Il professore “sfiduciato” adesso si sente “le mani libere” e medita di scendere in campo alle elezioni

Mario Monti

Mario Monti si “sente libero”. Che poi non lo sia ancora formalmente e che ci sia, tra il premier e la libertà, una legge di stabilità da portare a casa a tutti i costi è poco più che un dettaglio. Perché è solo questione di giorni poi il presidente del Consiglio non sarà più ufficialmente tale e potrà decidere il da farsi.

Monti è già senatore a vita visto che è stato nominato da Giorgio Napolitano nei giorni immediatamente precedenti al suo incarico da premier. Tecnicamente, quindi, può scegliere di rimanersene “defilato”. E’ lo scenario, se vogliamo, meno probabile. Perché Monti sa di lasciare una “rivoluzione incompiuta”, un Paese salvato dall’abisso ma lontanissimo ancora dalla ripresa economica.

Soprattutto Monti legge, ne ha dato dimostrazione più di una volta, i sondaggi. Quei sondaggi che nonostante l’erosione costante di consensi lo vedono ancora indicato come il premier “preferito” dagli italiani. In verità se la giocava con Matteo Renzi che, però, è stato escluso dalle primarie del Pd. Quindi, stavolta, Monti ci pensa davvero. E spiega l’Ansa, citando fonti di governo, che lo scenario di una “lista Monti” è tutt’altro che escluso.

Scrive sul Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli: “Doveva avere il coraggio di staccarmi la spina, sapendo che l’avrei potuta staccare anch’io », ripete Monti in tarda serata, con l’aria sollevata e, conoscendolo, con molta amarezza in corpo. E forse anche una sottile emalcelata aria di rivincita. E ora presidente, lei è libero di prendere qualsiasi decisione, anche di candidarsi alle politiche, ormai la necessità di essere super partes è caduta o no? Il silenzio dell’interlocutore è significativo, è chiaro che ora si sente libero di decidere. Ci sta pensando, molti lo spingono a fare un passo. E anche il presidente della Repubblica, crediamo, non lo ritiene più impossibile. In poche ore muore il governo tecnico, il paese corre alle urne, in un confronto così radicale che schiaccia moderati e liberali che guardano a Monti con rinnovata speranza. Forse Alfano non sapeva che con le sue parole ha fatto cadere un esecutivo ma non ha tolto di mezzo un leader. La pressione dei centristi su Monti si intensificherà. E lui non tornerà di certo alla Bocconi. Il Lohengrin della Scala è finito negli applausi. La tragedia italiana continua. Il libretto è tutto da scrivere, la musica pure, la platea assicurata e mondiale, ma purtroppo assai poco disposta nei confronti degli interpreti. Il sipario non scende mai”.

Ultimo dettaglio: c’è chi lo vede sul Colle, a prendere il posto di chi l’ha voluto a Palazzo Chigi, ovvero Giorgio Napolitano il cui mandato finisce a maggio 2013. Lo scrive, per esempio, il Giornale. Ma il Quirinale, si sa, è posto “contemplativo”. Certo prestigioso, il più prestigioso, ma quanto “utile”? Se l’alternativa al Quirinale fosse un incarico anche “solo” da ministro dell’Economia, forse Monti prenderebbe in considerazione l’ipotesi di finire il lavoro. Bersani e Casini sono avvertiti. Soprattutto sono avvertiti i mercati.

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