Il premier ha rimesso il suo mandato, domani via alle consultazioni e poi verrà fissata la data delle elezioni.  L’annuncio di Monti è imminente ma vuole carta bianca

Mario Monti

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi alle 19 al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, “il quale, essendosi concluso l’iter parlamentare di esame e di approvazione della legge di stabilità e del bilancio di previsione dello Stato, ha rassegnato le dimissioni del governo da lui presieduto, già preannunciate come irrevocabili secondo quanto risulta dal comunicato diramato dal Quirinale l’8 dicembre scorso”. Lo ha reso noto la presidenza della Repubblica, al termine dell’incontro fra il premier e il Capo dello Stato.

Il Presidente della Repubblica “ha preso atto delle dimissioni e ha invitato il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti. Il Capo dello Stato consulterà i Presidenti dei gruppi parlamentari nella giornata di domani”.

“Però pure lui, lasciarci così nel dubbio. Mi sembra sor Tentenna?”. Scherzano, ma neanche troppo, i deputati centristi, che ora vogliono chiarezza da Monti, finalmente con le mani libere dal mandato di primo ministro. E’ finito l’ultimo giorno di scuola, la campanella è suonata, il cordone ombelicale con Montecitorio è tagliato e i prossimi due mesi si schiudono davanti generando sensazioni che lambiscono l’horror vacui.

A tranquillizzare i mcentristi in fondo basterebbe un cenno di Mario Monti, che però ancora non arriva. Arriva invece una voce, che si spande nei Palazzi, che si alimenta nelle confidenze che i colonnelli del montismo si scambiano a mezza bocca. La voce prende forza e trae linfa, l’effetto finale assomiglia al panico.

Eppure, solo ieri il professore ha ricevuto un’inedita incoronazione a Melfi. Eppure da giorni i ministri-portavoce diffondono slogan tranquillizzanti. E Monti non fa nulla per frenarli, anzi. Eppure qualcosa è cambiato, Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo e Gianfranco Fini non garantiscono alle rispettive truppe l’agognato ‘sì’, seminano dubbi dopo colloqui con i massimi ambasciatori del montismo. E tanto basta per generare ansia.

Non tutto è perduto, naturalmente, perchè ancora nulla è definitivo. C’è voglia di considerare anche l’opzione B. Quella C invece no, sarebbe devastante (per i centristi) uno schema d’intesa tra il Pd e il Professore in vista dei futuri assetti istituzionali, in cambio di un passo indietro. L’opzione B invece è racchiusa in un sospetto, quello che l’attuale premier stia frenando per ottenere una delega in bianco. Fosse un politico come gli altri, si direbbe che si tratta di un tentativo di alzare il prezzo. Perché Montezemolo frena sulla lista unica, Casini e Fini sono alle prese con resistenze interne fortissime, una costellazione di liste rischia di rendere meno credibile il progetto, a suon di trattative sulle “quote”. Monti starebbe già giocando questa partita, provano a rassicurarsi fra loro i colonnelli, in un vorticoso giro di chiamate che travalicano anche i confini di schieramento.

Le prossime ore saranno determinanti. I big centristi sentiranno al telefono il professore alla vigilia della conferenza stampa di domenica. Pronti a sfruttare anche solo uno spiraglio lasciato libero da Monti, magari accelerando bruscamente per dare una veste unitaria al progetto. Ma intanto i soldati semplici restano sulla graticola. E le Camere chiuse non aiutano a risollevare il morale.

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