Incontro senza esito a Roma per la “conciliazione” sui contratti di finanza derivata: posizioni Comune e banca restano ancora lontane. Un altro incontro l’8 gennaio

Bnl vuole il “componimento bonario” sulla vicenda dei contratti swap

Fumata nera tra Comune e Bnl al termine dell’incontro tenutosi nelle scorse ore a Roma per il tavolo di conciliazione sulla causa in atto tra le parti sui contratti “swap” a suo tempo stipulati dall’ente locale con l’istituto di credito e nell’ottobre 2011 annullati da Palazzo dei Giurati.

A chiedere un accordo è stata proprio la Banca Nazionale del Lavoro SPA, che ha depositato a Roma presso ADR Center, organismo di mediazione accreditato, istanza per l’avvio di una procedura di mediazione. Nella capitale si sono recati l’assessore Fabio D’Urso e l’avv. Nino Parisi, legale incaricato dal Comune per questa controversia.

“La discussione è stata interlocutoria, noi abbiamo la nostra visione della situazione e Bnl ne ha un’altra che non coincide con la nostra”, ha reso noto D’Urso al rientro dalla missione a Roma. Un nuovo incontro si terrà ora l’8 gennaio. Nodo del contendere sono i diffenziali scaduti e non pagati, oggetto dell’azione giudiziaria intrapresa dal Comune nei confronti di Bnl e quindi della contesa in atto sia al Tribunale di Messina che al Tar di Catania, dove BNL si è opposta alla delibera di Giunta del Comune cha ha disposto l’annullamento dei due contratti.

“Bnl – spiega l’assessore D’Urso – ritiene di essere disposta ad accollarsi i costi dell’estizione anticipata del contratto a suo tempo posto in essere sino al 2019, per un importo di 170 mila euro ma vorrebbe che sia il Comune a caricarsi i costi dei diffenziali scaduti e non pagati, per un importo di circa 80 mila euro. Non condividiamo questa soluzione”. Gli accordi contrattuali di finanza derivata furono stipulati dal Comune di Taormina con Bnl, nel 2002 e 2005, quando il “contratto swap” fu rinegoziato e rinominato “Irs con collar”.

Dagli atti il Comune non ha tratto i benefici sperati e ha consultato, per un’analisi specialistica dei contratti, la Ifa Consulting di Verona. Da questo parere sarebbero emersi “costi occulti e/o invisibili”, sostenuti dall’ente, pari a 47 mila 640 euro, oltre i differenziali negativi per un ammontare di 103 mila euro circa e un “mark to market” (disponibilità del saldo) al 30 giugno 2011 pari a 121 mila 289 euro”.

Siamo certi che converrebbe davvero fare una transazione al Comune di Taormina, che in questa vicenda pare aver chiaramente subito un danno economico?

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