Renzo Bossi indagato per peculato. Avrebbe ottenuto rimborsi illeciti per 22 mila e 600 euro. Tra i conti contestati pure “consumazioni varie”, panini e bibite materiale informatico, taxi, pocket coffee, caramelle

Renzo Bossi

Per parecchi consiglieri del Pirellone, Milano è davvero da bere. Gli scontrini presentati, e puntualmente rimborsati dai gruppi consiliari di Lega e Pdl, raccontano di aperitivi in compagnia e birre a tarda sera. «Drink», «San Bitter» e «distillati» pagati dai politici con i soldi pubblici, compresi i «mojito» che Renzo Bossi si concede nei locali alla moda dopo una giornata di lavoro. Le note spese dei 37 politici regionali destinatari dei nuovi avvisi a comparire, con le convocazioni in procura al via dal 7 gennaio, confermano la tendenza: tanto ho e tanto spendo. Tocca ora ai magistrati stabilire se quegli acquisti siano conformi alle regole di correttezza e «accrescimento di prestigio del consiglio regionale».

A Renzo Bossi, figlio del Senatur, i pm imputano presunti rimborsi illegali per circa 22 mila e 600 euro. E’ rimasto al Pirellone fino allo scorso aprile, quando si è dimesso sull’onda delle indagini sui rendiconti del Carroccio. Gli scontrini del Trota sono decisamente bizzarri e rivelano una vita quotidiana a metà fra locali alla moda e merendine all’autogrill: patatine e caramelle, bibite e sigarette, elettronica e ristoranti. Il 6 luglio 2010 paga 24 euro poi rimborsati per «mojito, Campari e Negroni» all’Hollywood Living, la sera prima altri 24 euro per «tre Aperol Spritz». Il 3 ottobre, a quanto pare, decide di discutere di politica alla Cantina 61: qui spende «210 euro per quattro focacce bianche, 24 Aperol, cinque San Bitter, due acqua». Le altre voci rimandano a spuntini e pause al volo: «spremuta d’arancia e brioches farcite», «vigorsol, alpenliebe, acqua e caffè», oltre a «salatini, big fruit bosco, red bull più sigarette e morositas».

Poi c’è il comparto tecnologico: il 24 dicembre 2010 compra in un solo colpo Iphone, Ipad e accessori per complessivi 1.515 euro, il 20 settembre 2011 paga 1.740,85 euro per Macbook e Iphone, il 28 gennaio 2012 1.580 euro per un Macbook air e adattatori, il 9 febbraio 328 euro per un cellulare Samsung. Il 3 settembre 2011 spunta un «Coyote autovelox», programma che permette di localizzare gli autovelox ed evitare le multe.

C’è anche una fattura per un frigorifero da 159 euro, comprato il primo agosto 2011 al Mediamarket, e il giorno dopo una spesa da 41 euro per «birra, red bull, due spazzolini con nome, caramelle varie». E ancora «salviette rinfrescanti» e 235 euro il 21 novembre 2010 per «sette coperti» al Ristorante Milano. In nota spese un solo libro, ma significativo: «Carta straccia, il potere inutile dei giornalisti italiani», di Giampaolo Pansa.

Nelle carte degli altri consiglieri spiccano il volume «L’islam spiegato ai leghisti» di Khaled Fouad Allam comprato da Claudio Bottari (Lega) e un «mazzo di fiori» da 50 euro rimborsato a Roberto Alboni (Pdl). Il quale il 22 febbraio 2011 si reca da Giulio pane e ojio e per un «menù fisso» presenta una ricevuta da 200 euro. Mentre Edgardo Arosio (Lega) spende 500 euro per «25 menù concordati» all’osteria dal significativo nome di Magna e tas, mangia taci.

Per fortuna non funziona sempre così, visto che ad alcuni consiglieri indagati vengono contestate solo poche centinaia di euro. O, come a Rosi Mauri, tre pc e una stampante acquistati per 7.500 euro. «Erano per i miei collaboratori», ha spiegato ai pm. «Ho fatto Pasqua», ha detto riferendosi all’inchiesta sulla Lega nella quale peraltro non è indagata, «non voglio fare anche Natale».

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