Monti, Montezemolo, Casini, Riccardi: nasce un “nuovo” centro. Lista unica o federazione? Con loro anche Fini

Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini

ROMA – Mario Monti, Luca Cordero di Montezemolo, Pier Ferdinando Casini (con Lorenzo Cesa, quindi l’Udc), Andrea Riccardi: prende forma il nuovo centro che sosterrà la candidatura a premier dell’attuale presidente del Consiglio. Infatti sia i “centristi”, sia il presidente della Ferrari (e leader del movimento “Verso la Terza Repubblica”) sia il ministro per la Cooperazione Internazionale (e “capo” della Comunità di Sant’Egidio) hanno abbracciato l’Agenda Monti.

I quattro – come riporta Blitz Quotidiano – si sono incontrati proprio per stipulare un accordo elettorale sostanziale. Manca solo un dettaglio, che poi tanto dettaglio non è: lista unica o federazione di liste? Ma questo, dicono i bene informati (nello specifico l’agenzia Ansa), lo deciderà Monti. E con loro c’è anche Gianfranco Fini, che proverà a rilanciarsi sulle “ceneri” di Fli.

Intanto, però, il nuovo polo comincia a imbarcare gente: dal Pd sembra infatti in arrivo Pietro Ichino, che (accusato di aver scritto alcuni punti dell’agenda Monti), ha candidamente ammesso: “Ebbene sì, ho contribuito alla stesura di alcuni punti”.

A delineare per bene il pensiero di “quelli che il centro magari” è Casini, sul suo profilo Twitter: “E’ tutto nelle mani di Monti, con Bersani dopo il voto ma solo se serve. Giochiamo per vincere”.

Sulla stessa linea Riccardi, che era intervenuto su Radio 1 Rai: “Quella espressa da Mario Monti è una grande passione riformatrice per l’Italia. Siamo davanti ad un metodo nuovo di fare politica che parte dalle idee e dai bisogni del paese”. Per Riccardi Monti ha fatto ”un discorso rivolto agli italiani e non alla classe politica. Un discorso che vuole mostrare che il futuro non è fatto solo di sacrifici ma anche di prospettive di miglioramento”.

Per il ministro, tra i più vicini al premier nel governo, il movimento che nascerà ”intende fare riferimento al’Agenda Monti e proverà ad affermare un modello culturale, politico, e – perché no – elettorale, una posizione nuova”.

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