Il leader Pd: “Monti più utile in posizione di terzietà”. Maroni prova a spiazzare tutti: “Alfano premier…”

Pier Luigi Bersani

Le voci di una discesa in campo di Mario Monti continuano ad agitare i partiti della “strana maggioranza”. Pierluigi Bersani smentisce il rischio di uno scontro con il Pd, ma considera più utile che il Professore resti super partes. «Non ho, non abbiamo nessuna preoccupazione, siamo tranquilli e aspettiamo che ci siano decisioni e si esca da una discussione un po’ stucchevole a poche settimane dalla presentazione delle liste», assicura il leader del Pd a margine della conferenza dei progressisti a Roma per poi ribadire: «Credo che Monti possa essere più utile in una posizione di terzietà, ma questa è un’opinione personale, poi lui farà quel che riterrà di fare».

Intanto torna a farsi sentire Berlusconi: «Invito gli italiani a concentrare il loro voto sui grandi partiti perché i piccoli partiti non agiscono mai nell’interesse del Paese ma nell’interesse del loro piccolo leader», afferma il Cavaliere ai microfoni del Tg5. «I moderati da sempre sono la maggioranza nel Paese. Sono i soli che possono garantire al Paese un futuro di benessere. Gli italiani convoglino il loro voto sul nostro partito». «I Pdl è l’unico partito del centrodestra, dei moderati. Il Pdl – conclude Berlusconi – può tenere insieme tutti i moderati».

Chi Monti non lo vuole proprio è la Lega. «È impossibile uno sostegno alla premiership di Monti», taglia corto Roberto Maroni che lancia Angelino Alfano per la premiership del centrodestra, aprendo ad un’allenza con il Pdl qualora si puntasse sul segretario di via dell’Umiltà.«Abbiamo indicato Alfano come uno dei possibili candidati su cui la Lega potrebbe starci», fa sapere da Milano l’ex ministro dell’Interno. In caso di corsa solitaria, però, il Carroccio potrebbe decidere piuttosto di candidare Flavio Tosi.

Il sindaco di Verona prende subito la palla al balzo e annuncia la sua disponibilità: «Il mio segretario federale mi ha detto che se io accettassi la candidatura a premier, lui vedrebbe bene la cosa. E io ho risposto che se a lui va bene, a me sta bene. Siamo rimasti così, poi non abbiamo formalizzato». Ad animare il dibattito ci pensa anche Pier Ferdinando Casini che provoca un fuoco di fila del Pdl quando attacca così il Silvio Berlusconi: «Se qualcuno vuole fare annunci propagandistici, populistici e antieuropei io non ci sto a cantare questa canzone della menzogna con cui l’Italia è stata affossata».

Bersani, dunque, getta acqua sul fuoco difronte alle fibrillazioni dovute all’effetto Monti e spiega di essere concentrato sulle primarie per i parlamentari che Pd e Sel stanno organizzando il 29 e 30 dicembre: «Leggo tante cose in politichese e in chiacchiericcio sui giornali e in tv. Ma qualcuno vuol chiedersi come le altre forze politiche sceglieranno i loro candidati o restiamo in questa discussione stucchevole su chi viene e chi parte?. Questa -assicura- è una questione democratica fondamentale. Invece di discussioni stucchevoli vogliamo parlare di come facciamo il prossimo Parlamento?». Per quanto riguarda Pd e Sel, «noi andiamo avanti con questa iniziativa ai limiti dell’impossibile e -assicura Bersani- rivolgiamo un appello assieme con Vendola, ciascuno ai suoi, perché facciano questo sforzo perché noi vogliamo portare avanti un’operazione di rinnovamento della politica. Gli fa eco Nichi Vendola: «Mentre assistiamo a dotte disquisizioni sulla fuga dalla politica, Pd e Sel hanno messo in campo primarie con cui i cittadini sceglieranno i parlamentari. Sono il primo passo nel tentativo di una ricostruzione della politica come proprietà pubblica». Bersani e Vendola annunciano che le primarie per la formazione delle liste si terranno nelle stesse sedi. Si tratta di un appuntamento nel quale «ciascuno voterà i suoi», spiega il segretario piddino. Bersani lancia una stilettata anche a Silvio Berlusconi senza citarlo direttamente: «Questo Paese non ha più bisogno di favole e di pifferai magici, ma di verità e di serietà e richiede una proposta politica in grado allo stesso tempo di rassicurare e di garantire il cambiamento. La politica che vogliamo per l’Italia deve essere in grado di far prevalere alcune idee che i populismi vecchi nuovi vorrebbero continuare a negare: la realtà viene prima della comunicazione, governare non significa promettere ma sorprendere realizzando nei fatti di più di quanto è stato annunciato».

Pronta la replica del Pdl, per bocca di Fabrizio Cicchitto, che prende spunto dal dibattito sulla corsa di Monti: «Se non si costruisce un vasto e articolato schieramento dei moderati e dei riformisti, così come è stato affermato dal Pdl in molteplici occasioni e più recentemente da Berlusconi a livello europeo, la prossima legislatura sarà almeno in una prima fase dominata per un verso dalla sinistra e per l’altro dai grillini: poi un eventuale governo della sinistra andrà rapidamente a sbattere vista la loro piattaforma programmatica per cui la crisi politica non avrà termine e si avvitera’ ancora di più su stessa» «È iniziato -avverte il presidente dei deputati pidiellini- il bombardamento intimidatorio della sinistra nei confronti di Monti. La coppia Bersani-D’Alema sta esprimendo, su questo piano, il meglio di una tradizione che viene da lontano. A suo tempo Monti è servito per mettere in moto un processo politico che portasse alla sostituzione di Berlusconi al governo, poi, nel merito dei provvedimenti, dalla riforma delle pensioni, alla riforma del lavoro, all’impostazione della politica economica, il distacco del Pd è stato molto più profondo delle critiche avanzate dal Pdl». Delle imminenti elezioni politiche parla anche Pierferdinando Casini. Le forze centriste, dice il leader dell’Udc, si presenteranno al Senato con una lista unica di sostegno alla premiership di Monti che sarà aperta a «tutti coloro che vogliono lavorare in questa direzione». Il leader centrista detta le condizioni al Pd: «Il Pd vuole un centro che sia piccolo, accomodante e magari che si venda per qualche poltrona. Ma non è possibile, e fa un matrimonio con Vendola. Ma in condominio con Vendola non c’è spazio per noi e per i nostri valori che sono in antitesi».

Casini lancia fendenti al Cavaliere e torna a chiedere a Monti di correre per il 2013: «Se qualcuno vuole fare annunci propagandistici, populistici antieuropei, io non ci sto a cantare questa canzone della menzogna e della bugia con cui l’Italia è stata affossata. Oggi si deve riprendere la strada che è quella tracciata dal governo Monti». Le parole dell’ex presidente della Camera mandano su tutte le furie il Pdl. Cicchitto replica: «Questi attacchi di Casini hanno un senso politico del tutto sbagliato. Il problema oggi è quello di unire e non di dividere i moderati». Dura l’europarlamentare Lara Comi: «Con il suo linguaggio irriverente Casini dimostra di non voler tenere aperto un dialogo con noi». Sulla stessa linea l’ex ministro Maria Stella Gelmini: «Casini farebbe meglio ad abbandonare atteggiamenti tattici e prepolitici per provare una volta tanto a fare considerazioni di merito prescindendo da rancori personali e ruggini del passato che lo rendono miope rispetto al quadro politico».

In casa Lega, i giochi sono tutti aperti. Maroni conferma la sua corsa al Pirellone e non si sbilancia su una ricandidatura di Umberto Bossi alle prossime politiche: «Decideremo nei prossimi giorni sulla candidatura di Bossi. Nella Lega non c’è nessuno, neanche il segretario, che è sicuro della sua candidatura». Il segretario dei lumbard parla poi di alleanze in vista del 2013 e si dice pronto a tirare la volata ad Alfano: «Durante la cena con Berlusconi abbiamo discusso e indicato Alfano come uno dei possibili candidati del Pdl con cui la Lega nord potrebbe stare». Nel Pdl, ancora diviso tra montiani, alfaniani e fedelissimi del Cav, si fa sentire Mario Landolfi a favore del segretario: «Ripartiamo da Angelino premier».

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