L’ormai imminente ritorno in campo di Silvio Berlusconi sembra spingere partiti, gruppi e movimenti di sinistra verso l’ennesima grande alleanza “in nome” dei numeri: per non correre il rischio che il Cavaliere ribalti tutto

Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola

Il Cavaliere torna in campo e “come d’incanto” a sinistra si prova far quadrato per esorcizzare lo spettro “demoniaco” del nemico che potrebbe consumare la sua rivincita.

Una fotografia precisa, e a dir poco impietosa, della situazione la offre un editoriale di Mino Fuccillo su Blitz Quotidiano, che ipotizza l’ammucchiata dei partiti e movimenti di centro-sinistra e sinistra radicale per non correre il rischio che Silvio Berlusconi compia l’ennesimo ribaltone.

“Se non ci fosse il rischio di arrivare a Palazzo Chigi accollandosi un’altra manovra per arginare i mercati, per Bersani quella di ieri sarebbe una giornata da incorniciare…” così cominciava stamane, all’indomani della resurrezione-riesumazione di Berlusconi, un articolo del quotidiano La Stampa. Ed in effetti – scrive Fuccillo – una voce, un riflesso, un istinto, un moto va spargendosi in tutto l’elettorato di centro sinistra o progressista comunque lo si voglia o vogliano essere chiamati. L’effetto è: ammucchiamoci tutti a sinistra, l’alternativa è Berlusconi.

Bersani quindi da oggi in poi può elettoralmente allearsi, federarsi, coalizzarsi elettoralmente senza perdere un solo voto di quelli potenziali del centro sinistra, con Vendola, la Cgil, la Fiom, perfino con Lenin se fosse ancora su piazza. Se c’era qualcuno in quel bacino elettorale che aspettava per decidere se “quagliasse” o meno una lista Montezemolo/Monti, quel qualcuno non c’è più. Un elettore di centro sinistra in presenza di Berlusconi riesumato e risorto non rischia il suo voto, vota per la coalizione forte e grande fatta da Pd più Sel, più Psi, più Api, più forse “arancioni”, più chi ci vuole stare.

E nella grande e forte coalizione progressista d’ora in poi tutti sono bene accetti e si può far posto a tutti, nessuno suscita rigetto e non possumus, se si sbriga rientra anche Di Pietro. Come farà l’elettore di centro sinistra a fare lo schizzinoso e ad esercitare “distinguo”? Non lo farà. E come faranno i sempiterni “delusi di sinistra” a restare a casa il giorno del voto se di là c’è l’agile “mummia” politica di Berlusconi che va a spasso per i seggi e per il paese? Qualcuno, più d’uno, troverà ragione ed alibi per non restare a casa. Sì, Berlusconi candidato premier, Berlusconi riesumato e risorto consente a Bersani di fare il pieno o quasi dei voti “suoi”, dei voti di centro sinistra.

E’ anche così che si vincono le elezioni, anzi soprattutto così, facendo il pieno dei “tuoi”. Che per Bersani e coalizzati vuol dire fare il solletico a quota quaranta per cento. Non il 38 per cento immaginario per il Pd di cui oggi scrive Repubblica, i sondaggi che al Pd hanno in casa dicono: tra il 32 e il 35 per cento. Più il cinque circa di Vendola, più quel che si aggiunge, insomma più o meno quaranta di coalizione. Ed un quaranta o giù di lì facile: l’elettorato seguirà di buon grado o un po’ turandosi il naso accordi e alleanze che decideranno i partiti. Nessun dorma: c’è la “mummia” alle porte.

Se non fosse come scriveva La Stampa…se non fosse per il concretissimo rischio che tre mesi di campagna elettorale italiana, all’italiana, anzi alla berlusconiana con contorno di Grillo e leggero aroma di Cgil, sembrano proprio in grado di convincere anche i più distratti al mondo, e distratti non ce ne sono, che l’Italia è tornata “pericolosa” per metterci i soldi dentro.

E se non fosse che l’ammucchiamoci tutti a sinistra noi di centro sinistra perché l’alternativa è Berlusconi porterà i progressisti probabilmente a vincerle le elezioni, ma a vincerle come la più forte delle minoranze, non come la maggioranza del paese.

Due “se non fosse”, due enormi difficoltà, due pesanti ipoteche sul governo Bersani prossimo venturo. Che bersani conosceva certo già da prima e che avrà certamente messo nel conto, sia pure con una notevole dose di ottimismo, non solo della volontà ma anche dell’intelligenza, sul fatto che i conti tornino.

Quel che forse Bersani non aveva previsto, e come avrebbe potuto, è il Parlamento prossimo venturo così come si annuncia. Sulla sua linea anti Imu, Merkel, Europa, Monti, Bce, patto fiscale, euro il neonato settantaseienne Le Pen all’italiana schioderà il suo partito dal 15 per cento che oggi gli assegnano i sondaggi. Lo porterà al 20% e forse varcherà anche la soglia: cioè cento e passa deputati alla Camera, amazzoni, gladiatori, tutta gente di mano.

Simmetricamente, se Berlusconi va al 20 e più, Grillo il 20 per cento non lo vede più e neanche il 17: una quota di elettori o sta di qua o di là, ubiqua non può votare. Grillo farà a fatica 15 per cento che non è poca cosa e significa un po’ meno di cento deputati alla Camera.

Duecento alla Camera, cosa succederà al Senato dio solo lo sa, duecento e anche di più perché andranno aggiunti i leghisti, 250 forse su 630 che non faranno solo opposizione, faranno permanente rivolta contro il governo. Governo di un centro sinistra forte in Parlamento ma non maggioranza nel paese, in un Parlamento in cui non ci sarà la destra modello Germania o Gran Bretagna ma quella modello Ungheria, in un Parlamento dove il centro riformista, ammesso esista un giorno nel paese, sarà sparuta testimonianza. Governo di centro sinistra che dovrà versare i dividendi a tutti i coalizzati, a partire da Vendola e dalla Cgil, senza farsi mollare dalla Merkel, dalla Bce e da Obama…

Ammucchiamoci tutti a sinistra, l’alternativa è Berlusconi e scambiamoci auguri e scongiuri, ne avremo bisogno

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