Si avvicina la fatidica data temuta in tutto il mondo: impossibile che un’inversione possa verificarsi in pochi giorni, ma esisterebbero anche centinaia di precedenti

il 21 dicembre si compirà la profezia Maya?

Uno dei possibili scenari per l’apocalisse prossima ventura è che il 21 dicembre si invertano i poli terrestri: ovvero, in altri termini, che cambi la polarità del campo magnetico, visto che da quello strettamente geografico non cambierebbe nulla.

Come riporta il sito dell’Huffington Post, di fatto non è possibile che un fenomeno simile possa accadere in così breve tempo, ma ha dalla sua l’essere già successo centinaia di volte negli ultimi 200 milioni anni, l’ultima 780mila anni fa.

Gli effetti tuttavia sarebbero tutt’altro che impercettibili: nel periodo di transizione fra una stabilizzazione e l’altra il campo magnetico che protegge la Terra dai raggi cosmici e da altre radiazioni dure provenienti dallo spazio profondo si indebolirebbe fortemente.

Soprattutto, non mancherebbero eventi catastrofici quali tsunami, terremoti e variazioni anche brutali delle temperature medie; tuttavia, tranquillizzano gli specialisti, si tratta di un processo estremamente lento se paragonato alla scala della vita umana.

Tuttavia, va anche tenuto presente che l’intensità attuale del campo magnetico è circa la metà rispetto a duemila anni fa e potrebbe ridursi ulteriormente: anche per questo l’Agenzia Spaziale Europea lancerà la missione “Swarm” nel prossimo mese di marzo, con l’obbiettivo di stimare una possibile data per la prossima inversione dei poli.

Intanto anche il Vaticano scende in campo per rassicurare tutti coloro che temono l’apocalisse imminente, come annunciato dalla profezia dei Maya che fissa a venerdì 21 dicembre la fine del mondo. L’Osservatore romano ha affidato al gesuita astronomo José Funes, esperto di stringe, buchi neri e galassie, direttore dell’Osservatorio astronomico vaticano, un guru in fatto di studi stellari, un commento che conclude con una frase assai confortante: «La fine che non verrà (almeno per ora)».

Il vescovo cileno, monsignor Bernardo Bastres Florence, di fronte al panico che corre sul web di chi crede di essere sull’orlo di una tragedia planetaria coincidente con la fine del calendario Maya, si è fatto portavoce di una richiesta singolare lanciando un appello: chi ha paura e teme la fine del mondo consegni i beni alla Chiesa cattolica. Il prelato ha spiegato all’agenzia Fides che «se molti credono che il mondo finirà il 21 dicembre, noi, come Chiesa, non abbiamo alcun problema se la gente ci vuole intestare i propri beni e lasciare le proprietà». Nel frattempo la località pugliese di Cisternino sta facendo il pieno di turismo perché sembra che sia una delle poche zone risparmiate dalla distruzione imminente.

La preoccupazione dilaga a tal punto che vi sarebbero persone che in Cina e in Giappone starebbero costruendo una nave come l’Arca di Noè. Il predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa ha invece esortato a riflettere sulla parola «apocalisse» che in greco significa semplicemente rivelazione, «non di date precise di scadenze storiche ma solo un linguaggio profetico per mettere in luce i principi fondamentali che sarebbero stati alla base dello sviluppo della storia, le forze del male che lotteranno sempre contro le forze del bene, ma alla fine sarà il trionfo dell’Agnello».

Il ragionamento razionale lo ha completato padre Funes che ritiene la profezia Maya una autentica bufala. «Non vale la pena discutere il fondamento scientifico di queste affermazioni (ovviamente false)» dato che lo studio dell’astronomia Maya «veniva sviluppato in funzione della politica e della religione, con l’ossessione per i cicli temporali». Pertanto in base alla moderna teoria scientifica della «inflazione l’universo in un futuro molto distante, parliamo di miliardi di miliardi di anni, finirà per strapparsi.

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