Italia e Spagna, Napoli e Barcellona: i modelli presepiali mostrano simboli e tradizioni in comune tra i due popoli

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Napoli e Barcellona sono due città molto simili, entrambe si affacciano sul Mediterraneo, hanno più o meno lo stesso numero di abitanti, linguisticamente il catalano ha influenzato il napoletano e hanno in comune molte tradizioni.

Durante il periodo natalizio le due città mediterranee sono strettamente legate dalla passione per il presepe. Anche se a prima vista i due modelli presepiali sembrano avere molti elementi in comune, in realtà il napoletano e il catalano si differenziano sotto molti aspetti.

Ogni anno, a dicembre, a Barcellona si organizza il tradizionale mercato natalizio di Santa Llúcia – Santa Lucia – e la piazza antistante la cattedrale barcellonese si riempie di decorazioni natalizie e, in particolar modo, di presepi e pastori tipici della tradizione catalana. Insieme al fotografo Matteo Manfredi, ispirati dal saggio del maestro Roberto De Simone sul presepe napoletano, ci avventuriamo tra i diversi stand ed espositori alla ricerca di differenze e analogie tra il presepe napoletano e quello catalano.

Matteo, appassionato del presepe napoletano, fa da guida e ne racconta la nascita e la storia tra gli aneddoti più interessanti sui pastori, sulla struttura e sul materiale utilizzato per la sua costruzione. Il presepe trae le sue origini dall’antichità, in tempi ben più remoti rispetto alla rappresentazione presepiale di San Francesco del 1223, considerata la prima ufficiale cristiana. A Napoli ritrovamenti archeologici a San Gregorio Armeno, la famosa strada dei pastori, hanno dimostrato che già in epoca pagana, esisteva un artigianato di statuette, in particolare dedicato alla dea Demetra.

L’avvento del cristianesimo come religione di stato comportò l’adozione, e una vera e propria riconversione, dei riti e delle feste pagane che vennero in questo modo trasformati secondo le indicazioni cristiane. L’esempio più lampante è l’adozione del 25 dicembre come giorno della nascita di Gesù che nella tradizione pagana rappresentava, invece, la nascita del sole legata alle feste propiziatrici di fine anno.

Il presepe napoletano è una continua mescolanza tra sacro e profano, tra tradizioni antichissime e l’evoluzione del cristianesimo, tra remoti culti pagani e i riti cristiani. Tutto ciò è visibile ancora ai giorni nostri all’interno del presepe. Ogni elemento ha una sua propria simbologia che va al di là del ruolo ricoperto. È un continuo richiamo al simbolismo mistico e infernale, al mondo sotterraneo e a quello celeste.

L’acqua, per esempio, rappresenta la purezza ed è una tappa obbligata in tutti i presepi tradizionali, prima di raggiungere la Luce. Ma è anche un elemento del mondo sotterraneo, infatti, attraverso il pozzo rappresenta il collegamento tra la superficie e le acque sotterranee. Una credenza popolare narra che l’acqua del pozzo, la notte di Natale, fosse infestata da spiriti diabolici capaci di possedere chi l’avesse bevuta. Anche la fontana collega i due mondi, ma, al contrario del pozzo, ha una simbologia positiva perché è il luogo dove la Madonna ricevette il primo annuncio dell’Angelo. Altro elemento di collegamento è il ponte che simboleggia il passaggio tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.

Tra le leggende e gli aneddoti, particolarmente interessante è la simbologia e l’evoluzione nel corso dei secoli del ruolo dei Re Magi. Anche queste figure sono legate a riti antichissimi, infatti, la barba rossa, bianca e nera dei Magi rappresenta la diversa posizione del sole, al mattino, a mezzogiorno e di notte, quindi simboleggia il movimento solare. La tradizione antica voleva la presenza di una quarta figura, quella femminile della Regina Magia che rappresentava la luna e che era sposa fedele del Re moro, quindi della notte. Sono tante le storie che Matteo racconta e scambia con gli espositori catalani che lo ascoltano incuriositi e sorpresi.

Il presepe catalano, infatti, a differenza di quello napoletano, si sviluppa principalmente verso la fine del 1700 ed è fortemente influenzato dalle costruzioni presepiali che venivano portati in Spagna provenienti dalla città di Napoli. Nel catalano non c’è una simbologia precisa e le figure fanno riferimento quasi esclusivamente alla tradizione cattolica mentre le scene rappresentate si riferiscono alla vita contadina di quei tempi.

Un’ ipotesi che ci conferma Leonardo, un espositore che sin da ragazzo lavora al mercato e porta avanti la tradizione di famiglia. Ci descrive la figura del Caganer, il tradizionale pastore catalano che rappresenta il pages (contadino in catalano), un personaggio simbolico vestito nel tipico costume catalano con cintura e berretto rosso, mentre sta defecando ed è, storicamente, la figura più importante del presepe di tradizione catalana. È il simbolo di fertilità della terra ed è di buon auspicio per l’anno a venire. – I catalani non gettano nulla, mai. Anche gli escrementi servono e si riutilizzano come fertilizzanti – afferma orgoglioso Leonardo pensando a tempi ormai passati.

Ci spostiamo di pochi passi e arriviamo a un altro stand dove ci imbattiamo nella signora Dolores che, anche lei come Leonardo, è erede della tradizione familiare che iniziò con il nonno. Ci racconta che il mercato di Santa Llúcia è nato nel 1785 e la sua famiglia gestisce lo stand sin dagli anni ’20 del secolo scorso. Ci mostra i pastori tipici della tradizione catalana, la ragazza che fila, il pescatore e la lavandaia che, a differenza di quella napoletana, non ha alcun valore simbolico. Secondo la tradizione popolare partenopea, la lavandaia era una delle levatrici della Madonna che volle accertarsi della sua verginità, ma la mano, che aveva tanto osato, rimase incenerita e guarì solo dopo aver toccato il divino Bambino.
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Queste sono solo alcune delle storie che riempiono il presepe napoletano in ogni sua parte. Il nostro giro nel mercato termina qui e Matteo conclude con una riflessione su San Gregorio Armeno che considera ombelico del Mediterraneo e luogo dove sono confluite tutte le tradizioni, antiche e più recenti, che hanno dato origine al presepe napoletano, peculiarità unica della città di Napoli e della sua storia.

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