Alta tensione ad Arcore, vertice tra il Cavaliere e i suoi fedelissimi: minacce a Maroni e sospetti su Alfano. Il “delfino” avrebbe stretto un patto con il segretario della Lega per “rottamare” l’ex premier. Ora le contromosse

Silvio Berlusconi sempre più combattuto tra l’ipotesi Monti e il ritorno in campo

Il Cavaliere senza “puzza di bruciato” sull’asse Maroni-Alfano. La voglia di Roberto Maroni di poter dire in campagna elettorale di aver pensionato sia Bossi che Berlusconi è fortissima. Ieri sera ha dovuto però fare i conti con la resistenza del pensionando di Arcore che ha ricevuto a cena l’ex ministro dell’Interno e l’ex ministro della Semplificazione Calderoli.

Prima dell’appuntamento conviviale, il Cavaliere ha riunito ad Arcore un gruppo ristretto di parlamentari lombardi (Gelmini, Romani, Mantovani e Casero), con i quali ha fatto il punto della situazione. Ovviamente l’alleanza con il Carroccio è strategica per Berlusconi che punta a strappare al centrosinistra la maggioranza in Senato grazie al voto in Veneto e Lombardia. Pur di ottenere l’intesa, il Cavaliere è disposto a cedere ad un leghista, probabilmente allo stesso Maroni, la candidatura al Pirellone.

A patto però che il Carroccio non si opponga alla candidatura a premier della coalizione dello stesso Berlusconi. Maroni però frena e ieri pomeriggio ha di nuovo e pubblicamente rilanciato la candidatura di Angelino Alfano. Ipotesi che nei giorni scorsi lo stessi Cavaliere aveva avanzato, ma che ieri ha invece ruvidamente scartata perché è convinto che tra Maroni e Alfano ci sia un «gioco di sponda» per rottamarlo. O, in alternativa, per isolarlo dall’unico alleato intorno al quale è possibile rifare una coalizione di centrodestra.

«Dirò stasera a Bobo che se insiste noi di Forza Italia andiamo da soli, ma non solo in Lombardia», ha spiegato al telefono il Cavaliere ieri pomeriggio a Bossi. Al Senatùr il Cavaliere si rivolge ormai solo nei momenti di difficoltà, ma ieri la situazioni lo richiedeva perché «abbiamo poco tempo per decidere» visto che «questa settimana le Camere verranno sciolte». Il braccio di ferro è in corso. Maroni si fa forte della linea solitaria uscita nell’ultimo congresso del Carroccio e di una forte insofferenza della base nei confronti del Cavaliere.
«La Lega di Maroni non può pensare di portare a casa la candidatura in Lombardia senza mantenere i patti o pensando di avere una supremazia che, nei numeri, non ha». Va giù duro Mario Mantovani che in qualità di coordinatore lombardo, ha partecipato all’incontro ad Arcore. Dello stesso tenore il commento della Santanchè.

La posta in gioco è alta e va ben oltre la candidatura alla regione Lombardia. Senza la Lega, Berlusconi si troverebbe a combattere una sfida elettorale sostanzialmente da solo e con una pattuglia di candidati rinnovata «al 90%». L’uscita dal Pdl dei filo montiani, non preoccupa Berlusconi come l’irrigidimento del Carroccio.

«Se non vogliono me, non è detto che lasci a loro la scelta», è sbottato ieri sera il Cavaliere prima di aprire il cancello della villa ai due esponenti della Lega che, pur di non dover riproporre al proprio elettorato il Cavaliere, sono pronti a sponsorizzare Alfano. Tenendo magari come riserva, Giulio Tremonti che con Maroni ha già stretto un patto al Nord.

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