Il segretario Pdl: “leali fino alla legge di Stabilità, poi toglieremo il sostegno”. Lo spread schizza oltre quota 330, Piazza Affari crolla e torna maglia nera d’Europa

Angelino Alfano e la “missione impossibile” di riportare Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi

Adesso è ufficiale: il Pdl scarica Monti, la crisi è a un passo. Alfano incontra Napolitano al Quirinale. Poi salgono al Colle anche Fini e Schifani e sono attesi anche Bersani e Casini.
Ieri mattina al Senato, con l’astensione del Pdl sulla fiducia al decreto Sviluppo, il governo è sembrato sul punto di cadere.

Poi, mentre alla Camera si replicava lo strappo di palazzo Madama con l’astensione sulla fiducia alla legge sui costi della politica negli enti locali, il clima si è un po’ sdrammatizzato. Gasparri, Cicchitto e lo stesso Alfano hanno garantito il sostegno fino all’approvazione della legge di Stabilità. La situazione di crisi politica si ripercuote sui mercati: lo spread ha aperto a 324 punti ma è già salito oltre quota 330, valore che riporta il rendimento del decennale al 4,60%. Avvio piatto per Piazza Affari che poi vira in negativo: è la peggiore d’Europa. Intanto l’Aula della Camera approva il decreto legge sui costi della politica negli enti locali. I voti a favore sono stati 268, 153 astenuti, un voto contrario.

Alfano da Napolitano. Alfano si è recato al Quirinale, insieme con i capigruppo del Pdl di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. E’ sempre il Colle lo snodo per la soluzione di una «quasi crisi» che ha le sue radici nella decisione di Berlusconi di ridiscendere in campo. Anche il leader del Pd Pierluigi Bersani e quello dell’Udc Pierferdinando Casini, secondo quanto si apprende, saranno ricevuti in giornata al Quirinale.

Da Napolitano anche Fini e Schifani. Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere ricevuto in giornata dal presidente della Repubblica. Non sarà, però, in mattinata visto che il presidente di Montecitorio è impegnato a presiedere l’Aula.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto in serata anchen il segretario nazionale del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, con i presidenti dei gruppi parlamentari del Senato della Repubblica, Anna Finocchiaro, e della Camera dei Deputati, Dario Franceschini.

Alfano. «Vogliono abbattere l’area politica che rappresenta la maggioranza del Paese. Tredici mesi fa questo governo nacque perché le cose andassero meglio. Consideriamo conclusa l’esperienza Monti», ha detto Alfano in aula dopo l’incontro. Da parte di questo governo «sono stati compiuti alcuni errori e i principali glieli ha fatti compiere il Pd», ha aggiunto, citando ad esempio la riforma del mercato del lavoro sulla quale il Pd ha agito «sotto il diktat della Cgil a sua volta sotto il diktat della Fiom». «Il governo non ha avuto la forza di mantenere gli impegni presi sull’abuso delle intercettazioni e sulla resposanbilità civile dei magistrati» e vorremmo che il governo utilizzasse le «ultime settimane», ha spiegato, definendo un errore dovuto alla sinistra anche il voto all’Onu sulla Palestina.

Bersani. «Berlusconi è incoerente – è tornato a dire oggi il segretario del Pd Pier Luigi Bersani in Aula -. Pensate o no – ha aggiunto rivolto al Pdl – di avere qualche responsabilità dello stato di crisi in cui versa l’Italia? Quando stavate al governo ci avete raccontato che la crisi era psicologica, siete stati degli irresponsabili. Noi abbiamo una parola sola e saremo leali e siamo pronti a esserlo fino alla fine della legislatura. Leali nel sostegno al governo e alle indicazioni del capo dello Stato. Ma non siamo ingenui e non ci mettiamo sulle spalle il peso della vostra propaganda».

Casini. «Noi privilegeremo il dialogo con chi sostiene questo governo. Lo abbiamo sempre detto e lo confermiamo: il banco di prova per noi parte da qui». Pier Ferdinando Casini, intervenendo nell’aula della Camera, mette in guardia: «guai colleghi – dice – se cedendo al logoramento il governo si dovesse rassegnare a tirare a campare, non può diventare il parafulmine di giochi irresponsabili altrui». Il leader centrista, rimprovera al Pdl di aver tolto il sostegno a Monti «solo per calcolo elettorale o per motivi connessi al provvedimento che questo governo sta varando» e che sforbicia i costi della politica. Chi si oppone alle misure, accusa, «lavora al mantenimento dello status quo», mentre «l’unica arma all’antipolitica è la buona amministrazione. Tra le ragioni del distacco tra gente e politica – rimarca – figurano anche le giravole di palazzo incomprensibili».

Monti in attesa. Mario Monti, pur occupato in un complicato Consiglio dei ministri, ha tenuto d’occhio per tutta la giornata il Quirinale, in attesa delle «valutazioni del capo dello Stato che – ha detto il premier – hanno grande peso nella formazione del nostro orientamento». Monti ha aggiunto di attendere gli esiti «dell’annunciata visita a Napolitano di Alfano». Il quale, peraltro, ha assicurato che «il Pdl voterà la legge di Stabilità. Noi – ha tenuto a precisare – abbiamo sempre detto che non vogliamo far precipitare il Paese nell’esercizio provvisorio. La legge non è a repentaglio».

Il segretario Pdl. Solo dopo, per il segretario del Pdl, la maggioranza potrà considerarsi dissolta. Quanto a ieri, dice Alfano, «abbiamo fatto una scelta di responsabilità dando un segnale chiaro al governo, perché siamo fortemente preoccupati per la situazione economica del Paese, che è peggiore di quando Berlusconi ha fatto il suo passo indietro».

Bossi. «Se non vuole che il suo partito scompaia deve tornare, è la realtà delle cose…», è il commento dell’ex alleato di governo Umberto Bossi interpellato dai cronisti in Transatlantico alla Camera sulla nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi.

Il casus belli. Lo strappo del Pdl era sembrato maturare ieri partendo dalle piccate reazioni di numerosi senatori azzurri alle considerazioni poco lusinghiere del ministro Passera sul ritorno del Cavaliere. Ma la reale portata dell’iniziativa destinata a incidere sul perimetro e l’esistenza stessa della maggioranza, prendeva corpo con l’annuncio del capogruppo Gasparri che il Pdl non avrebbe preso parte al voto di fiducia sul dl Sviluppo, ma avrebbe comunque garantito il numero legale necessario a far passare il provvedimento.

Una dozzina di senatori azzurri hanno infatti risposto alla chiama per il voto, pur esprimendosi per il no o astenendosi. In tre però hanno disatteso gli ordini di scuderia dando il proprio sì alla fiducia. Si tratta di Beppe Pisanu, ormai considerato un esterno al Pdl, ma considerato capo di una fronda interna di cui fa parte anche il secondo dissidente, Giuseppe Saro, a cui si è aggiunto Paolo Amato. Sì anche dai due ex leghisti, Rosi Mauro e Lorenzo Bodega. Risultato finale del voto: 127 sì, 17 no, 23 astenuti, con la fiducia tributata da un numero di senatori inferiore alla maggioranza assoluta dell’assemblea.

Risultato simile alla Camera, dove la fiducia è stata votata da soli 281 deputati – a fronte di una maggioranza di 316 – 77 sono stati i no e 144 gli astenuti. Era stato il capogruppo Cicchitto a dire che l’astensione del Pdl era motivata «sulla base di una valutazione che va al di là del merito del ddl sui costi della politica, ma che intende marcare la nostra posizione fortemente critica sulla politica economica del governo». Un piccolo gruppo di dissidenti ha anche in questa circostanza incrinato la compattezza del gruppo azzurro: i deputati Cazzola, Mantovano, Malgieri e Carla Castellano hanno votato sì e a questi si è aggiunto l’apertamente montiano ex ministro degli Esteri, Franco Frattini.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=q89I50eGe68[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti