Jacintha Saldanha, l’infermiera suicida per lo scherzo nell’ospedale in cui era ricoverata Kate Middleton, ha scritto un lettera. Giallo sulle ultime parole della donna

Jacintha Saldanha

Continua a tenere banco in Inghilterra, e non solo, la triste vicenda dell’infermiera Jacintha Saldanha, la donna che si è suicidata in seguito allo scherzo di cui era rimasta vittima sul posto di lavoro, la clinica londinese in cui era ricoverata la duchessa di Cambridge, Kate Middleton.

Tutti concordano che tra il danno ricevuto, il coinvolgimento nello scherzo, e la scelta della donna ci sia una certa sproporzione: tuttavia Jacintha, come rivelato dal Daily Mail, ha lasciato un biglietto prima di uccidersi destinato alla famiglia. Il tabloid inglese si chiede se la nota non possa aggiungere qualche dettaglio al dramma e chiarire meglio le motivazioni della donna: Saldanha non aveva infatti rivelato ai figli e al marito il suo coinvolgimento nell’incidente. Ricordiamo che la donna, in servizio come infermiera e occasionalmente come centralinista presso la clinica King Edward VII, aveva abboccato all’inganno telefonico di due deejay australiani che, fingendosi la regina Elisabetta e il principe Carlo, avevano chiesto dettagli sulle condizioni della moglie del principe William, ricoverata a seguito di malori dovuti alla gestazione.

La donna è stata la prima ad essere coinvolta nello scherzo, passando la chiamata a una seconda infermiera, permettendo di fatto alla radio di trasmettere in diretta un aggiornamento sulla gravidanza della duchessa. A seguito della vicenda l’ospedale era stato costretto a scusarsi e ad annunciare la modifica delle regole di comunicazione dello stato di salute dei pazienti all’esterno ma, come riferito da fonti inglesi, Saldanha non era stata sospesa, né sanzionata in altro modo. Anche da Palazzo, nessun rimprovero.

A seguito dello scherzo, però, si era tolta la vita, lasciando sconvolti il Paese, la famiglia e anche i due simpatici burloni Meil Greig e Michael Christian, “colpevoli” agli occhi del mondo. Oltre a capire meglio cosa abbia spinto la donna a un così infausto gesto, la famiglia chiede anche chiarimenti sulle dinamiche di una tragedia da cui, parola del primo ministro Cameron, sono in molti a dover trarre lezione.

Il marito Ben Barboza, 49 anni, e i figli Junal, 17, e Lisha, 14 hanno diritto di sapere e non saranno certo i risarcimenti economici a sanare l’incolmabile ferita. A dar man forte alla famiglia anche il politico laburista di origini asiatiche Keith Vaz, che chiede all’ospedale di essere più deciso nel compiere l’inchiesta, evitando zone d’ombra e insabbiature.

Inoltre la famiglia viveva a Bristol, e la donna in un appartamento contiguo all’ospedale a Londra: i familiari erano all’oscuro dei fatti fino al momento in cui è arrivata la tragica notizia. E adesso desiderano capire, senza fare sconti a nessuno delle parti in causa, per riscattare la memoria di una donna che è morta sola, lontana da casa, e senza condividere con nessuno le sue ragioni.

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