L’Emilia insegna. Le attività petrolifere nel sottosuolo delle aree interessate da faglie attive, che hanno causato sismi distruttivi come quello del maggio 2102, e sono in grado di generare altri terremoti, vanno sospese subito

un’immagine simbolo del terremoto in Emilia Romagna

Sicurezza del territorio e dei cittadini e tutela di tutte le georisorse in relazione alle attività petrolifere nel sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche. Certamente è un problema nuovo…

Non vi sono esperienze di attività di stimolazione del sottosuolo lungo faglie sismogenetiche. Si sa che le stimolazioni del sottosuolo possono innescare sismi di non elevata magnitudo in aree dove sono assenti le faglie attive.

Si può pensare che decine di stimolazioni nel sottosuolo, dove vi sono sicuramente faglie attive sismogenetiche che hanno già causato terremoti di elevata magnitudo, possono destabilizzare il precario equilibrio esistente nel prisma di rocce nel quale è già accumulata “energia tettonica” da decine e centinaia di anni.

Come si è visto in Emilia, con gli eventi del maggio scorso, si sono riattivate varie faglie subparallele a quella lungo la quale si è avuta la prima rottura. E’ evidente che vi è un prisma di rocce che ha la base intorno ad 8-9 km dalla superficie e la sommità tra 1 e 2 km ed è lungo alcune decine di Km che è stato interessato dall’accumulo di “energia tettonica” interessato e dalle deformazioni. Tutto questo prisma da secoli e fino al maggio scorso si è “opposto” allo scorrimento verso nord che ha orinato i sismi.

Se si vedono le carte ufficiali di INGV si nota che è individuata una fascia larga circa 20 km in direzione ovest-est circa all’interno della quale, nel sottosuolo, vi sono le faglie sismo genetiche che hanno determinato i vari eventi del maggio nella zona epicentrale. Oggi, come ieri, si sa che in quel sottosuolo vi sono faglie attive ma non si sa esattamente dove esse siano; nè si conosce la loro geometria.

E’ noto che una superficie di faglia è ondulata lungo l’immersione e la direzione dal momento che taglia corpi con differenti caratteristiche meccaniche. Lungo le superfici di faglia, pertanto, vi sono fasce dove la resistenza allo scorrimento è massima ed altre dove non c’è praticamente resistenza.

Il problema è che non conoscendo posizione e geometria, ma sapendo comunque che ci sono queste situazioni, non si sa in quale parte del sottosuolo si facciano “stimolazioni” per forzare la risalita degli idrocarburi. E non si tratta di una sola stimolazione, ma di decine.

Il buon senso impone di conoscere prima esattamente posizione e geometria delle faglie attive e poi di valutare dove si può intervenire in sicurezza nel sottosuolo che sicuramente è interessato da faglie attive.

Questa proposta è da prendere in considerazione solo dove nel sottosuolo si trovano faglie attive che in passato hanno già originato terremoti.

Nessuno oggi è in grado di fornire elementi conoscitivi certi circa le faglie attive nel sottosuolo nè è in grado di stabilire quanta “energia tettonica” sia già accumulata nel sottosuolo dove ci sono le faglie attive che decine di anni fa o alcuni secoli fa hanno originato un evento sismico di considerevole magnitudo.

E’ innegabile che il sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche è un sottosuolo tettonicamente instabile come dimostrano i sismi verificatisi e originati dalle faglie attive che interessano la crosta.

E’ un sottosuolo certamente “sensibile” a decine di stimolazioni all’interno del volume di rocce interessate dall’accumulo naturale di “energia tettonica”. E’ evidente che non si possono eseguire stimolazioni varie indifferentemente, sia nel sottosuolo senza faglie attive che nel sottosuolo con faglie attive sismogenetiche. Quanto meno si dovrebbe avere una precisa conoscenza della ubicazione e geometria delle faglie attive prima di eseguire operazioni nel sottosuolo.

In questo quadro ci sono persone che continuano ad affermare che le varie attività petrolifere nel sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche non possono favorire l’innesco di sismi!

E’ evidente che si tratta di affermazioni da “ignoranti delle reali problematiche” e/o esclusivamente mercenarie!

E’ strano che vi siano persone che negano l’esistenza del problema che emerge sulla base di tutte le conoscenze scientifiche esistenti!

Negli ultimi tempi si stanno diffondendo le attività petrolifere in aree interessate da faglie attive sismogenetiche che hanno causato e potranno originare eventi sismici, da georisorse rinnovabili di importanza strategica per l’assetto socio-economico di oggi e di domani quali le risorse idriche ed il suolo che consentono attività produttive agricole di pregio. Un aut-aut che non si deve mai porre! Petrolio…o…acqua? Petrolio…o…suolo?

E’ innaturale e antidemocratico imporre gli interessi del petrolio ai cittadini che con acqua e suolo devono campare oggi e in futuro!

Il petrolio è “ricco, potente e arrogante”: deve avere a disposizione vasti territori da inquinare e da sfruttare a basso prezzo. Valutate attentamente se è compatibile con le caratteristiche ambientali e le georisorse dei vostri territori! Altri hanno già detto, per voi, che il petrolio arricchisce! Bisogna vedere chi si arricchirà e dove!

Deve essere chiaro che le leggi attuali e la compiacente e disattenta “azione” dei rappresentanti delle pubbliche istituzioni rendono, di fatto, incompatibili lo sfruttamento ad ogni costo degli idrocarburi (risorsa ricca sfruttabile in poco tempo e “potenzialmente corruttrice”) e la conservazione e valorizzazione delle altre georisorse (risorse di vitale importanza per le generazioni passate e future) in aree caratterizzate da acquiferi molto permeabili per fatturazione e carsismo, come l’alta val d’Agri in Basilicata, che alimentano sorgenti di acqua potabile con portate complessive di oltre 2000 l/sec.

Le compagnie petrolifere sono tra “coloro che realmente comandano il mondo”: non hanno mai avuto contrasti insuperabili, in qualche modo li hanno superati! Non capiscono l’opposizione di una parte dei cittadini che sono preoccupati del potere che le pubbliche istituzioni concedono per effettuare attività nel sottosuolo: anche sulle faglie attive sismogenetiche. Cercano di convincere e ammorbidire! Ma non mollano! Va tenuto presente che i petrolieri agiscono nel rispetto delle vigenti leggi.

Chi ha ragione in base alle leggi vigenti? Tutti! I petrolieri che agiscono nel rispetto delle leggi! I cittadini che difendono la loro esistenza, le risorse del loro territorio, la possibilità di continuare a vivere sul territorio come nei millenni passati. Chi sbaglia in base alle vigenti leggi?

Gli eletti dai cittadini a livello nazionale e locale che devono tutelare e salvaguardare il territorio, le risorse naturali di importanza strategica come suolo, acqua superficiale e sotterranea, la salute dei cittadini che li hanno votati. Molto spesso gli amministratori ai vari livelli istituzionali, una volta eletti, si dimostrano molto più vicini al potere dei petrodollari che ai cittadini: quindi sbagliano! Ma, prima di tutto, sbagliano i cittadini ad affidare l’amministrazione delle Istituzioni pubbliche a persone che vengono meno al rispetto degli statuti regionali!

Bene, è il caso che i cittadini non sbaglino più. Poi si potrà discutere partendo dal fatto che tutti devono stare bene, che tutte le georisorse devono essere utilizzate e valorizzate in sicurezza e conservate anche per le generazioni di domani!

Attenzione poi a non commettere l’errore di pensare che il problema riguardi solo le popolazioni che vivono nei territori interessati dalle faglie attive! Un nuovo sisma “stimolato” prematuramente, in qualche modo, determinerebbe guai seri (come un sisma “naturale” di elevata magnitudo) lungo una ampia fascia compresa tra il Mar Tirreno e i mari Ionio e Adriatico abitata da centinaia di migliaia di cittadini!

E ora? Ovviamente, dove le attività petrolifere si svolgono in aree non interessate da faglie attive sismogenetiche possono essere portate avanti con tutte le garanzie di tutela ambientale delle aree sommerse ed emerse e possono continuare nel pieno rispetto delle vigenti leggi e sotto continua e verificabile attenta sorveglianza da parte delle strutture tecniche pubbliche.

Applicando il buon senso propongo che le attività petrolifere nel sottosuolo delle aree interessate da faglie attive, che hanno causato sismi distruttivi come quelli del maggio 2102 in Emilia-Romagna e di elevata magnitudo, che possono generare nuovi terremoti, devono essere sospese in attesa di avere un trasparente e verificato quadro conoscitivo dettagliato del sottosuolo con l’ubicazione esatta delle faglie attive, con la ricostruzione esatta della loro geometria, con la valutazione esatta della “energia tettonica” accumulata nel sottosuolo.

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