Lite tra la consigliera regionale e un giornalista: “mi hai toccato una tetta? Se ti tocco io guarda che sono ca…i”

Nicole Minetti

ROMA – Nicole Minetti continua a far discutere e stavolta se la prende con un giornalista: ”Che fai? Mi hai toccato una tetta?”. Comincia così il dialogo surreale tra il consigliere regionale della Lombardia e uno dei cronisti che la incalzava. I giornalisti volevano rivolgere alla Minetti domande sui rimborsi spese che la Regione elargiva ai consiglieri e che adesso i giudici contestano (dicendo che sono stati utilizzati per “spese private”).

La Minetti (che teoricamente doveva difendersi dalle domande del giornalista) parte invece all’attacco: “Che fai? Mi hai toccato una tetta?”, e scappa scortata dalle sue guardie del corpo.

Il giornalista non si perde d’animo e la insegue: “Cosa ci sa dire delle spese? Pare ci fossero alberghi, Spa… Che impegni istituzionali erano?”. Lei risponde infastidita: “La Spa lo stai dicendo te”.

E lui continua. Pochi secondi e la Minetti si gira, e stavolta non è infastidita, è proprio inferocita: ”Se mi tocchi un’altra volta, poi ti tocco io e sono cazzi”…

Come scrive “Il Fatto Quotidiano”, insomma, finisce con la tetta di Nicole Minetti il quasi ventennio di Roberto Formigoni. E non poteva essere che lei il simbolo dei titoli di coda di un crollo avvenuto a rallentatore. La legislatura più breve della Lombardia (iniziata nel 2010) si chiude con il capogruppo della Lega, Stefano Galli, costretto ad ammettere di essersi fatto rimborsare il pranzo di nozze della figlia. “Erroneamente”, dice lui. C’è da credergli: è appena al suo quinto mandato, dopo 22 anni e sei mesi in Regione è comprensibile non avere ancora dimestichezza con le note spese.

Finisce, questo Pirellone della fu eccellenza, con il Celeste che si chiude al 32simo piano del suo grattacielo per brindare al Natale mentre nell’aula del consiglio al meno uno i consiglieri della sua ex maggioranza (Pdl e Lega) scappano e si nascondono dai giornalisti.

E ti chiedi se poi quest’uomo di mezz’età, che mette giacche arancioni nel tentativo di coprire la polvere accumulata addosso in mezzo secolo di politica, se lo meriti davvero di essere accompagnato sul finale dai suoi uomini indagati per dei rimborsi da rubagalline. E soprattutto essere offuscato, lui tabellano Ciellino con voto di castità e povertà, da una tetta. Anche se ad Arcore direbbero che non era “una qualsiasi”.

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