Le ultime performance di borsa della “mela” hanno portato alla luce una situazione critica: Apple crolla a 570 dollari. L’azienda inizia a fare acqua in Borsa

Steve Jobs

Quasi 117 miliardi di dollari bruciati in tre mesi. Lo scivolone di Apple, l’azienda più capitalizzata al mondo, fa discutere gli analisti finanziari. Il costo per un’azione della società di Cupertino è passato da 705 dollari a poco più di 570 dollari, perdendo quasi il 20%.

Insomma Apple, dopo la morte del fondatore Steve Jobs, comincia ad accusare seri problemi nel rimanere leader indiscussa del settore hi-tech.

I dati sono davvero poco lusinghieri. I quasi 120 miliardi di dollari bruciati sono pari al Pil di uno Stato come il Kuwait. Le prospettive di analisi adesso sono molteplici. C’è da capire se il problema riguarda solo la Mela morsicata o se si allarga a tutto il microcosmo tecnologico. “Nel settore tech è difficile se non impossibile mantenere per lungo tempo la leadership incontrastata anche di un prodotto che un’azienda si è inventato di sana pianta”, ha spiegato Gabriele Roghi, responsabile gestioni patrimoniali di Invest Banca, a Il Sole 24 Ore. “Prima o poi i competitor arrivano e allora si torna alla pari, o quasi con gli altri e la parabola potrebbe poi diventare discendente, basta osservare quanto è accaduto per Nokia e RIM (ossia BlackBerry) che sono passati da leader assoluti di mercato ad aziende in grave crisi in pochi anni”. Ovviamente anche Apple è costretta a reiventarsi continuamente.

A parte l’iPhone, che costituisce la maggiore fonte di fatturato dell’azienda di Tim Cook, l’esempio dell’Ipad Mini fotografa bene la situazione attuale: il mercato richiede prodotti con dimensioni ridotte e con un prezzo più contenuto. “Il calo è fisiologico – ha continuato Roghi – per una serie di motivi: livelli di crescita di fatturato e utili stimati dal mercato troppo ottimistici; costi della produzione crescenti (alcuni produttori asiatici stanno chiedendo aumenti nell’ordine del 20% per alcuni componenti); produzione asiatica dei prodotti Apple sottoposta a proteste sindacali per rivendicare migliori condizioni e aumenti salariali con il conseguente rallentamento della produzione”.

C’è anche chi dà la colpa del calo di Cupertino al “fiscal cliff”. Il possibile aumento di tasse e imposte negli USA ha creato una sorta di timore che potrebbe portare gli investitori a realizzare importanti plusvalenze legate all’investimento in Apple per evitare un futuro aumento delle imposte. Al di là dei motivi, la Mela morsica non è l’unico colosso tecnologico ad aver accusato delle perdite in Borsa nelle ultime settimane. L’intero indice Nasdaq, per esempio, infarcito di titoli high-tech, è sceso di oltre il 7% dallo scorso 14 settembre, quando aveva toccato il massimo degli ultimi 12 anni, trascinando giù anche l’indice azionario più generale S&P500, su cui i titoli tecnologici pesano per il 19%.

Gli ultimi bilanci trimestrali di Apple, Google, Ibm e Dell – solo per citare i più noti – hanno tradito le aspettative degli investitori, mostrando una flessione media del 18% circa. Apple ha avvertito che i suoi profitti potranno scendere di un ulteriore 20% nei prossimi mesi. Se la passa ancora peggio Hewlett-Packard, una dei 30 componenti dell’indice Dow Jones, anch’esso in perdita di oltre 5% da metà settembre. Una tendenza preoccupante perché il settore tech è sempre stato una sorta di cartina tornasole sulla salute di Wall Street, ma anche dell’economia mondiale.

Si possono anche aprire, però, spiragli positivi per l’immediato futuro. Circa un terzo degli utili dell’azienda di Cupertino per quest’anno arriva dell’iPhone, che ha margini di profitto lordi del 55%; il 15% viene dall’iPad e solo il 10% dal Mac. Spazi per aumentare i volumi di vendita ci sono. Basti pensare che Apple ha realizzato 255 alleanze con operatori di telefonia in 114 Paesi, contro i 580 accordi di partnership di Rim che vende i suoi BlackBerry in 165 Paesi. Secondo l’analista Deutsche Bank, Chris Whitmore, Apple ha penetrato solo il 10% del suo potenziale mercato. Ma per conquistare nuova clientela dovrà abbassare i margini di profitto, a meno che non riesca a trovare il modo per rendere meno costoso e più efficiente il sistema produttivo.

Dal 2001, anno del lancio dell’iPod, la creatura di Jobs ha avuto più di un crollo sui mercati. Ma, nel complesso, ha realizzato una performance del 6mila per cento. Insomma Apple può ancora stupire tutti: che piaccia o no, è unica anche in questo.

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