Molti editori francesi, tedeschi e italiani intenzionati a boicottare Google News: ma quali sono i veri motivi di tutta questa avversione per il grande colosso Usa?

Google News

A turbare i sogni della Federazione Italiana Giornali, della tedesca Bundesverband Deutscher Zeitungsverleger e della francese Association de la Presse è il problema della tutela dei contenuti editoriali e di uno specifico diritto d’autore connesso alle attività di indicizzazione dei motori di ricerca.

La situazione si aggrava se si pensa che un indebito sfruttamento dei contenuti editoriali  può comportare uno squilibrio che potrebbe compromettere l’efficienza di Internet, nonostante una corretta indicizzazione aiuti l’incremento dei lettori di un prodotto editoriale. Da qui l’allarme lanciato a tutti i governi europei per l’attuazione di una vera società dell’Informazione dove possa essere garantita una congrua remunerazione per lo sfruttamento delle opere editoriali nel mercato digitale.

«Quando si ha a che fare con i governi bisogna essere molto chiari su cosa fare e cosa non fare. Google non ha intenzione di pagare per i contenuti che non ospiterà». Queste le parole di Eric Schmidt capo esecutivo di Google che in questi mesi si è trovato faccia a faccia contro gli editori francesi, tedeschi, italiani che vogliono boicottare Google News.  Perché tutta questa avversione per il grande colosso made in Usa, ormai fedele compagno del popolo della rete?

Una legge che imponga una tassa sui motori di ricerca sarebbe «molto dannosa per Internet» e porterebbe «a limitare l’accesso all’informazione». Se si può dire che il colosso americano guadagna sui contenuti altrui, è, però, necessario sottolineare che gli editori ne hanno un ritorno di visibilità che consente di vendere le campagne pubblicitarie.

Il numero dei lettori telematici, infatti, nonostante la crisi dell’editoria, ha risultati davvero importanti: la Germania conta più di 27 milioni di lettori online registrati, seguiti dai 25 milioni della Francia e fanalino di coda l’Italia con i suoi 6 milioni.

Quale potrebbe essere, allora, la soluzione? Sicuramente il metodo di contrasto francese di Hollande  attraverso il debito fiscale senza un vis à vis antecedente, sembra essere più una minaccia che una strategia vincente. Anche se il premier sembra avere le carte in regola per una soffiata che permetterebbe di dimostrare che Google è debitore della Francia di un miliardo di euro in tasse sulla pubblicità, grazie a passaggi finanziari Francia-Bermuda.

Se Google, però, si troverà di fronte ad una scelta di assottigliamento del mercato,  potrebbe anche scegliere di rimuovere del tutto una parte, soprattutto se ostile e optare per un mercato di notizie  basato sulle pubblicazioni internazionali o sui blog di informazione, continuando comunque la propria attività, ma dando un colpo basso ai giornali che si ritroverebbero impoveriti di quattro milioni di click.

La situazione si complica se a questa guerra si aggiunge un nuovo temibile avversario: il quindicenne britannico Nick D’Aloisio con l’invenzione della sua nuova applicazione Summly, che permette di riassumere le news dei giornali inglesi con un immediato accesso sui dispositivi mobili. Questa nuova app potrebbe dare molto filo da torcere a Google News perché i lettori possono accedere direttamente anche alle news originali e condividerle sui social network. Che la guerra abbia inizio!

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