Un anno fa la politica aveva lasciato spazio a un governo di tecnici per la risoluzione del problema del debito pubblico: ora i numeri certificano senza alcun dubbio che Monti e i suoi professori hanno fallito

Mario Monti

In queste ore la notizia della strage dei bambini americani, che giustamente merita l’attenzione dei giornali, ha distratto la nostra attenzione dalla questione del debito pubblico che ha superato i duemila miliardi.

Mentre infatti l’Europa candida Monti e tutti gli fanno la corte (la destra, il  centro e  anche parte dei centristi del Pd) è passata in secondo piano la notizia che certifica il fallimento della politica economica del governo.

Un anno fa circa la politica aveva lasciato spazio a un governo di tecnici, a cui aveva demandato la risoluzione del problema del debito pubblico. Oggi sappiamo che Monti e i suoi professori hanno fallito.

Il governo Monti che ha il favore dell’opinione pubblica internazionale è riuscito solo ad impoverire il ceto medio-basso. Doveva rappresentare un segno di discontinuità rispetto alla politica berlusconiana, ma non è stato così.

Ci ha infatti relegato in uno stato di sudditanza rispetto agli altri stati europei e ci ha indotto ad accettare passivamente un percorso di inesorabile decadenza sia sociale che economica.

Il governo Monti è stato un fallimento sotto tutti i punti di vista eppure i giornali (“Repubblica” compresa!) continuano a considerarlo   come un salvatore della patria. Sembra che ai giornali di destra e sinistra non importi che gli italiani siano senza lavoro e senza soldi e che siano sempre più poveri.

Per i prossimi decenni continueremo a pagare gli interessi di un debito che è stato creato da una classe politica che ha depredato le nostre risorse pubbliche e non saremo più noi a decidere la nostra classe politica, ma  i nostri candidati saranno di volta in volta (come già ora sta accadendo!) indicati dall’Europa.

È evidente che un candidato come Monti sta bene alla Germania, in quanto continuerà a tassarci e a creare disoccupazione e instabilità sociale ed accetterà senza battere ciglio le imposizioni del nuovo cancelliere tedesco.

È evidente che è il candidato ideale del imprenditoriale italiano ( quello ovviamente poco lungimirante!) che vede nell’impoverimento delle masse un’occasione per arricchirsi ulteriormente e per avere sempre più manodopera a basso costo e per perpetrare forme di soprusi.

È chiaro che è un candidato che piace a tutti coloro che non riescono ad immaginare altro che un’Italia  ingrigita e soprattutto incapace di uno scatto d’orgoglio e di rompere con  un’idea di Europa, che non porta all’integrazione tra i popoli, ma che è basata solo sul potere della finanza.

Ma la candidatura di Monti a leader politico sarà un bene per gli italiani? I provvedimenti del governo Monti hanno tolto risorse economiche alla scuola (si veda l’ingente spreco di risorse per il concorsone che deve selezionare i nuovi professori!) alla sanità e soprattutto è mancato in tutto e per tutto un piano per rilanciare l’occupazione e la produzione italiana.

Il governo non è riuscito nemmeno a impedire che il debito pubblico continuasse a salire. Se non è riuscito a fare bene in così poco tempo, dubitiamo che possa fare bene nel futuro.

Ecco oggi forse più che mai l’Italia dovrebbe smetterla di cercare una conferma all’estero della propria azione politica. Non si può legittimare un governo attraverso la credibilità internazionale e non si può imporre un leader politico attraverso  il “dispotismo” dei giornali, che  scrivono ciò che gli viene imposto dai loro mentori politici di turno.

Gli italiani devono uscire da questo giro vizioso. Se l’Italia vuole rinascere deve trovare da sola le energie morali e intellettuali ed economiche per rompere con il passato e soprattutto gli italiani devono scegliere liberamente e democraticamente il futuro presidente del consiglio e non lo devono imporre né i partiti né la Germania attraverso l’Europa.

Se l’Italia vuole rinascere deve investire nelle proprie risorse intellettuali ed imprenditoriali e non deve assolutamente assecondare gli interessi né della Germania né di altri stati europei.

Se l’Europa va in una direzione diversa dalla nostra e soprattutto se il fine dell’Europa è di ridurci alla fame per poi comprare a basso costo ciò che è nostro, dobbiamo avere il coraggio di rinunciare ad un sogno che in realtà si è rivelato il peggiore dei nostri incubi.

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