politica”.

Antonio Ingroia si candida premier alla guida di una lista a suo nome per la “Rivoluzione civile”: è questo il motto che compare sul simbolo presentato oggi alla stampa e che sovrasta il nome dell’ex procuratore aggiunto di Palermo e un disegno che richiama il popolo del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. La Lista Ingroia è “alternativa al berlusconismo e al montismo” e il magistrato ha a lungo polemizzato anche con il Pd, reo di aver dimenticato le proprie “radici”, che lui identifica nei nomi simbolo di Pio La Torre ed Enrico Berlinguer.

“Le liste sono ancora un cantiere aperto”, ha precisato il neoleader, che ha ammesso di non avere ancora raggiunto l’accordo con l’ala movimentista, legata alle battaglie dei referendum su acqua e nucleare, raccolta nell’appello “Cambiare si può” dell’altro ex magistrato Livio Pepino e del sociologo Marco Revelli. Ma l’accordo con i partiti (Idv, Rifondazione, Pdci, Verdi e gli arancioni di Luigi de Magistris ma non quelli di Giuliano pisapia, schierato col Pd) c’è ed è blindato, a giudicare dalla risposta che Ingroia ha fornito a una domanda sulla presenza dei leader in lista: “Sarebbe una mortificazione superflua – ha affermato – pretendere che i partiti che partecipano a questa nuova realtà debbano rinunciare ai propri leader”.

L’ex procuratore aggiunto di Palermo non ci sta a essere messo nell’angolo dei cattivi, e ha replicato a muso duro a chi distingue la sua candidatura a premier a capo di una lista civica da quella del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso nel Pd: “Ho letto le dichiarazioni di Violante che apprezza Grasso e ho letto le dichiarazioni di Dell’Utri che apprezza Grasso”, ha osservato. “E’ una convergenza che dovrebbe far riflettere”, ha affondato il colpo Ingroia.

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