Spread: imbroglio, allucinazione...oppure

Berlusconi lo definisce “un grande imbroglio”, Grillo “un’allucinazione”, Monti invece lo considera ago della bilancia per l’economia: ma cos’è davvero lo spread?

Lo spread è un imbroglio come dice Berlusconi, un’allucinazione come dice Grillo o un fenomeno serio che purtroppo esiste e costa caro come sostiene con fermezza Monti?

Probabilmente c’è della verità in tutte e tre queste affermazioni.

Dal dopoguerra ad oggi il nostro debito pubblico, come tutti sanno, è cresciuto a dismisura poiché i vari governi che si sono succeduti nel corso degli anni hanno allegramente attinto a piene mani da questa “risorsa” per soddisfare tutte quelle esigenze di spesa pubblica che si sono rese necessarie nel corso degli anni.

Una larga fetta di queste “esigenze di spesa pubblica” è costituita dalle enormi ruberie che i politici e i loro “compagni di merende” hanno fatto, (e di cui nessuno di loro renderà conto), ma che una grande moltitudine di cittadini incolpevoli stanno pagando, loro malgrado.

Tornando al seminato è lecito affermare che prima dell’avvento dell’Euro avvenuto nel 2000 la grande instabilità economica che tutti ricordiamo e che nessuno rimpiange, aveva, come rovescio della medaglia, anche dei non trascurabili vantaggi che ora abbiamo perduto.

Innanzi tutto l’Italia, (che allora era uno stato sovrano), stampava la propria moneta e non doveva preoccuparsi molto del proprio debito pubblico che non rappresentava un problema in quanto, oltre ad essere un “falso debito”, era totalmente finanziato dai cittadini italiani e dalle banche italiane. Insomma il debito pubblico italiano era tutto degli italiani.

Inoltre era un “falso debito” perchè lo stato non doveva ricorrere unicamente al fisco, come fa oggi, ma semplicemente stampava più moneta per pagare gli interessi.

Sia pur in maniera più sconsiderata, era la stessa politica che continuano ad adottare ancora oggi molti stati sovrani come ad esempio gli USA e il Giappone che hanno un debito pubblico enorme, (in Giappone è ben oltre il 200% del proprio Pil).

Pagare con l’emissione di carta moneta naturalmente generava inflazione ma gli italiani che da una parte ne soffrivano, dall’altra erano ripagati dagli alti interessi che ricevevano sui BOT e BTP che possedevano, (ricordiamoci i BOT al 18-20% degli anni 80).

Ogni tanto c’era una bella svalutazione che rimetteva poi le cose a posto facendo ripartire l’economia con l’aumento delle esportazioni.

Certo pagavamo molto caro il petrolio che importavamo e le vacanze all’estero erano per pochi, il Marco si rivalutava sempre di più sulla Lira che annaspava e una Wolkswagen Golf costava il doppio di una Fiat Punto.

Il denaro costava anch’esso molto caro e le imprese ne soffrivano, gli interessi sui mutui erano alti, però la cosa era tollerata perchè gli immobili, almeno, …. si rivalutavano…..

Giustamente si è pensato di entrare in Europa per eliminare gli svantaggi di un’economia così instabile e precaria ed avere una valuta unica e forte come il mitico Marco Tedesco con bassi tassi di interesse ed innegabili benefici per tutti.

Le cose purtroppo sono andate un po’ diversamente.

In un primo tempo in effetti abbiamo beneficiato con entusiasmo di una sorta di effimera sicurezza economica.

Potevamo finalmente andare in Francia e in Germania e pagare con la stessa moneta dei francesi e dei tedeschi, potevamo andare in America e fare anche noi gli Americani…. ma ben presto ci siamo accorti che conti non tornavano poichè quello che prima pagavamo mille Lire ora veniva a costare un Euro, la Fiat Punto era arrivata a costare come una Golf, il petrolio era sempre caro e le imprese italiane non esportavano più come prima.

Ci siamo accorti che “qualcuno” che ci rappresentava forse non aveva saputo fare la trattativa con la Germania e con il resto dell’Europa e, ad essere buoni, diciamo che ci aveva “svenduti” e che il mercato aveva poi “aggiustato i prezzi” secondo il loro reale valore.

Comunque rimanevano ancora dei vantaggi tangibili poiché il denaro costava finalmente poco, i mutui erano accessibili, il mercato immobiliare era fiorente e le imprese si finanziavano agevolmente con buona pace dell’economia che cresceva.

Tutto questo però fino al fallimento della Lehman Brothers nel 2008.

Da allora le banche di tutto il mondo che da anni avevano cambiato mestiere e non facevano più le banche, (vedi “Stanno alimentando il debito pubblico e impediscono lo sviluppo del Paese” ), essendo rimaste tutte coinvolte nella più grande catastrofe finanziaria di tutti i tempi hanno chiuso i rubinetti del credito cancellando con un colpo di spugna, anche in Italia, quello che era rimasto, fino a quel momento, il più grande beneficio della moneta unica: il denaro a basso costo.

Con la complicità della BCE gli istituti di credito hanno iniziato un egoistico e miope processo di ricapitalizzazione fregandosene altamente dei danni causati ai cittadini, alle famiglie e alle imprese tagliando drasticamente le linee di credito.

Era ed è ancora tutt’oggi comodo per gli istituti di credito ottenere denaro dalla Banca Centrale Europea, ad un tasso inferiore al 1%, peraltro senza garanzie e, con questo denaro, acquistare titoli del debito pubblico al 6%, lucrando copiosamente sulla differenza, piuttosto che prestarlo.

Perchè prestare denaro alle famiglie o alle imprese con l’aggravio di costose pratiche istruttorie e con il rischio di possibili e non infrequenti insolvenze quando si può guadagnare molto, senza spendere ne rischiare nulla, acquistando semplicemente titoli di stato Italiani?

C’è da chiedersi se la crescita del tanto vituperato SPREAD, cioè la differenza di tasso fra il decennale Tedesco e quello Italiano, non sia sempre in continua pressione perchè va proprio a favore delle banche di casa nostra che incassano denaro con l’inflazione che resta bassa a spese nostre.

Di certo non va a favore delle famiglie e delle imprese poiché ora che l’Italia non può più stampare la carta moneta, (e non può più creare inflazione), è costretta a pagare gli interessi sul debito solo con il prelievo fiscale e sappiamo con quale accanimento lo stato oggi lo pretende dai cittadini attraverso una pressione divenuta insostenibile.

Siccome siamo arrivati a sfondare la soglia dei 2.000 miliardi di Euro di debito è facile calcolare che con tassi al 5-6% occorrono almeno 100-120 miliardi di Euro ogni anno solo per mantenerlo.

C’è da dire poi che nel corso degli anni il debito pubblico italiano non è più posseduto dagli italiani ma, per il 50%, si è spostato all’estero, anche se ora sta parzialmente rientrando per il fenomeno descritto sopra.

È facile arrivare alla conclusione che i soldi sborsati dai cittadini per pagare gli interessi non ritornano più come una volta nelle tasche degli italiani ma finiscono copiosamente nei forzieri delle banche.

Viene ora da chiedersi chi è che ha perpetrato questo colossale imbroglio ai danni delle famiglie e delle imprese che ci costringe ad essere vittime di un complotto bancario e vassalli dello strapotere tedesco che in soli 12 anni ha fatto raggiungere alla Germania quell’obiettivo che nei 90 anni precedenti aveva fallito in due guerre mondiali: diventare la padrona dell’Europa.

Quella che è diventata quasi un’allucinazione per gli italiani è purtroppo un fenomeno serio che esiste e ci costerà sempre più caro se non verranno adottate delle drastiche ma soprattutto intelligenti contromisure per combatterlo.

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