Monti prova a esorcizzare la crisi del governo che non ha più i numeri. Premier contestato alla prima della Scala. “Berlusconi accusa? Se non fosse per noi, Italia ora sarebbe al default. Porterò io il Paese alle elezioni”

Mario Monti

A un passo dal baratro e senza più maggioranza, Mario Monti prova a scacciare lo spettro della ormai inevitabile crisi di governo.

«Io vado avanti, continuo a fare il mio lavoro. Porterò il Paese alle elezioni come previsto. Di fatto è cambiato ben poco». Mario Monti, è descritto «per nulla impressionato» dai venti di crisi scatenati dal Pdl. A rassicurarlo è stato il capo dello Stato. In un paio di contatti telefonici, Giorgio Napolitano gli ha illustrato il timing: scioglimento del Parlamento tra il 10 e il 17 gennaio ed elezioni il 10 marzo. Esattamente la data scelta dal presidente e dal professore una ventina di giorni fa.

«Ciò dimostra», sostiene uno dei più stretti collaboratori di Monti, «che si stratta di una non-crisi o di una crisi fantasma. Anzi, sarebbe meglio parlare di un percorso verso le elezioni ordinato e composto. E sarà questo governo, come previsto, a gestire il Paese fino al voto di marzo».

Ma non c’è solo tranquillità nell’animo di Monti. Chi gli ha parlato l’ha sentito «amareggiato». Dispiaciuto e un tantino irritato per le accuse scandite da Silvio Berlusconi, Angelino Alfano e da Renato Brunetta. Tant’è che alla Scala, dove è andato in serata con la ferma intenzione di non cambiare alcun appuntamento programmato («dobbiamo dimostrare che tutto va avanti come previsto») e dove è stato contestato da un gruppo di studenti e sindacalisti, si è tolto un sassolino dalla scarpa, ricorrendo all’ironia per fotografare l’atteggiamento del Cavaliere: «Il Re Sole si è un po’ allontanato da me…». E parlando con i suoi ha definito «assurdi e strumentali» gli attacchi del Pdl. «Parlano di disastro?! Curioso, se non fosse stato per l’azione del mio governo saremmo al default. E chi parla di dati economici disastrosi, dimentica che se sono stati imposti duri sacrifici è perché abbiamo dovuto rispettare gli impegni assunti dal governo Berlusconi».

Ma sono parole che Monti in questa fase si guarda bene dal pronunciare ufficialmente. Il professore non ha intenzione di alzare la tensione con il Pdl. Piuttosto preferisce dimostrare che «tutto procede come prima». Tant’è, che oltre a confermare la serata ala Scala, oggi sarà a Cannes per partecipare al World Policy conference. «Un appuntamento non molto importante», dicono a palazzo Chigi, «ma il professore ha voluto dare un segnale di serenità, di imperturbabilità». Per la stessa ragione Monti lunedì andrà anche a Oslo per partecipare alla cerimonia di consegna dei premi Nobel.

Eppure, qualche rospo il governo dovrà ingoiarlo. Visto il «tradimento» del Pdl, solo alcuni provvedimenti potranno procedere. Quelli urgentissimi e quelli che hanno già ricevuto il sì di almeno un ramo del Parlamento: la legge di stabilità, il decreto sull’Ilva, la delega fiscale, il milleproroghe, la riforma dell’ordinamento forense.

Ma oltre a portare avanti il lavoro a palazzo Chigi, Monti farà di tutto per rassicurare l’Europa. A cominciare dal vertice europeo della prossima settimana. Il timore è che un’eccessiva conflittualità elettorale e la probabile campagna di Berlusconi contro l’euro e gli impegni sottoscritti dal governo tecnico, possa far perdere credibilità all’Italia. «E far lievitare», dice uno dei suoi consiglieri, «le preoccupazioni sul destino del Paese stretto tra Grillo e il Cavaliere. Il rischio concreto è che si scateni una nuova tempesta finanziaria: l’innalzamento dello spread è il primo, preoccupante, segnale».

A Palazzo Chigi bocciano invece l’ipotesi di scongiurare la crisi tentando di far nascere una nuova maggioranza imbarcando i transfughi del Pdl. «Noi non siamo gente che va a caccia di Responsabili di turno…», dice un ministro. Chiara l’allusione alla famosa operazione condotta da Berlusconi nel dicembre del 2010 per restare in sella nonostante l’allontanamento di Gianfranco Fini dal Pdl.

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