Domani ultimo giorno utile per pagare la seconda rata Imu ma la maggior parte degli italiani non potranno

arriva la nuova stangata IMU

Il pandemonio è ormai alle porte. Ultime ore per il pagamento del saldo dell’Imu. Il termine, fissato al 16 dicembre che quest’anno cade di domenica, slitta a domani. E non sono pochi i contribuenti che hanno aspettato il più possibile per chiudere la pratica. L’appuntamento con la seconda rata (la terza per chi ha sfruttato la scadenza intermedia di settembre) era temuto oltre che per l’impegno finanziario anche per le difficoltà di calcolo e di versamento.

Molti dei problemi dipendono dal fatto che l’acconto di giugno è stato pagato con le aliquote di base stabilite dalla legge, che poi sono state nella maggioranza dei casi riviste, quasi sempre verso l’alto, dai Comuni. Quindi mentre con l’Ici il versamento era esattamente diviso a metà tra giugno e dicembre, stavolta bisogna rifare i calcoli.

E la somma da pagare può essere superiore anche di molto a quanto già versato, perché l’aliquota incrementata si riferisce sia alla prima rata sia alla seconda. Ad esempio, per l’abitazione principale i sindaci potevano elevare l’aliquota dello 0,4% fino allo 0,6; e qualcuno l’ha fatto, portando il prelievo al livello massimo. In questo caso, ipotizzando una rendita catastale di 1000 euro, l’imposta complessiva arriva a 808 euro. A giugno però ne sono stati versati solo 236, perché il calcolo è stato fatto sullo 0,4%, così ora anche tenendo conto della detrazione (200 euro complessivi) si deve sborsare ben più del doppio, 572 euro.

Riepiloghiamo quindi la procedura corretta per calcolare il saldo. Si parte dalla rendita catastale ricavabile che va poi rivalutata del 5% e moltiplicata per il coefficiente che nel caso delle abitazioni è 160. Per brevità si può moltiplicare per 168 (= 160 x 1,05). A questo valore catastale va applicata l’aliquota definitiva del proprio Comune (quasi sempre si trova sul sito Internet dello stesso). Poi per l’abitazione principale va sottratta la detrazione di 200 euro, che aumenta di 50 euro per ogni figlio fino a 26 anni di età convivente: si otterrà così il totale dell’imposta dovuta per l’anno. Sottraendo da questa somma quanto già versato a giugno, si arriverà all’importo del saldo.

Nel caso di immobili diversi dall’abitazione principale il calcolo è un po’ più complicato perché già a giugno il versamento è stato diviso in due parti destinate a Stato e Comune. Con l’acconto però le due quote erano uguali mentre ora se l’aliquota è stata cambiata saranno diverse: in caso di incremento al Comune andrà un importo maggiore mentre lo Stato si accontenterà della metà dell’aliquota standard dello 0,76%. Dunque una volta determinata l’imposta complessiva occorre calcolare la quota statale moltiplicando il valore catastale per 0,38: sottraendo l’acconto già versato e destinato allo Stato si ottiene il valore del saldo statale.

Sottraendo poi dall’imposta complessiva la quota statale e l’acconto versato al Comune si arriva alla quota comunale del saldo. Queste cifre devono essere inserite nel modello F24 (ma è anche possibile pagare con bollettino postale) indicando i codici tributo: 3912 per l’abitazione principale, rispettivamente 3918 e 3919 per le quote comunali e statali relative agli altri immobili. Per l’abitazione principale va aggiunto anche il codice di rateazione che è 0101 se il pagamento è in due rate, 0102 se invece si sono scelte le tre rate. Non mancheranno naturalmente gli errori o le imprecisioni.

Il ministero dell’Economia è orientato a procedere con mano leggera. Ad esempio se l’importo complessivamente versato è corretto ma non lo sono i codici tributo che distinguono le quote di Stato e Comune, saranno questi a effettuare tra loro le compensazioni, senza ulteriori incombenze per il contribuente.

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