“Resto candidato ma se Monti si mette alla guida dei moderati mi ritiro”. Maroni conferma il “no” a un’intesa col Cavaliere. Casini: “leader Pdl in stato confusionale”

Silvio Berlusconi

Se Monti sarà alla guida dei moderati, Lega compresa, sono pronto a ritirarmi, ma in questo momento il candidato premier sono io. Lo ha detto Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Bruno Vespa, precisando però che anche in quel caso rimarrebbe alla guida della coalizione di centrodestra.

«Vedrei come un bene per il Paese che Monti possa essere il prossimo premier sostenuto da un rassemblement di moderati che lo sottrarrebbe all’influenza negativa di Bersani e Vendola», sono state le parole del Cavaliere. Berlusconi, che ha parlato per oltre un’ora in maniera a tratti confusa, costringendo gli intervistatori a chiedergli più volte una parola chiara e definitiva sulla sua decisione di candidarsi o meno, non ha escluso poi che il candidato premier possa essere anche Angelino Alfano.

Il Cavaliere ha quindi detto di avere una stima molto elevata del premier e di avergli anche offerto di fare il ministro del suo governo. Poi ha minacciato la Lega: se non si troverà una intesa, cadranno le giunte di Piemonte e Veneto guidate da due uomini del Carroccio. Quindi ha attaccato, come di consueto, i giudici, in particolare il pm milanese Ilda Boccassini («interferisce con le elezioni»), la Consulta e il Quirinale. Gelido Maroni su Facebook: «Ma chi è questo Berlusconi?». Se Monti «decidesse di aderire alla richiesta di tutto lo schieramento moderato» di candidarsi a premier «io non avrei nessun problema a ritirare la mia candidatura a presidente del Consiglio e potrei accettare essere coordinatore dello schieramento», ha affermato Berlusconi. «Non credo che gli convenga, ma se volesse fare il leader di un rassemblement dei moderati io mi occuperei del mio partito», ha continuato il Cavaliere.

«Non credo che Monti accetti di diventare uomo di parte o di partito ma se decidesse di aderire a questa richiesta vi aderirebbe tutto schieramento moderato. Anche io glielo proposi, Monti mi disse che non era suo intendimento», ha aggiunto l’ex premier. Quindi a una precisa domanda – lei è pronto a fare un passo indietro? – il premier ha replicato: «No, non è così». Berlusconi rinuncerebbe alla candidatura a palazzo Chigi solo nel caso in cui Monti si dicesse disponibile farsi leader di una coalizione moderata, che però dovrebbe tenere insieme «tutti i moderati» compresa la Lega, ha poi chiarito Berlusconi. Un’allenza nel nome di Monti? «È possibile», ha replicato Berlusconi. Berlusconi ha detto di essere stato «assolutamente coorente nella mia vita, ma anche in questi ultimi tempi, per quanto riguarda il mio impegno politico. Ci sono due schieramenti: i moderati da una parte e le persone di sinistra dall’altra. E’ chiaro che se i moderati vengono divisi, la sinistra diventa maggioranza e lo schieramento moderato diventa maggioranza. Dal 2008 in avanti Pier Ferdinando Casini con il suo movimento si è collocato fuori dalla maggioranza dei moderati».

«Se fai un passo indietro io sarò con i moderati mi disse Casini, che ha un complesso verso di me, ed io feci un passo indietro e Alfano divenne segretario. Ci aspettavamo il ritorno di Casini, ma questo non avvenne», ha continuato l’ex premier. «Feci passo indetro e dall’altra parte non fu fatto nessun passo avanti. Mi fu detto che dovevo fare un passo definitivo indietro. Lo feci ma anche in questo caso Casini non cambiò posizione e anzi continuò a discutere intensamente con la sinistra e i giornali scrissero addirittura che c’era già un patto scritto tra la sinistra di bersani e Casini», sono state ancora le parole di Berlusconi.

«Caduto il motivo per aver fatto un passo indietro, spinto dai miei ho accettato di poter essere candidato a premier», ma anche «leader della coalizione», ha sottolineato ancora Berlusconi, che oggi però si è detto pronto a lasciare la guida dei moderati a Monti se deciderà di candidarsi. «La mia candidatura? Dipende da come si sviluppano le cose: posso fare il coordinatore, il regista di uno schieramento ampio che arrivi a comprendere il centro che si sta formando con Casini, Montezemolo, Giannino – ha dichiarato ancora il Cavaliere -. Un centro che mira a una adesione di Monti a questa iniziativa. Non credo che Monti accetti di diventare uomo di parte o di partito, ma ove il presidente Monti decidesse di aderire a questa richiesta, anche lo schieramento moderato aderirebbe tutto in suo supporto». «Ho alta stima personale nei suoi confronti e poi lo invidio perché ha potuto usare lo strumento dei decreti legge per tutto», sono state poi le parole dedicata da Berlusconi a Monti.

«Con la Lega stiamo trattando e stiamo trattando il riconoscimento a Maroni come candidato presidente della Lombardia, se la Lega non arriva con noi a un accordo sulla mia candidatura alla presidenza del consiglio o noi non arriviamo a un accordo sulla candidatura di Maroni presidente della Lombardia, immediatamente cadrebbero i governi di Veneto e Piemonte guidati da uomini della Lega», ha poi minacciato Berlusconi. «La corte costituzionale è composta da 11 giudici di sinistra e da 4 di centro-destra perché 3 successivi presidenti di sinistra hanno messo lì nel tempo i loro amici di sinistra», è stato poi il consueto attacco di Berlusconi alla Consulta.

L’ex premier ha spiegato che la sinistra usa così «il suo braccio giudiziario». «Io ho avuto a che fare con presidenti della Repubblica tutti schierati dall’altra parte e ho avuto molte difficoltà a convincere questi presidenti che molte volte, troppe volte, mi hanno negato l’urgenza e quindi l’operatività dei decreti legge», ha poi detto Berlusconi, tornando ad attaccare il Quirinale e le sue prerogative. «La signora Boccassini che si permette di dire ai miei avvocati che voglio dilazionare l’esito del processo è un magistrato che interferisce in nelle elezioni democratiche», ha quindi affermato Berlusconi.

La magistratura, ha proseguito, è «il cancro della nostra democrazia» e «domani ai miei amici del Ppe spiegherò in maniera esplicita quella che è la situazione comatosa della giustizia italiana che è onnipresente». «Io ho detto che è un imbroglio nel novembre 2011 e lo confermo perché su uno spread oltre 500 punti venne fatta una battaglia in Europa dando la colpa a me e si disse che avevamo portato il paese sul baratro e questa è stata una menzogna – ha poi sostenuto ancora l’ex premier -. Qualcuno disse che non si potevano pagare pensioni e stipendi statali, gli stipendi vennero pagati e non credo che i tecnici avessero portato loro i soldi nelle casse del governo».

«La Germania ha guadagnato a spese di tutti gli altri Stati. C’è un impoverimento dell’Italia e la liquefazione delle sue aziende che possono essere comperate da aziende concorrenti. La Germania ha approfittato dell’euro», ha poi attaccato Berlusconi. «Per quanto riguarda l’Europa si può parlare di malintesi e di molta malizia da parte di qualche protagonista», ha poi dichiarato Berlusconi. «Sono contro un’Unione europea dove ci sono Paesi egemoni e non solidali», ha aggiunto, mentre sono a favore di un’Europa politicamente «forte».

«Berlusconi – replica Pier Ferdinando Casini alle parole dell’ex premier  – è in evidente stato confusionale se manifesta la possibilità di fare l’ennesima giravolta di un passo indietro in caso di candidatura di Monti a cui la scorsa settimana ha tolto la fiducia in Parlamento. Su una cosa però è pienamente lucido: Monti a Berlusconi ha detto no. Questo a noi basta».

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