La corazzata di Tolkien contro i “Soliti idioti” nelle festività che sanciscono l’avvio del post cinepanettone

Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio

J.R.R. Tolkien contro I soliti idioti. Un kolossal che macina incassi pazzeschi in tutto il mondo, Lo Hobbit, contro un piccolo film autarchico che pretende di cogliere attraverso la volgarità più proterva lo sfascio presente, dunque se ne infischia se oltre confine risulta insensato. E ancora: un fantasy che apre una trilogia piena di creature mostruose, spingendo la tecnologia oltre i propri limiti, contro una seconda puntata che a sua volta trabocca di «mostri» scolpiti a colpi di make up, ma nel senso comico del termine.

Il bello della Grande Sfida di Natale, specialità italica, è che riprende ed esaspera tutto ciò che agita il nostro mercato sempre più in crisi. A Hollywood, e alle sue succursali, il grande spettacolo. All’Italia, e alla sua inarrestabile fabbrica di comici, le risate (oltre ai Soliti idioti ci sono la fantasatira di Tutto tutto niente niente e il post-panettone Colpi di fulmine). In termini economici lo scontro sembra destinato a concentrarsi su questi titoli, con schegge non trascurabili destinate ai film d’animazione – a Natale forse i bambini spegneranno i computer – e alle suggestioni romantico-politiche di Robert Redford, che con La regola del silenzio torna al thriller impegnato di una volta. O a quelle romantiche e basta di Susanne Bier e Pierce Brosnan(Love Is All You Need).

Anche Vita di Pi, col suo stravagante mix di ingredienti forti e contenuti «alti», dovrebbe scatenare il tam tam fra chi cerca immagini mai viste e accostamenti spericolati (ogni Natale decreta il trionfo di un film d’autore, purché di alto profilo spettacolare, e questo è addirittura in 3D).
I più esigenti però aspettano con ansia il 2013. Il 3 gennaio infatti usciranno pezzi da novanta come The Master, il grande film su Scientology di P. T. Anderson (non confondere col Wes Anderson di Moonrise Kingdom). O l’ultima impresa di Tom Cruise, Jack Reacher: la prova decisiva, irresistibile thriller tutto adrenalina e finezze (accoppiata insolita) firmato dallo sceneggiatore dei Soliti sospetti, Christopher McQuarrie.

Senza dimenticare Mai Stati Uniti dei Vanzina (cinque estranei scoprono di avere un padre in comune…), saggiamente chiamatisi fuori dal calderone natalizio. O il premiatissimo Buon anno Sarajevo della bosniaca Aida Begjc, forse il primo grande film dalla Sarajevo post-bellica. Per finire col nuovo e misterioso Tornatore, La migliore offerta: thriller mitteleuropeo ambientato nel mondo delle aste, con Geoffrey Rush, Jim Sturges e Donald Sutherland. I beninformati lo paragonano a Una pura formalità. Uno dei suoi film migliori.

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