Censimento Istat, siamo 59,4 milioni: popolazione sempre più vecchia e in crescita grazie agli stranieri

Mario Balotelli

ROMA – Un Paese di 59,4 milioni di residenti, aumentati di circa due milioni e mezzo in dieci anni ma solo grazie al forte incremento di stranieri. Già, perché gli italiani, invece, sono diminuiti di 250 mila unità. Un Paese sempre più «rosa» dove ogni 100 donne ci sono 93,7 uomini ma anche sempre più vecchio, dove in 40 anni si è passati da 1,1 a 3,8 anziani per ogni bambino e dove gli ultracentenari in 10 anni sono aumentati del 138,9%.

È così che il quindicesimo Censimento della popolazione «fotografa» l’Italia alla data del 9 ottobre 2011. La popolazione censita, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, diventa riferimento legale e viene perciò definita «popolazione legale»: questi numeri serviranno anche per le future elezioni.

Dall’ultimo censimento, del 2001, i residenti sono aumentati del 4,3%. L’incremento è dovuto solo agli stranieri: in 10 anni sono aumentati di 2.694.256 unità mentre gli italiani sono diminuiti di 250 mila (-0,5%). I cittadini stranieri risultano in crescita in tutte le regioni, mentre gli italiani diminuiscono nel Mezzogiorno oltre che in Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia. I maggiori incrementi di popolazione si rilevano nelle regioni del Centro-Nord, specie in Trentino-Alto Adige (+9,5%), Emilia-Romagna (+8,5%), Lazio (+7,6%), Lombardia (+7,4%) e Veneto (+7,3%). Al contrario, al Sud e nelle isole si registrano incrementi lievi (1% in Campania, Puglia e Sicilia) e perdite di popolazione (superiori al 2% in Molise, Basilicata e Calabria).

Sono passati da 1.334.889 milioni a 4.029.145 milioni, con una crescita del 201,8%. Due su tre risiedono al Nord, il 24% al Centro e il 13,5% al Sud. Le donne straniere sono il 53,3% del totale, ma salgono al 56,6% al Sud. Quasi un quarto degli stranieri vive in Lombardia, il 23% in Veneto e in Emilia Romagna. È perlopiù una popolazione giovane: il 46% ha un’età compresa tra 25 e 44 anni. Aumenta di molto anche l’incidenza sulla popolazione totale, che passa da 23,4 stranieri per mille del 2001 a 67,8 del 2011; l’Emilia Romagna registra l’incidenza più elevata (104 ogni mille) tra le regioni e Brescia tra le città (166,1 ogni mille).

In Calabria, Puglia, Sicilia ma anche in Trentino-Alto Adige l’età media è di 42 anni, mentre in Campania scende al livello minimo di 40 anni. Il valore massimo in Friuli-Venezia Giulia e Liguria, dove l’età media si attesta rispettivamente a 46 e 48 anni. Il comune più giovane è Orta di Atella (Caserta) con una età media di 32 anni, il più vecchio è Zerba (Piacenza), con ben 65 anni.

L’invecchiamento della popolazione risulta evidente: in 10 anni gli over 65 sono passati dal 18,7% al 20,8%. Anche i gli over 85 incrementano il loro peso sul totale della popolazione (dal 2,2% al 2,8%); in particolare, aumentano del 78,2% nella classe 95-99 anni e del 138,9% in quella degli ultracentenari. Questi ultimi infatti erano 6.313 nel 2001 mentre nel 2011 sono diventati 15.080, con una percentuale di donne dell’83,7%: due di queste alla data del censimento avevano compiuto 112 anni. La Lombardia è la regione in cui è stato rilevato il maggior numero di ultracentenari (2.391, 15,9%), seguita dall’Emilia-Romagna (1.533, 10,2%) e dal Veneto (1.305, 8,6%). Di contro, diminuiscono i residenti di età compresa tra i 10 e i 39 anni (-10%) e ancor più quelli di età 25-29 anni (-22,9%).

La Capitale si conferma il Comune più popoloso d’Italia con 2.617.175 residenti, seguita da Milano (1.242.123), Napoli (962.003), Torino (872.367) e Palermo (657.561). Nel Nord-Ovest si concentrano i Comuni più piccoli e il primato va a Pedesina con 30 abitanti, seguita da Menarola (46), entrambi in provincia di Sondrio. La popolazione si distribuisce per il 26,5% nel Nord-Ovest, per il 23,5% al Sud, per il 19,5% al Centro, per il 19,3% nel Nord-Est e per il restante 11,2% nelle isole. La regione più popolosa è la Lombardia con 9.704.151 residenti, quella con meno abitanti la Valle d’Aosta (126.806

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