Largo ai “soliti noti”: deroghe a Bindi, Finocchiaro, Franceschini e Letta. Verso la lottizzazione tra correnti. Il listino di Bersani mette il punto esclamativo

Pier Luigi Bersani

ROMA – Ora la gara è a entrare nel listino, nella «quota nazionale» di candidati al parlamento riservata al segretario del Pd. Parlamentari uscenti o non che non dovranno passare dal lotto delle primarie.

Trattasi di una riserva che, tanto per cominciare, non comprenderà solo personalità con competenze tecniche, come spiegavano il 17 dicembre i fedelissimi di Pier Luigi Bersani.

La torta arriverebbe a quasi 130 posti. Sarà divisa tra circa 85 seggi dedicati a personalità della società civile o con competenze particolari. A questi, però, bisognerà aggiungere circa 40-45 posti per i capilista di Camera e Senato, che, è l’orientamento, entreranno di diritto nel listino.

Ma negli 85 non ci saranno solo i Miguel Gotor o i Carlo Galli, intellettuali, storici o filosofi. Potrebbero rientrare anche parlamentari uscenti che vantano conoscenze in tema economico, istituzionale, finanziario, di tecnica parlamentare. Con un occhio, o forse due, agli equilibri tra le correnti.

Tanto che al Nazareno già gira uno schemino che fissa una «lottizzazione» all’interno del listino, per garantire una quota di eletti sicuri alle varie componenti del partito. Ai renziani Bersani vorrebbe offrire una quindicina di posti, intorno ai 10 spetterebbero a Dario Franceschini e a Walter Veltroni, otto a Enrico Letta, tra i cinque e i sei a Beppe Fioroni, cinque a Rosy Bindi.

Le correnti troveranno soddisfazione anche grazie alle quote riservate alle cariche istituzionali o di partito. Così i capigruppo di Camera e Senato (Franceschini e Anna Finocchiaro), il vicepresidente della Camera (nonché presidente del partito) Rosy Bindi, i vice (il vicesegretario è Enrico Letta, i vicepresidenti sono Ivan Scalfarotto e Marina Sereni) e pure il presidente dell’Anci Graziano Delrio dovrebbero entrare nel listino.

Non solo. A differenza di quanto ha ripetuto Bersani, la quota riservata è ben più del 10% del totale degli eletti del Pd. Lo spiega a Lettera43.it una fonte beninformata: «I candidabili alla Camera e al Senato sono in tutto 945. Di questi 85 entrano nel listino, più i 40 capilista. Sul totale dei candidati è poco più del 10%, ma a differenza di chi corre alle primarie, i candidati del listino saranno messi in seggi sicuri. Quindi, alla fine, saranno i ‘blindati’ circa il 30% degli eletti». Morale, un terzo delle truppe parlamentari del Pd sarà di stretta fiducia del segretario.

A restare fuori da tutto, listino e primarie, sono molti parlamentari che pure in questi anni si sono costruiti un consenso nazionale e un certo riconoscimento. E guarda casa sono tutti non bersaniani.

Tra chi si è schierato con Renzi rimarranno fuori, a meno che non siano recuperato all’ultimo nel listino, Stefano Ceccanti, Enrico Morando, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Andrea Sarubbi e lo stesso Paolo Gentiloni, che per ora ha deciso di concentrarsi su Roma.

Ma ad essere penalizzati non sono solo i supporter del sindaco di Firenze. Altre esclusioni eccellenti sono quella di Marco Follini e Paola Concia, dell’area Marino, che sta riflettendo in queste ore se candidarsi alle primarie o no.

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