Il disastro finanziario in Argentina ha “spalancato” le porte alla criminalità, non solo locale ma anche italiana: ma ora c’è chi rivendica giustizia per i reati commessi

Cristina Fernández de Kirchner, presidente dell’Argentina

La principale attività criminale in Argentina oggi è chiamata “lavado de dinero”, ossia riciclaggio di denaro sporco. Seguono il narcotraffico e la tratta delle persone, in particolar modo” lavoro schiavizzato” e “sfruttamento della prostituzione”, a causa della globalizzazione sostenuta dalla crisi economica e finanziaria in atto, vi è un forte radicamento delle mafie nostrane e straniere in giro nel mondo.

La catastrofe finanziaria dell’Argentina a inizio millennio, ha aperto mercati “propizi” in particolare alle organizzazioni italiane.

La presenza della delegazione di Libera in Argentina nel luglio del 2010 ha rafforzato i punti della rete che sta prendendo piede nella regione sudamericana detta ALAS (America Latina Alternativa Social) accanto alle storiche presenze delle Madres De Plaza de Mayo, dei Familiares, degli Hijos i quali rivendicano ancora dopo moltissimo tempo, giustizia e verità per i massacri e i crimini commessi negli anni dalla dittatura militare.

Alcune cooperative e associazioni si stanno impegnando per denunciare la corruzione presente, si occupano di preservare i giovani dalla periferia, dalla dipendenza e dalla morte causata da una sostanza stupefacente tagliata con prodotti nocivi detta “paco”.

A Buenos Aires è presente la cooperativa “De La Alameda”che si batte contro il lavoro schiavo di cui vittime sono sempre giovani boliviani costretti a lavorare ore e ore senza nessuna libertà consentita.

La stessa cooperativa è stata assegnataria di alcuni macchinari di un ‘industria tessile che produceva grazie alla riduzione della schiavitù dei giovani boliviani, oggi questi giovani producono t-shirt e altro vestiario utilizzando,grazie al coraggio di un giudice, delle macchine confiscate alle mafie della tratta.

Al momento in Argentina non esiste ancora una legge che prevede confisca o uso sociale dei beni confiscati anche se attualmente si sta richiedendo una legge.

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