L’asso argentino del Barcellona ha segnato 86 reti in un anno solare. Mai nessuno come lui ed è il predecessore Gerd Muller a incoronarlo: “è giusto che sia stato lui”

Leo Messi

Lionel Messi si consacra sempre più nella storia del calcio. Gli sono bastati 26 minuti per diventare il detentore del nuovo record di marcature in un anno solare.

Il precedente apparteneva a Gerd Muller, storico bomber della Germania, che nel 1972 mise a segno 85 gol tra Bayern Monaco e nazionale tedesca.

L’argentino del Barcellona inseguiva da pochi giorni il sogno di superare un’icona del calcio come il centravanti campione del Mondo nel 1974: dopo il giro a vuoto in Champions League (con tanto di fiato sospeso per il problema al ginocchio in un’azione a tu per tu), il numero 10 del Barcellona ha coronato l’impresa mettendo a segno due reti in 11′ minuti, a cavallo del 15° e del 25° del primo tempo cOntro il Betis.

Bisogna osservare bene i gesti e frugare tra le parole perché il record di Leo Messi è mastodontico nei numeri e quasi invisibile nelle celebrazioni. Messi resta fedele alla sua filosofia: strafare solo sul campo, anzi, solo con il pallone tra i piedi e pazienza se c’è chi pensa che certi traguardi da leggenda meriterebbero facce stravolte, frasi convulse, magliette con ogni genere di scritte, corse di meravigliosa follia alla Tardelli. Non è Messi e non è neanche il Messi che ha superato il primato di gol di Gerd Muller.

Dunque 86 in un anno, dal 16 gennaio al 9 dicembre 2012 e dentro c’è molto più di una media da fenomeno, istinto e rapidità di azione, capacità di osare, inventare e andare oltre ogni logica suggerita da un’azione. Dentro c’è un po’ di storia, leggenda, c’è spazio per ogni parola abusata che diventa perfetta quando cade su un impresa così.

Eppure è necessario concentrarsi sui dettagli, su quelle due dita puntate al cielo, sulla testa all’indietro, gli occhi chiusi, sull’espressione beata di chi sa di essere arrivato a qualcosa di speciale e se lo gode. Attimi di beatitudine, mascherati appena la partita finisce: “Meglio i tre punti contro il Betis del record”. E peggio. “Più importante aver segnato due gol perché così anche nella differenza reti il nostro vantaggio resta uguale”. Sembra indifferente, “Il record? Divertente, belle sensazioni però contano i trofei. Io mi concentro sui successi di squadra. Punto alla Liga, alla coppa del Re e alla Champions. Possiamo vincere tutto”. Poi su facebook il ringraziamento ai compagni, “senza i quali non avrei mai segnato tanto” .

Gerd Muller cede il suo posto nell’olimpo degli irraggiungibili: “Non crederete che io abbia pensato a questo record per 40 anni? Non era così importante, ma visto che prima o poi qualcuno doveva batterlo, giusto che sia toccato a Messi”. E si scatena la lotta, lontano da loro, su internet, via twitter o e mail, al bar, a scuola: perché Messi ha avuto più partite, più assist. Perché Muller segnava gol meno spettacolari, perché è difficile pesare l’eccezionale e perché i numeri sono una scienza meno ovvia di quanto può sembrare

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