Colpo di scena nel processo contro la sorellastra Jessica Polizzi, accusata di concorso in sequestro della bambina scomparsa 8 anni fa: “vai a prendere Denise? Ma dove la devi portare?”. Replica dei legali: “voci maschili”

Denise Pipitone

E’ ancora presto per parlare di una svolta, ma l’intercettazione emersa durante il processo a Marsala per la scomparsa della piccola Denise Pipitone può rappresentare un passo in avanti verso la verità. Per Piera Maggio si rieccende la speranza di sapere che fine abbia fatto la sua bambina, sparita nel nulla ormai otto anni fa a Mazara del Vallo mentre giocava nel cortile di casa, quando aveva poco meno di quattro anni.

Il colpo di scena nel processo contro la sorellastra Jessica Polizzi, accusata di concorso in sequestro di minore, è un’intercettazione ambientale registrata il 24 novembre 2004, alle ore 19.15, meno di tre mesi dopo la scomparsa della bambina: una conversazione intercettata sullo scooter della ragazza, in cui si distinguono chiaramente le voci di due persone che parlano di Denise. “Va pigghia a Denise, ma Peppe chi ti rissi?” (Vai a prendere Denise, ma Peppe cosa ti ha detto?) dice una voce. E l’altra risponde: “Ma dunni l’ha purtari?” (Ma dove la devi portare?).

Ma i difensori di Jessica, gli avvocati Gioacchino Sbacchi e Fabrizio Torre, smentiscono che quell’intercettazione ambientale coinvolga la loro assistita: “L’intercettazione, già oggetto di approfondimento da parte del pm nel corso delle indagini preliminari, dà come dato certissimo che a parlare erano due soggetti di sesso maschile e che Jessica Pulizzi era assente”.

A rivelare il contenuto dell’intercettazione è stato il legale dei genitori di Denise, l’avvocato Giacomo Frattizza, che ne ha chiesto la trascrizione durante un’accesa udienza, la ventiseiesima di questo lungo processo. In aula sono stati ascoltati anche gli investigatori coinvolti nelle ricerche di Denise subito dopo la sua scomparsa. Ed è emerso nuovamente un dato da sempre denunciato da Piera Maggio, ovvero gli errori commessi durante la prima, delicatissima fase delle indagini.

I carabinieri che avviarono le ricerche a Mazara del Vallo furono depistati dalla famiglia di Jessica Pulizzi (sorellastra di Denise per parte di padre): quando gli agenti si recarono per la prima volta ad ispezionare l’abitazione di Anna Corona, madre di Jessica ed indagata di reato connesso in un secondo filone investigativo, furono indirizzati verso la casa di una vicina credendo invece di trovarsi invece nell’appartamento di Corona.

L’udienza-fiume è stata anche sospesa per qualche minuto a causa di uno scontro tra il legale Frazzitta e il padre naturale di Denise, Piero Pulizzi: uscito dall’aula, l’avvocato ha sorpreso il suo assistito mentre conversava nei corridoi del Palazzo di Giustizia con alcuni testi prima che questi fossero ascoltati. Dopo un diverbio piuttosto acceso, Frazzitta è rientrato in aula facendo presente al presidente del Tribunale Riccardo Alcamo la necessità di un controllo più severo sull’effettivo isolamento dei testi. “Cose simili non devono accadere anche se si tratta di un mio cliente”, ha detto il legale, che era sembrato perfino in procinto di rifiutare il mandato affidatogli da Pulizzi.

C’era astio tra la Pulizzi e la madre da una parte e Piero Pulizzi dall’altra: questo è certo. E lo ha confermato a più riprese anche Piera Maggio.

“Ho fatto spesso da paciere tra Anna Corona e Piero Pulizzi, che litigavano sovente. Una volta lui mi raccontò che la moglie gli puntò un coltello alla gola, un’altra volta la Corona ruppe con un pugno un tavolo di plastica”. La ho raccontato Piera Maggio al processo quando ha ripercorso le tappe della conoscenza con i coniugi Pulizzi, padre naturale della bambina rapita nata da una relazione extraconiugale”.

Anna Corona è la madre dell’imputata, Jessica Pulizzi ed ex moglie di Piero Pulizzi. Piera Maggio ha conosciuto i coniugi Pulizzi “intorno al 1996, quando avevo 25 anni”.

“Io venivo chiamata quando i due coniugi litigavano furiosamente – ha detto – una volta lei prese la macchina e andò a velocità folle. prima di avere dei figli era stata ricoverata in una clinica psichiatrica”. E ricorda: “Una volta, tornata da Tunisi dove aveva partecipato a un matrimonio, lei era convinta di essere stata oggetto di un malocchio, e andava spesso dalla fattucchiera”.

Poi, però, l’amicizia tra Pera Maggio e Anna Corona e il marito, viene incrinata. “Dopo qualche tempo venni a sapere che la signora Corona sparlava di me, dicendo che avevo una relazione con il marito e io preferiì chiudere l’amicizia. In quel periodo avevo un sentimento di affetto per Piero Pulizzi, ma non c’era intimità fra noi, anche perché loro due erano ancora sposati”.

“Quando lui la voleva lasciare – ha detto ancora – Anna Corona lo minacciava di uccidere i due figli, di fargliela pagare”. “E ho avuto la conferma – ha proseguito – che quando lui lasciò la moglie, Anna Corona venne a casa mia minacciandomi che mi avrebbe scannata”.

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