Il professore non ha ancora sciolto la riserva. Si va alle urne il 24 e 25 febbraio. Pd: “grazie a Monti”. Pdl: “resti neutrale”. Casini: “rispetteremo la scelta del professore”

Mario Monti sta per comunicare se scenderà in campo

ROMA – Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere e quello che fissa la data delle elezioni politiche il 24-25 febbraio. Consultazioni lampo in mattinata al Quirinale dopo che Mario Monti ha rassegnato venerdì sera le dimissioni da premier nelle mani del Capo dello Stato Dopo un giro di consultazioni-lampo con i gruppi parlamentari e uno scambio di vedute con i presidenti di Camera e Senato, Napolitano ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere. «La strada era segnata», ha spiegato il presidente affacciatosi nel corridoio di fronte al suo studio per rispondere alle domande dei giornalisti.

Nessuno si aspettava scenari diversi dopo il ritiro della fiducia al governo Monti da parte del Pdl, l’8 dicembre alla Camera, e la conseguente decisione di Monti di dimettersi subito dopo l’approvazione della legge di stabilità. Lo ha riconosciuto anche Napolitano: al punto un cui si era arrivati non c’era altro da fare, perchè «non esisteva alcuno spazio per sviluppi parlamentari». E rinviare il governo alle Camere, ha detto il presidente, non avrebbe cambiato in alcun modo lo scenario. Il capo dello Stato rimanda al suo messaggio di fine anno, a reti televisive unificate: sarà quella l’occasione in cui farà le sue considerazioni finali su questo turbolento finale di legislatura.

Il governo ha ufficialmente fissato le elezioni per il 24 e 25 febbraio. La prima riunione delle Camere è stata convocata per il 15 marzo. A quel punto Napolitano, ancora al Quirinale per gli ultimi due mesi del suo mandato, darà l’incarico di formare il nuovo governo al vincitore delle elezioni.

Nel frattempo Monti resta in carica per lo svolgimento degli affari correnti; ormai niente può rinviare una sua presa di posizione circa il suo futuro politico.

Il Pdl, nelle consultazioni con il Colle, ha chiesto che il premier resti «neutrale» mentre il Pd, anch’esso freddo su una candidatura Monti, si è pronunciato per l’apertura di una nuova fase fatta di «politiche progressiste e riformiste».

Domani il premier avrà una doppia occasione per fare chiarezza: la tradizionale conferenza stampa di fine anno, appositamente fatta slittare dopo lo scioglimento delle Camere, e subito dopo la trasmissione televisiva «In mezz’ora».

Per tutta la giornata, nelle file dei centristi, è montato un certo pessimismo sulla sua candidatura: tanto che sono cominciate a circolare ipotesi alternative, come quella di Emma Marcegaglia (che però ha detto di non essere interessata). Anche Casini è sembrato avallare la tesi di un Monti ormai convintosi a restare a bordo campo quando ha detto che «rispetteremo la decisione di Monti qualunque essa sia». Ma il diretto interessato continua a non sbilanciarsi. E ai ministri ha spiegato di continuare a riflettere, aggiungendo di non aver ancora detto «nè sì nè no».

Berlusconi, intanto, approfitta degli ultimi giorni senza par condicio per continuare il suo tour elettorale tra le radio e le televisioni dove continua a lanciare bordate contro il prof. Questa volta il Cavaliere ha bocciato senza possibilità di appello l’operato del governo: «un disastro completo» è stato il suo bilancio dei 13 mesi di Monti a Palazzo Chigi. Secondo Berlusconi il Professore «non ha fatto nulla, nessuna riforma se non riportare tasse ed Imu». Altre bordate Berlusconi le rivolge a Casini e Fini che sono «entità praticamente nulle» alle quali gli italiani non dovrebbero dare il voto.

«Il percorso è stato vividamente prefissato e non ho avuto alcuna ombra da chiarire», ha detto il Presidente della Repubblica parlando dopo le consultazioni, invitando i partiti a una «campagna elettorale» dettata dalla «misura». «Non esisteva alcuno spazio per sviluppi in sede parlamentare» della crisi, ha assicurato Napolitano, ricordando che rimaneva «solo il tempo minimo indispensabile per approvare la legge di stabilità».

Napolitano, ha ricevuto al Palazzo del Quirinale, Mario Monti e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Antonio Catricalà. Il Presidente Monti ha controfirmato il decreto di scioglimento delle Camere. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ha quindi presentato per la firma i seguenti atti deliberati dal Consiglio dei Ministri: il decreto di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati per il 24 e il 25 febbraio 2013, nonché di determinazione della data della prima riunione delle nuove Camere fissata per il giorno 15 marzo 2013; il decreto di assegnazione alle Regioni del territorio nazionale e alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per l’elezione del Senato della Repubblica; il decreto di assegnazione alle circoscrizioni elettorali del territorio nazionale e alle ripartizioni della circoscrizione Estero del numero dei seggi spettanti per l’elezione della Camera dei Deputati. Il Capo dello Stato ha firmato i suddetti decreti, che sono stati controfirmati dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il presidente della Repubblica ha dato inizio a un breve giro di consultazioni con i rappresentanti dei gruppi parlamentari ricevendo per primi i capigruppi del Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. Poi è stato il turno di Anna Finocchiaro e Dario Franceschini del Pd, quindi a seguire tutti gli altri. oggi Napolitano vedrà i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Si voterà il 24 febbraio.

«Abbiamo sottolineato al presidente come andando a elezioni con un governo non eletto ma tecnico» Monti «dovrà tenere la sua collocazione fuori dalle parti» in questa campagna elettorale, ha detto il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, dopo le consultazioni con il capo dello Stato al Quirinale.

«Si è chiusa la fase del governo tecnico, si va alle elezioni e la sovranità torna al popolo. Noi siamo consapevoli che l’Italia merita ora un seconda fase», fatta di «politiche progressiste e riformiste», ha detto Franceschini, al termine del colloquio con il presidente della Repubblica. Franceschini ha aggiunto che ora deve passare «un principio molto semplice: chi ha di più deve mettere di più; chi di meno deve mettere di meno». Monti va ringraziato per aver messo a disposizione del paese la sua credibilità personale e un anno di lavoro proficuo, ma ora l’Italia «dopo i sacrifici sostenuti merita una seconda fase con politiche progressiste e riformiste basate su un semplice principio: chi ha di più deve mettere di più a disposizione della comunità», ha aggiunto Franceschini.

«È chiaro che la candidatura di Monti darebbe una grande autorevolezza alla nostra proposta politica, ma noi rispetteremo le scelte del presidente del Consiglio qualunque esse siano», commenta il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc ha annunciato «liste rinnovate del partito, senza guardare in faccia a nessuno». Parlando ad una manifestazione a Napoli, Casini ha aggiunto: «So che saremo determinanti, se non alla Camera almeno al Senato».

Sulla effettiva discesa in campo di Monti, comunque, Casini sembra ormai pessimista: «Mi auguro che tanti nella società civile che erano pronti a scendere in campo con Monti non allentino la presa», ha detto Casini. Quanto alla composizione della lista dell’ Udc con gli uomini di Montezemolo e di Fini, il leader dell’Udc ha affermato che il problema della ripartizione delle candidature «non è stato affrontato». «L’importante – ha aggiunto – è che ci sia la voglia e la capacità di testimoniare».

«Avremmo preferito che Monti avesse spiegato in Parlamento le ragioni delle sue dimissioni. Così purtroppo non è stato». Lo ha detto il presidente dei senatori dell’Idv, Felice Belisario, accompagnato dal capogruppo alla Camera, Antonio Borghesi, al termine del colloquio con il Capo dello Stato.

Si deve arrivare presto a un «Governo che non tradisca i risultati ottenuti da Mario Monti che ha rimesso in carreggiata l’Italia». Lo ha detto il presidente del gruppo parlamentare per il Terzo Polo (Api- Fli-Centro democratico) del Senato, Francesco Rutelli al termine del colloquio al Quirinale.

La Lega nord ha confermato la propria soddisfazione per le dimissioni di Mario Monti. «Ora non resta che fissare la data delle elezioni e dare il via alla campagna elettorale: a noi il 24 febbraio va bene», ha detto il capogruppo della Lega Nord al Senato, Federico Bricolo, dopo l’incontro con il presidente della Repubblica. Vogliamo andare sul territorio a fare campagna elettorale – ha proseguito -, poi siano i cittadini a scegliere«.

Una punta di amarezza accompagna Napolitano in queste vacanze di Natale. Il Professore è di fatto una sua creatura politica. Napolitano l’ha tirato fuori dal cilindro nel momento di massima difficoltà del Paese, quando Silvio Berlusconi era sotto il fuoco di sbarramento dell’Unione europea e la speculazione si avventava famelica sull’Italia. Non immaginava che il tecnico amato dalle cancellerie che contano avrebbe bruciato tutti sul tempo, dimettendosi ai primi segnali di battaglia di Berlusconi.

Dall’Ue fonti vicine al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ricordano che il presidente «ha già detto che il prossimo governo italiano non ha altra scelta che continuare le stesse politiche del governo Monti».

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