Il Cavaliere aspetta la soluzione del nodo sulla legge elettorale. Voci insistenti di fronda contro l’ex premier, con Alemanno che guida oppositori alla “restaurazione”

Silvio Berlusconi

Dietrofront, è l’ennesimo del Cavaliere. Silvio Berlusconi in queste ore sembra scomparso dai radar. Entro oggi dovrebbe rientrare nella sua residenza romana di palazzo Grazioli. In questi giorni si è ritirato ad Arcore, senza mai uscirne se non per una breve visita al suo Milan in ritiro a Milanello, dove tornerà oggi per caricare la squadra del cuore.

Domani è atteso alla presentazione del libro di Bruno Vespa, appuntamento che Berlusconi non ha mai disertato. Location ideale per un annuncio importante, eppure l’annuncio del varo della nuova Forza Italia è tutt’altro che certo.

Per Berlusconi, infatti, sono come sempre decisive solo due cose. I sondaggi e l’assetto politico con cui far campagna elettorale. Il che, però, oggi implica sapere quale sarà il sistema di voto.

E se la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie del centrosinistra rappresenta per l’ex capo del governo un’arma da usare in campagna elettorale («con Bersani e Vendola il Paese sarebbe condannato all’instabilità», è il leit motiv che Berlusconi continua a ripetere) ad incidere sulle mosse del ex capo del governo è la legge elettorale.

I sondaggi che gli sforna la fidata Alessandra Ghisleri dicono a Berlusconi che se i destini suoi e del Pdl dovessero dividersi, questo crollerebbe a cifre angoscianti (3-6%) mentre una Forza Italia 2.0 potrebbe puntare al 20%. Il massimo del consenso elettorale, hanno però spiegato i sondaggisti a Berlusconi, deriverebbe solo da un partito con volti completamente rinnovati e da una linea politica marcatamente anti-montiana, oltre che laica, se non laicista e cioè aperta sui temi dei diritti civili, e non teo-con, come dimostrano le sortite di Bondi i cui attacchi alla filiera dei vari Quagliariello e Sacconi sono ormai quotidiani.

La legge elettorale – terreno mai amato dal Cavaliere – vive una settimana decisiva. Si saprà sempre entro domani (da qui, confidano, le esitazioni dell’ex premier a formalizzare la sua presenza da Vespa) se ci sarà l’accordo in base alla bozza Malan con il Pd oppure no. Berlusconi un paio di paletti li ha puntati: è pronto ad accettare l’addio al Porcellum solo se è presente una soglia, per il premio di coalizione al 40%, ma senza premietto e soprattutto preferenze che aborrisce e farebbero sfuggire gli eletti dal suo controllo.

E così tra i veleni e i sospetti di queste ore vi è anche il timore dei berluscones che al Senato le disorientate truppe del Pdl siano tentate dal gesto estremo: insubordinarsi al Fondatore per strappare una legge elettorale diversa dal Porcellum e auto-salvarsi. Berlusconi avrebbe pure criticato l’atteggiamento soft di Alfano sull’election-day che invece Verdini (oltre che Maroni) chiedono da giorni a costo di una crisi di governo.

Il partito, nel frattempo, è in preda al caos. Alfano non chiarisce se le primarie si terranno davvero (il 16? Dopo Natale?) e se si terrà l’annunciato ufficio di presidenza del Pdl. A dar voce al fastidio sempre più crescente dell’ala più antiberlusconiana ci pensa Gianni Alemanno. Il sindaco di Roma non usa giri di parole e attacca: «Non penso che sia riproponibile la candidatura di Berlusconi. Sarebbe un atto irrazionale». Il ritorno a Forza Italia avrebbe come conseguenza l’addio di una fetta di dirigenti pidiellini che vengono da An: «Berlusconi ha un’idea precisa – fa sapere Ignazio La Russa – e sta valutando se trasformarla in proposta». In quel caso, avverte il coordinatore del Pdl, la nascita di un partito che rappresenti la destra sarebbe inevitabile.

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